Marcello Fois è nato a Nuoro nel 1960. scrittore e autore teatrale,
vive a Bologna. Ha pubblicato fra gli altri Picta (Marcos Y Marcos - premio Calvino 1992);
Ferro recente (Einaudi); Nulla (Il Maestrale - Premio Dessì 1997); Sempre caro
(Frassinelli-Il Maestrale - Premio Scerbanenco 1998 - Premio Zerilli Marimò 1999);
Gap (Frassinelli); Sangue dal cielo (Frassinelli-Il Maestrale.);
Compagnie difficili (Literalia, 2000);
Meglio morti (Einaudi, 2000). Ha partecipato per noi alla scrittura del volume
Istruzioni per un racconto.
Come vedi la narrativa italiana?
La vedo bene e in forma, le opporunità sono cresciute e con questo anche il numero degli autori proposti. Mi sembra un buon segno: la concorrenza fra gli autori dell'ultima generazione che io conosco, e ne conosco tanti, non esiste: ognuno di noi è certo di essere il più grande scrittore al mondo, la qual cosa sgombra il campo da facili e inutili diatribe e permette ottimi rapporti fra di noi.
In fondo al di là della scrittura ci sono tante cose che ci accomunano: il fastidio per le classificazioni; il desiderio di allargare la portata del concetto stesso di scrittura e scrittore; la voglia di raccontare storie; una certa scafataggine che ci impedisce di essere troppo schizzinosi rispetto al mercato; la necessità di riprendere il filo di un discorso interrotto troppo a lungo fra scrittore e lettore.
Non è poco, mi pare.
Qualche giovane autore italiano promettente?
Uno dei concetti a cui intendo sfuggire assolutamente è proprio quello di giovane autore: quando uno diventa autore smette di essere giovane, perchè se è solo giovane non è un autore, bisogna imparare ad essere vecchi, vecchissimi, maturi, bambini, non nati e persino già morti se si vuol fare questo mestiere.
Ti dirò di più: aldilà della realtà anagrafica e biologica è abbastanza limitante persino la definizione di autore: vorrei che ci fosse un sostantivo neutro per definire questo mestiere che richiede performances a tutto tondo: se noi non siamo un po' femmine, non riusciremmo a descrivere femmine credibili, e lo stesso accade alle nostre colleghe.
Comunque vuoi dei nomi e io li faccio: Matteo Galiazzo; Simona Vinci; Carlo Lucarelli (per parlarne male dovrete passare sul mio cadavere); Paolo Nori; Guido Conti; Angelo Ferracuti; Silvana Grasso. ma forse non ho risposto alla tua domanda, questa non è una lista di promettenti, ma di persone che le loro promesse le hanno abbondantemente mantenute. Così aggiungo Flavio Soriga, che ha vinto l'ultimo Calvino e del quale, secondo me, si sentirà parlare presto.
Che spazi credi che ci siano per gli autori esordienti?
Molti, la domanda è cresciuta, per fortuna. Per fortuna facciamo parte di un mercato in cui le opportunità sono aumentate e non sono più ad appannaggio dei soliti noti. Questo fa bene a tutti e migliora la qualità: la gara è sempre stata quella di durare, non quella di esordire. E' presto per fare bilanci, ma credo che chi non ha fiato per andare avanti sparirà esattamente come è comparso: le case editrici non sono enti di beneficenza anche quando fingono di occuparsi del futuro della letteratura.
Qualche consiglio per costruire un buon racconto?
Impegnarsi più nella ricerca di uno stile proprio che nella ricerca del sensazionale; conoscere molto bene quanto si intende distruggere; chiedersi continuamente il perchè delle frasi che si scelgono, poi passare alle singole parole e alla punteggiatura; chiedersi se si è lasciato abbastanza spazio per il lettore in ciò che si sta scrivendo; scrivere di ciò che si conosce bene o conoscere molto bene l'argomento di cui si intende scrivere; imparare a rileggersi; non affidarsi a parenti o amici per un giudizio a caldo sul proprio racconto a meno che non siano di specchiato cinismo e assolutamente sinceri: le madri e i debitori vanno esclusi per principio.
Parlaci delle tue letture...
Io leggo di tutto e quando dico di tutto dico di tutto. Non potrei scrivere se non leggessi dai Buddenbrock alle istruzioni dello shampoo. Quando si fa questo mestiere serve tutto: lo snobismo non aiuta, occorre apertura, curiosità e tolleranza. Sono anche un videodipendente, leggo fumetti e vado al cinema e al teatro appena possibile. Ascolto i Pooh e Malher. Insomma non faccio altro che scrivere e documentarmi.
Comunque rileggo ossessivamente i Quattro Quartetti di Eliot, non posso perdere nessuna nuova uscita di Cormac Mc Carty (grazie a Montanari, che lo traduce straordinariamente), e poi i classici che sono assolutamente indispensabili
Ora guidaci alla lettura di un tuo libro...
Non lo farò, preferisco che un lettore lo consideri il suo libro, quando faccio le presentazioni sono molto più curioso di scoprire che libro hanno letto piuttosto che ansioso di dare punti di riferimento certi. Se il lettore ha bisogno di una guida evidentemente lo scrittore non ha lavorato bene. Ma mi rendo conto che è un obiettivo eccessivamente arduo: cerco di scrivere i miei romanzi in modo tale che ogni lettore possa leggerli soddisfacentemente con gli strumenti che ha a disposizione. Si può tentare di allargare il raggio al massimo, ma non si può pretendere di attraversare proprio tutti, fidatevi: non succede nemmeno ai libri che vendono milioni di copie, nel mondo siamo miliardi.
[Giuseppe Granieri]
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Marcello Fois... in rete:
- La pace bianca (racconto)
- Meglio morti
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