Siamo pronti per i Google Glass?

GoogleGlass «È difficile prevedere se i Google Glass diventeranno un fenomeno di massa», scrive A. J. Jacobs su Esquire.
«Ma è anche vero», continua, «che se non saranno gli occhiali di Google, sarà qualcosa di simile. Magari qualche altro oggetto indossabile che sia meno appariscente. In ogni caso, la tecnologia non si fermerà. Siamo in piena corsa per diventare dei semi-androidi. Sarà una cosa buona o cattiva? Chi può saperlo?»

Operazione coscienza esterna
Presentando il bel librino di Alessandro uscito per l’Espresso, raccontavo -citando Crichton- che «L’essere umano non è mai stato bravissimo a immaginare le conseguenze delle sue invenzioni».
Il pezzo di Jacobs -a tratti anche simpatico- fa un po’ di esempi di usi pratici e situazioni reali. Tra cui la possibilità di mandarci dei reminder per essere persone migliori. La chiama, ironicamente, «Operazione coscienza esterna».
Leggi tu stesso: Things You’re Not Supposed to Do With Google Glass.

Il principio di Crichton
Una cosa è certa. In pochissimi anni, smartphone e tablet hanno cambiato molti dei nostri comportamenti, influendo anche sul nostro modo di pensare, creando anche nuove dinamiche di massa (come questa, ad esempio). Ed è abbastanza complicato provare a far previsioni su che tipo di impatto avrà sulla nostra vita un modello totalmente nuovo di interfaccia con le informazioni. E con le nostre relazioni.

«Siamo arrivati a un punto critico nella nostra risposta alle nuove creazioni tecnologiche», scrive Lizzy Acker su PoliticMic. «Dobbiamo utilizzarle solo perché le abbiamo a disposizione?». La preoccupazione di Lizzy riguarda un tema delicato, che è quello ormai congenito al digitale: l’equilibrio tra privacy e sicurezza, tra rispetto delle informazioni personali e condivisione. Un tema molto sensibile, che richiede riflessioni forse più consapevoli.
Il pezzo si intitola in maniera forte e andrebbe letto come contraltare ai benefici più visibili della tecnologia: The Scary Science-Fiction of Google Glass is About to be Unleashed Upon Us All.

La mia posizione personale, al momento, è che di fronte a strumenti sempre più potenti serve una capacità di educazione e consapevolezza sempre maggiore. Personalmente non sono portato a rinunciare alle innovazioni, ma dobbiamo cominciare a renderci conto che non possiamo gestirle senza una preparazione. Certo, piano piano la costruiremo. Ma non possiamo-secondo me- lasciarla al caso, e mantenerla come un processo spontaneo e non gestito.

È un po’ quello che ci ha raccontato finora la storia di Internet. La tecnologia corre più veloce della capacità di una cultura di integrarla al suo interno. Abbiamo ancora dei gap profondi di information literacy su tecnologie (come il web o i social network) che sono in giro da anni.
E porci il problema di come accelerare questa consapevolezza è sempre più strategico. Sicuramente più strategico del rifiuto del cambiamento (che comunque avverrà a prescindere dalle nostre preferenze personali).

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  1. Pingback: L’era delle macchine intelligenti » Giuseppe Granieri

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