Questa
sera è una sera, come tante altre, d'inverno. Fa freddo,
un freddo quasi insopportabile che accappona la pelle e
frusta il viso, e piove. Io sono qui, nell'intima
solitudine della mia stanzetta e sento il tintinnio dei
vetri semiappannati, vorrei uscire, camminare per le
strade deserte e bagnate, per il pianto del cielo, ma
resto qui, anche se restando i miei pensieri vagano nel
passato e trovano te.
Non so dove sei, nè con chi sei, nè cosa fai, ma non
importa, vorrei solo che tu, per un istante, potessi
pensarmi con la stessa intensità, con la stessa
chiarezza in questa stessa sera.
Com'è bello poter scrivere tutto ciò che si pensa senza
trascurare nessun particolare. Si dà sfogo alla propria
anima ed alla propria personalità, ed io sono contento
di farlo, questa per me è una pagina d'un diario,
scritta forse in ritardo, e nella quale rivivono nitide
le immagini di alcuni giorni in cui credevo che fossi tu
la donna che cercavo.
Ricordo il primo incontro , una presentazione qualsiasi ,
ti trinsi la mano sorridendo e dicendo il mio nome con
voce roca e tu, tu mi dicesti il tuo.
I nostri sguardi s'incrociarono ma non si dissero nulla .
Fu in seguito che credetti di essermi innamorato di te,
ma mi sbagliai. Come avrei potuto amarti? Sì eri
bellissima, quasi statuaria, e d'una intelligenza
superiore alla media, ma superba, egoista, megalomane,
corrotta. La tua figura contrastava con l'immagine da me
sognata. Accanto a te, al tuo fianco, avrei potuto
soltanto essere una scialba figura di secondo piano,
volendo fare un paragone, come una comparsa, in un grande
film, accanto alla prima attrice. Eppure credetti, in un
primo momento, di amarti. Nello sfiorare i tuoi capelli
d'ebano e nel baciarti mi sembrava di possedere la più
completa felicità .
Tu invece, forse consapevole di quel mio sogno
irrealizzabile, ed è meglio che io creda così,
smentisti quella mia certezza .
Dopo qualche mese, in una sera tanto simile a questa, con
l'acqua che veniva giù ininterrottamente, in uno scuro
palazzetto di periferia , mi dicesti addio .I tuoi occhi
erano freddi come il marmo ed il tuo cuore già pulsava
per un altro. Ebbi il coraggio di sorriderti , anche se
in me vi era un vuoto, che credevo incolmabile, anche se
il castello di sogni da me costruito cadeva come una
foglia strappata con violenza dal vento.
Poi come il sole dopo una lunga pioggia una nuova luce
apparve sul mio cammino mi attrasse e mi trattenne con
sè. Ogni giorno che passò la tua lontananza mi fu
sempre meno penosa fino a diventare - finalmente -
indifferenza.
Non m'importò più ciò che facevi ,tanti giorni
trascorsi insieme furono annullati da un nuovo sentimento
- quello vero - d'amore . E questa sera voglio
ringraziarti , visto che il pensiero mi ha portato a te,
per quella breve pausa della mia esistenza nella quale tu
facesti di me un uomo, un uomo nel vero senso della
parola. Collaborasti attivamente - anche se
involontariamente - alla formazione del mio carattere e
mi preparasti inconsciamente al nuovo incantevole
incontro.
Ed in questa sera di pioggia, nonostante l'atmosfera un
pò triste, io preferisco scrivere queste righe, con mano
ferma, invece che di uscire e camminare lingo le strade
che ignare accoglierebbero indifferenti i miei passi
mentre la pioggia, memore di quell'addio, potrebbe
credere che io ti ami ancora...
- H o m e P a g e -
Bookcafè 1996-2002 - © Literalia s.r.l.
|