Un jazzista su Naboo

Tempo fa avevo protestato perchè Star Wars Galaxies era ufficialmente

un gioco per nordamericani. Tuttavia, sebbene apparentemente tutto congiurasse, non era il caso di rassegnarsi.

Su consiglio di alcuni amici romani, ho comprato il gioco

in america su uno dei pochissimi siti che

offrono la spedizione oltreoceano (sembra strano, ma comprare giochi negli Usa è sempre più difficile;

ho dovuto persino inviare l’estratto conto della carta di credito per convalidare l’ordine). Arrivato il pacco, mi sono unito alla piccola comunità

italiana che già calpestava le polverose strade di Tattoine o di Naboo.

Ne valeva la pena. La caratterizzazione del personaggio è spettacolare: una volta scelta la razza si può personalizzare tutto,

persino il colore e la forma degli occhi, le lentiggini e le espressioni del volto. Chi avesse voglia di interpretare un

personaggio eccentrico può persino farselo con la pancia prominente, ma si può intervenire anche sull’età distribuendo con sapienza

le rughe. Tra l’altro, in qualsiasi momento si può ricorrere ad un Image Designer

per rifarsi il taglio di capelli e il trucco. E si può commissionare al sarto il vestito adatto per ogni occasione.

L’economia, nel gioco, funziona esclusivamente sugli scambi tra giocatori che creano gli oggetti (in base alla loro professione

ed abilità) dopo aver cercato i materiali in natura. Dall’image designer al sarto, dall’armaiolo alla ballerina, dal bio-ingegnere

al cuoco, tutti i ruoli sono svolti da giocatori. Tra l’altro si può anche decidere l’umore momentaneo del personaggio (con tutte le sfumature

da nervoso a felice) e dargli l’espressione adatta. Per dirla con un linguaggio da netgamer, ragazzi

è una figata.

L’ambientazione è fedelissima, la grafica è immaginifica. Ma la cosa più intrigante di tutto il game è la profondità di gioco,

poichè il modello classico di Ultima Online è stato completamente rivisto e integrato con milioni di idee nuove. Si entra in game e si possono

fare diecimila cose diverse, interagendo quasi esclusivamente con altri players di tutto il mondo. Io, ad esempio, interpreto un ingegnere calvo con gli occhi

spiritati che fa il Droid Designer per vivere ma che passa quasi tutto il tempo a fare il jazzista in cantina, suonando con tutte le band di

passaggio. Ho le mie miniere (mi servono i materiali per costruire i droidi) e la mia casa, arredata da me personalmente (sto solo aspettando che un

artigiano mi consegni il caminetto).

Tutto è studiato

in maniera eccellente. Persino la musica (o la danza per i ballerini) sono costruite in modo da rendere ogni interpretazione

diversa da tutte le altre. E poi c’è lo sfondo generale (la guerra tra Impero e Ribelli) che aggiunge pepe all’esperienza di gioco

ma che può persino essere tralasciata, perchè il combattimento (a sua volta caratterizzato da tantissime possibilità di sviluppo del

personaggio) è solo una parte della storia. Le città non vivono di soli combattenti. Anzi.

Di fatto è straordinario: entro in game e

decido cosa voglio fare, potendo scegliere tra mille destini per passare le ore successive. Davvero, mai visto un MMORPG (un universo persistente) così ricco di antidoti

contro la noia. Ci metterò un po’ a stancarmi di giocarci. Intanto, se qualcuno vuole fare la prova, venga nella galassia Starsider (ogni galassia

è un server diverso, quindi non si comunica tra galassie diverse) e prenda casa a Tyrena, sul pianeta Corellia. Una volta lì, cercatemi.

Venite in cantina: dietro un clarinetto troverete un un tipo stralunato, vestito con un dolcevita nero. Si chiama Rev’o'lution e sarà

felice di offrirvi un bicchiere di vino.

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