Marco Drago è nato nel 1967. Fondatore e redattore de Il maltese narrazioni,
ha pubblicato L'amico del pazzo e altri racconti (Feltrinelli, 1998 - Premio Pirandello).
Ha partecipato a diverse antologie e collabora con numerosi quotidiani e riviste.
Prestaci i tuoi occhiali per guardare la narrativa italiana contemporanea…
La narrativa italiana contemporanea è inesistente: vendite scarse, nessunissimo peso sulla vita
sociale del paese, disinteresse generale della massa di lettori verso le idee che scaturiscono
dai libri di narrativa nostrana... potrei continuare a lungo. Credo che ci sia una mancanza
cronica di narratori di ampio respiro: si è un po' troppo ossessionati dal proprio spazio
abitativo o al massimo dal cortile sotto casa. L'esplorazione (in tutti i sensi) dello scrittore
italiano medio è modesta, la tendenza è quella di stare bassi, di non prefissarsi dei raggiungimenti
notevoli. Come dire: "facciamo il nostro compitino ma niente di più".
Penso che ai tempi in cui erano attivi scrittori come Pasolini, Moravia e Calvino, alcune
idee degli scrittori incidessero sulla realtà, ora gli scrittori subiscono la realtà senza
averne alcun controllo. Difficile dire se è colpa del pubblico o degli scrittori e, soprattutto,
è difficile giudicare una cosa facendone parte.
Il match è Italia - Resto del Mondo.
I protagonisti sono i giovani scrittori.
Nella tua opinione, sorvolando sull'aspetto quantitativo, il confronto può reggere?
Credo di sì, perché no? La cosa che saltà agli occhi, tuttavia, è che molti giovani scrittori
stranieri forse non sarebbero mai stati pubblicati in Italia se fossero stati italiani.
Mi spiego: se si presenta un autore bravo e originale, ma inedito, l'editore italiano ha una paura
folle a lanciarlo. Preferisce un inedito che scopiazzi un autore o un genere che stia già andando
bene in libreria. Ci si può permettere un po' di sperimentazione soltanto dopo l'esordio.
Gli editori inibiscono i giovani talenti dall'uscire allo scoperto e non c'è nulla di peggio,
per un aspirante scrittore, di dover compiacere chi ha il potere di pubblicarlo. Se si nota,
gli autori giovani, anche quelli che sembrano nuovissimi, arrivano sempre un pelo in ritardo
rispetto ad esempio al cinema americano, alle trasmissioni televisive, ai riscontri di mercato:
Aldo Nove e Tommaso Labranca sono usciti fuori con le loro cose trash quando il trash aveva
già una sua storia all'interno degli appassionati di cinema. Ancora non esistevano teorici e
scrittori del trash, quindi l'editore si è mosso per coprire quello spazio. Se non ci fosse
stato quello spazio, l'editore non avrebbe pubblicato quegli autori. Ecco, questa situazione
mi sembra molto italiana. Però, al contempo, si fa presto a dire all'estero le cose vanno meglio:
ci sono pochi giovani tedeschi e francesi che abbiano fatto parlare di sé, qualche inglese,
quasi zero americani... le cose migliori, adesso come adesso, arrivano da scrittori intorno ai
cinquanta - cinquantacinque. Anzi, si vedono molti editori con un catalogo straniero debolissimo,
i quali si trovano a dover insistere su giovani autori di poco conto perché ne hanno acquisito
l'intera opera in un momento di euforia e di distrazione manageriale.
Un discorso a parte, che meriterebbe qualche riflessione seria, è la potenzialità della nostra
nuova narrativa di essere capita ed apprezzata all'estero. Adesso siamo a zero, forse con ragione,
ma non vedo molto mordente da parte degli editori italiani. Se si impegnassero di più sui titoli
giusti, venderebbero un mucchio di libri in più agli altri editori europei.
"Giovani autori raccontano" è il titolo di questa sezione: come giovane e
autore consigliaci qualcuno dei giovani autori ai quali sei affezionato.
Il fatto di conoscere una gran quantità di giovani scrittori non significa necessariamente
che mi senta tranquillo nel consigliarvi i loro libri.
A me piacciono moltissimo Giulio Mozzi, Dario Voltolini, Filippo Scòzzari
(che giovane non è) e Matteo Galiazzo per quanto riguarda quelli da grande editoria.
Altrettanto ammiro Flavio Santi, Luigi Anania e Diego De Silva per quanto riguarda
l'editoria piccola. Di questi vi consiglio di leggere tutto quello che trovate.
