Siamo tutti dei Fyborg

Il termine Fyborg (una crasi tra functional e cyborg) fu coniato da Alexander Chislenko per differenziare i cyborg della letteratura fantascientifica dal modo in cui nella vita quotidiana gli umani accrescono se stessi usando tecnologie come le lenti a contatto, i supporti uditivi e i telefoni mobili.

[Fyborg]

Quando mi capita di parlare di umanità accresciuta (infatti anche qui nella citazione ho tradotto “extend” con “accrescono”) faccio riferimento in particolare ad una nostra “superficie sociale estesa” grazie alle tecnologie che ci consente di dedicare parte importante del nostro tempo vitale ad attività cui possiamo accedere solo attraverso strumenti elettronici. Siamo umani anche laddove non ci siamo fisicamente e non è necessario impiantarci dei chip (alla Warwick) per renderci conto che, già oggi, senza strumenti di connessione non potremmo più accedere a parti importanti della nostra vita e del nostro lavoro.

Ma una delle cose che mi sta affascinando, in questo periodo, è che silenziosamente (dopo tanta pre-mediazione di letteratura e cinema) si sta osservando una grandissima convergenza di ricerche e tecnologie che potrebbero ridisegnare un po’ il nostro modo di pensarci e di pensarci connessi. La mia impressione (non volendo nemmeno entrare nei temi bioetici e in ragionamenti su questioni di frontiera come le nanotecnologie) è che dalla ricerca medica e dal mondo dei videogames verranno fuori le innovazioni più interessanti. Già oggi abbiamo la tecnologia per ricostruirci. Ma la cosa che più mi affascina sono le nuove interfacce, di cui vediamo già prospettive future.

Ma anche nel presente abbiamo dei “quasi prodotti” molto interessanti. Trascuro le lenti bioniche (e tutti gli aggeggi di augmented reality) per segnalarvi il caschetto della Emotiv (che un articolo estivo sull’Espresso dava per commercializzato entro Natale a 299 dollari), in grado anche di trasmettere le nostre espressioni facciali ad un nostro avatar e, pare, di generare un cubo sullo schermo se pensiamo a un cubo. Puoi vederlo funzionare in questo video. E c’è anche un prototipo giapponese per controllare l’avatar in Second Life (video).

Per il momento siamo più nell’ambito della fascinazione che in quello dell’applicazione, probabilmente. Ma c’è già abbastanza carne sul fuoco per chiederci quanto il nostro rapporto con il digitale sia condizionato e disegnato dalle interfacce. E come sarà in un prossimo futuro.

Se vuoi approfondire, Gianandrea ha recentemente raccolto materiale in un paio di post: Interfacce neurali: Marvin Minsky usa l’Emotiv e Interfacce neurali.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

One Response to Siamo tutti dei Fyborg

  1. Pingback: Robot Rift: verso la simbiosi uomo-macchina - Oculus Rift Italia

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>