Startup vs. Realtà. Separare l’idea dall’innovazione

startup In 140 caratteri: «Non fidarti dell’idea. La comunicazione è per le idee ciò che il design è per i prodotti industriali»
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«La ragione per l’esplosione delle startup», spiega L’Economist, «è che l’unità minima di costruzione (per prodotti e servizi digitali) è diventata così flessibile, economica e ubiqua che può essere facilmente combinata e ricombinata».
La domanda arriva di conseguenza: «Quanta parte di questa “quantità” diventerà qualità? Quante di queste startup diventeranno aziende reali con prodotti reali?»
Le risposte variano, tra l’ottimista e il pessimista, ma la conclusione dell’articolo prevede una certezza: «Man mano che le tecnologie permeano di più il mondo, le opportunità per le startup cresceranno».
Leggi tu stesso: The startup explosion

Forse è più complicato di così
Essendo un po’ fissato con l’innovazione, già alcuni anni fa scrivevo che è un processo non un’idea. E argomentavo su come questo processo sia composto da tre fasi. La prima delle quali, chiaramente è l’idea.
Ma la più importante è la qualità della realizzazione. E poi c’è la nemesi dell’innovazione, che è appunto la «resistenza all’innovazione».
Sono tante, troppe, le buone idee che hanno fallito perché non sono state capite o spiegate bene.

Rispetto ad alcuni anni fa si è compreso che uno dei fattori centrali per la sopravvivenza dell’innovazione è la capacità di raccontarla e di farla raccontare ai media. E si scrivono sempre più pagine di how-to per mettere insieme consigli ed esperienze.
Un esempio, se vuoi, può essere questo post di Sudhir Syal, intitolato non a caso: The guide to getting media coverage for startups – Secrets from the inside.

Oppure questo di Pat Parkinson: This PR Hacker’s 10 Tips Will Probably Get Your Brand Mentioned on CNN.

Resta il fatto che la gente, normalmente, non è portata ad accettare con facilità le idee nuove. E per dirla con De Kerckhove, «La comunicazione è per le idee ciò che il design è per i prodotti industriali».

Non fidarti dell’idea. L’importanza dell’ecosistema e delle relazioni
«Il successo», spiega Ron Adner, «ha poco a che fare con l’idea in sé. Piuttosto dipende dal posto che sai trovare nell’ecosistema. L’innovazione oggi dipende soprattutto dalla tua capacità di vedere i partner potenziali ma invisibili. E di trovare un modo per allinearti con loro».
Poi continua: «Sarà l’ecosistema a definire chi vincerà sul mercato. E il futuro sarà collaborativo, perchè la tecnologia renderà sempre più economica e facile la collaborazione».

Ma ci sono diversi spunti molto lucidi. Ne trascrivo alcuni: «Cerca di essere piccolo e veloce, i finanziatori non vorranno fare grandi investimenti. In molti settori non sono solo le grandi aziende quelle con le risorse necessarie per portare un’idea sul mercato».
Ma soprattutto: «Non chiederti: “è quello che vogliamo fare?”. Chiediti, piuttosto: “chi è più bravo a fare quello che vogliamo fare?»
Non fidarti della mia sintesi: Innovation: Having a Great Idea Will No Longer Be Enough

Le città, gli ecosistemi
Una delle cose interessanti del link precedente è aneddotica ma lampante. «La stanza di tuo figlio oggi può essere la tua NASA». Puoi lavorare da lì, e crearti le tue relazioni.

Ma sugli ecosistemi che favoriscono la fioritura delle startup c’è un altro punto di vista interessante. Quello di chi governa o cerca di portare innovazione all’interno del proprio territorio. Ogni città con un minimo di intelligenza sta lavorando su incubatori, o come si chiamano ora, «acceleratori». Sono una risorsa, ma spesso sono gestiti in modo non ottimale.

Così se vuoi farti un’opinione dello schema generale, qui trovi un’analisi da seguire passo passo: How to build a tech ecosystem: The essential building blocks for your city

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