All'estero non lo so. Uno vale l'altro. Tibor Fischer, Rick Moody.
I giovani mi piacciono meno dei signori maturi.
Il sottotitolo di Bookcafè è "Virtual Editions". Ma le edizioni virtuali,
quelle in Rete per intenderci, sono un valido ingresso nella comunità degli
scrittori reali?
Non so, credo di sì. Se un lettore è molto interessato a un autore,
credo che possa usufruire gioiosamente di quello che la rete gli mette a disposizione.
Se un lettore è poco interessato non c'è niente da fare. Non credo che Internet
possa trasformare un lettore poco interessato in un lettore molto interessato.
Per conoscere uno scrittore, al giorno d'oggi, è meglio sapere dove abita e
cercare il nome sulla guida telefonica. Siamo tutti lì, se ci telefonate una
volta non ci telefonerete più.
Il Pulp come genere narrativo è una dichiarazione di libertà linguistica?
Credo di sì per quanto riguarda Aldo Nove e Tiziano Scarpa.
Nel senso: a questi due funamboli del linguaggio è stata data l'etichetta
pulp e quindi la mia risposta è sì. Però per me pulp non significa né Aldo Nove
né Tiziano Scarpa. Pulp significa violenza grafica + commedia cinica
(il film di Tarantino è quello), quindi mi sembra che l'unico autore italiano che stia
entro questi confini sia il Niccolò Ammaniti dei primi tempi.
Tornando alla libertà linguistica credo che la lezione di Balestrini e
Sanguineti & c. abbia dato alcuni frutti proprio con Nove e Scarpa,
ma agli italiani - a ben vedere - non è mai mancato l'orecchio per la ricerca
sul linguaggio. Non so se è stata una novità assoluta, questo pulp.
Leggendo le recensioni ci si fa un'idea di un racconto
(molto spesso assai lontana dalla verità).
Ma i pareri di chi non ha fatto "le cose con le mani" sono necessariamente deficienti di qualcosa.
Parlaci tu de "L'amico del pazzo".
Consiglio di leggerlo. Da parte mia posso dire che si tratta di un libro amaro ma umoristico.
Poco consolatorio, anzi inquietante, politicamente inafferrabile, certamente non
di sinistra, anzi un po' oscurantista, anti-progressista, anti-moderno, anti-illuminista.
Pieno di personaggi che hanno ridotto lo spettro delle loro aspettative al puro presente,
l'importante è inanellare un respiro dietro l'altro. È un libro che nasce dal distacco
totale da me stesso, un distacco avvenuto in maniera spontanea all'età di trent'anni.
Lo considero un libro pieno di cose importanti (per me), pieno di verità dolorose.
Se volessimo iniziare a leggere potremmo iniziare da "L'amico del pazzo".
E se volessimo iniziare a scrivere?
Per scrivere consiglio di essere curiosi verso la psiche di sé e degli altri,
consiglio di non considerare la scrittura come una continuazione di una incessante
attività di lettura, anzi l'importante è riuscire a scrivere nascondendo tutte le cose che
si sono lette e amate. È la cosa più difficile, ma è una condizione necessaria.
Un'altra cosa: se scrivendo vengono bene certi toni, se scorre tutto troppo bene,
cercate di percorrere la strada opposta, liberatevi da voi stessi mentre scrivete,
non assecondate l'orecchio nascosto: quell'orecchio sta ascoltando un'altra stazione
radio e vi porta fuori strada. Rendetevi la vita difficile, forzatevi, obbligatevi
a sorprendere alle spalle lo scrittore pedante che si nasconde in voi.
Per finire, lasciaci sbirciare nel tuo futuro: progetti?
Forse una raccolta di racconti nel 2000 e due romanzi nel 2001 e 2002.
Il mio secondo libro è il romanzo del 2001, ma motivi editoriali ne impediscono
l'uscita prima di quella data, quindi nel mezzo farò uscire una raccolta di
storie vecchie e nuove, così per non dare l'impressione di essere sparito.
Poi mi piacerebbe rilanciare la vecchia rivista Maltese Narrazioni, che da un
decennio si divincola fra difficoltà di ogni genere. Se vincessi una grande somma
vorrei davvero fare le cose in grande e fare della rivista una professione in perdita,
in stile filantropico. Daremmo lavoro a tutti gli scrittori squattrinati che ci sono per
poi fallire in modo roboante.
[Bianca Di Vito]
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