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Luciano Somma. La nuova luce (1962)

Questa sera è una sera, come tante altre, d'inverno. Fa freddo, un freddo quasi insopportabile che accappona la pelle e frusta il viso, e piove. Io sono qui, nell'intima solitudine della mia stanzetta e sento il tintinnio dei vetri semiappannati, vorrei uscire, camminare per le strade deserte e bagnate, per il pianto del cielo, ma resto qui, anche se restando i miei pensieri vagano nel passato e trovano te.
Non so dove sei, nè con chi sei, nè cosa fai, ma non importa, vorrei solo che tu, per un istante, potessi pensarmi con la stessa intensità, con la stessa chiarezza in questa stessa sera.
Com'è bello poter scrivere tutto ciò che si pensa senza trascurare nessun particolare. Si dà sfogo alla propria anima ed alla propria personalità, ed io sono contento di farlo, questa per me è una pagina d'un diario, scritta forse in ritardo, e nella quale rivivono nitide le immagini di alcuni giorni in cui credevo che fossi tu la donna che cercavo.
Ricordo il primo incontro , una presentazione qualsiasi , ti trinsi la mano sorridendo e dicendo il mio nome con voce roca e tu, tu mi dicesti il tuo.
I nostri sguardi s'incrociarono ma non si dissero nulla . Fu in seguito che credetti di essermi innamorato di te, ma mi sbagliai. Come avrei potuto amarti? Sì eri bellissima, quasi statuaria, e d'una intelligenza superiore alla media, ma superba, egoista, megalomane, corrotta. La tua figura contrastava con l'immagine da me sognata. Accanto a te, al tuo fianco, avrei potuto soltanto essere una scialba figura di secondo piano, volendo fare un paragone, come una comparsa, in un grande film, accanto alla prima attrice. Eppure credetti, in un primo momento, di amarti. Nello sfiorare i tuoi capelli d'ebano e nel baciarti mi sembrava di possedere la più completa felicità .
Tu invece, forse consapevole di quel mio sogno irrealizzabile, ed è meglio che io creda così, smentisti quella mia certezza .
Dopo qualche mese, in una sera tanto simile a questa, con l'acqua che veniva giù ininterrottamente, in uno scuro palazzetto di periferia , mi dicesti addio .I tuoi occhi erano freddi come il marmo ed il tuo cuore già pulsava per un altro. Ebbi il coraggio di sorriderti , anche se in me vi era un vuoto, che credevo incolmabile, anche se il castello di sogni da me costruito cadeva come una foglia strappata con violenza dal vento.
Poi come il sole dopo una lunga pioggia una nuova luce apparve sul mio cammino mi attrasse e mi trattenne con sè. Ogni giorno che passò la tua lontananza mi fu sempre meno penosa fino a diventare - finalmente - indifferenza.
Non m'importò più ciò che facevi ,tanti giorni trascorsi insieme furono annullati da un nuovo sentimento - quello vero - d'amore . E questa sera voglio ringraziarti , visto che il pensiero mi ha portato a te, per quella breve pausa della mia esistenza nella quale tu facesti di me un uomo, un uomo nel vero senso della parola. Collaborasti attivamente - anche se involontariamente - alla formazione del mio carattere e mi preparasti inconsciamente al nuovo incantevole incontro.
Ed in questa sera di pioggia, nonostante l'atmosfera un pò triste, io preferisco scrivere queste righe, con mano ferma, invece che di uscire e camminare lingo le strade che ignare accoglierebbero indifferenti i miei passi mentre la pioggia, memore di quell'addio, potrebbe credere che io ti ami ancora...

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