Paolo Nori è nato a Parma nel '63. Ha pubblicato racconti su "Fernandel",
"Versodove", "'tina", "Addictions", "Il maltese", "Nuovi argomenti",
"Distrazioni della realtà". Di mestiere fa il traduttore. Nel '99 ha pubblicato i
romanzi Le cose non sono le cose (Fernandel) e Bassotuba non c'è (DeriveApprodi),
il cui protagonista è Learco Ferrari, un aspirante scrittore che di mestiere fa il traduttore.
Ha partecipato per noi alla scrittura del volune
Istruzioni per un racconto.
1. Matteo Galiazzo ha detto di te che "il fenomeno Nori esploderà tra poco, e che lui diventerà
famosissimo e ricchissimo. Allora tutti ne parleranno male, ma per il momento "Bassotuba non c'è"
resta un gran bel libro"... e Mirella Appiotti, su Tuttolibri ti dipinge come la promessa della
narrativa italiana. Che ne pensi?
Penso che non ne so niente. Non sono bravo a far previsioni, tantomeno a fare previsioni editoriali,
dal momento che il cosiddetto mondo editoriale lo conosco marginalmente e lo capisco poco. Quando è
uscito l'articolo dell'Appiotti mi ha telefonato Repetti, mi ha detto Guarda che è uscito un articolo
che parla di te come dell'autore del duemila, che dice che hai vinto al superenalotto, vallo un po'
a leggere, mi ha detto Repetti. Ci vado subito, gli ho detto io. Allora mi sono vestito, sono uscito
di casa, sono andato all'edicola, ho comprato l'Indice. Vado alla fine, dove ci sono in ordine
alfabetico gli scrittori citati nel numero, sotto la lettera enne non c'è nessuno. Prendo il
telefono, chiamo Repetti, Repetti, gli dico, guarda che ho comprato l'Indice, di me non dicono
niente. Paolo, mi dice Repetti, Tuttolibri, non l'Indice. Tuttolibri devi comprare. La Stampa.
Fa una pausa, sospira, poi mi dice Vai in edicola, chiedi La-Stam-pa. Scusa, gli dico a Repetti.
Vado in edicola, prendo La Stampa. Ho speso un sacco di soldi in giornali, quel giorno lì.
E gli altri giovani come li vedi?
A me interessano i romanzi, che chi li scrive sia più o meno giovane non mi interessa.
Negli ultimi anni ho letto delle belle cose, scritte da italiani contemporanei, a cominciare da
Daniele Benati, "Silenzio in Emilia", per Feltrinelli, che è un libro con un gran bel rumore,
dentro, che è uscito nel novantasette. Di "Silenzio in Emilia" parlò molto bene Malerba, che è
secondo me il più grande scrittore italiano vivente. È proprio un peccato che i primi libri di
Malerba non si trovino più nelle librerie ("La scoperta dell'alfabeto", "Il serpente",
"Salto mortale", "Il protagonista") perché sono una meraviglia.
Mi sono piaciuti "L'amico del pazzo e altri racconti", di Marco Drago, e
"Avventure in Africa" di Gianni Celati, mi è piaciuto "Le scarpe di Polifemo" di Roberto Alajmo,
mi sono piaciuti "Cirenaica" di Ermanno Cavazzoni e "Sulla felicità a oltranza" di Ugo Cornia.
Sono tutti scrittori che quando li leggi ti sembra che le cose che dicono sono proprio interessanti,
da ascoltare, non un esercizio o uno sfoggio, ma proprio delle cose che raccontarle vale la pena.
Visto che siamo in tema, consigliaci qualche altro libro...
"Casi", di Daniil Charms, pubblicato da Adelphi. Daniil Charms era un genio.
Può darsi che sul pianeta Marte, diceva, ci sia qualcuno più intelligente di me, sul pianeta Terra
ne dubito fortemente. E Sergej Aksakov, "Cronaca di famiglia", sempre per Adelphi, un libro così
bello che alla fine ti chiedi come mai Aksakov non lo conosce nessuno e non ne parla nessuno.
E "La valigia", un libretto di Sergej Dovlatov appena pubblicato da Sellerio che si può riassumere
così: a un bel momento, allo scrittore russo Sergej Dovlatov gli danno il permesso di emigrare.
Va all'ufficio per l'espatrio e l'impiegata gli dice che ogni emigrante ha diritto a tre valigie.
Come, dice Dovlatov, solo tre valigie? Se non le sta bene, scriva un reclamo, gli dice l'impiegata.
Una settimana dopo Dovlatov fa su la sua roba. E si accorge che, per la sua roba, una valigia basta
e avanza. Piccola, anche. Un vestito a doppiopetto, una camicia di popeline, un paio di scarpe, un
giubbotto di velluto, un colbacco in similgatto, tre paia di calzini finlandesi, dei guanti da
automobilista, una cintura di pelle. Quando arriva a Roma, Dovlatov riceve dei soldi da una rivista,
si compra dei sandali azzurri, dei jeans di flanella, quattro camicie di lino. La valigia non la apre
neanche. Quattro anni dopo, negli Stati Uniti, riapre la valigia e ritrova gli oggetti che aveva
portato dalla Russia. Poi scrive otto racconti. Uno su un vestito a doppiopetto, uno su una camicia
di popeline, uno su un paio di scarpe, uno su un giubbotto di velluto, uno su un colbacco
in similgatto, uno su dei calzini finlandesi, uno su dei guanti da automobilista, uno su una
cintura da ufficiale.
In generale, come ti sembra stia cambiando il mondo dell'editoria nell'era di Internet?
Io, se c'è una cosa che conosco meno del mondo dell'editoria, che come ti dicevo prima non ne so
niente, del mondo dell'editoria, se c'è una cosa che conosco meno del mondo dell'editoria, quella
cosa lì è internet.
Consigli ad un esordiente per scrivere il primo racconto...
Anche qui mi dispiace ma non ci siamo. Nel senso che io non ho mai scritto racconti,
io di solito scrivo dei romanzi, poi dopo ci tolgo dei pezzi e li mando alle riviste.
Quindi consigli per scrivere un racconto non ne posso dare, perché se c'è uno che non è
specialista del ramo, quello sono io. Però mi sento di dire che se qualcuno scrive e ha una
pulsione non effimera alla scrittura, prima tira fuori la sua roba, meglio è. Ci sono molte
riviste che pubblicano racconti, quello è un buon banco di prova.
Avevo giurato a me stesso di non farti questa domanda.. ma non resisto: che rapporto hai con Learco Ferrari?
Tu vorresti sapere se le cose che scrivo sono autobiografiche. Come ho già avuto più volte occasione di dire, non mi aspettavo questa domanda. Learco Ferrari a me mi è simpatico.
[Giuseppe Granieri]
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Paolo Nori... in rete:
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