Scale e finestre dell’editoria di news

«Con il download dell’applicazioni iPhone del Corriere a pagamento a 2,39 abbiamo svoltato. Abbiamo fatturato nientemeno che…50 mila euro», dice Ferruccio De Bortoli (via Paolo Landi). «Per un gruppo che ha qualche miliardo di debiti, converrete, non è male».

Una riflessione per quelli che «l’iPad salverà i giornali»: per quanto riguarda la rete e il digitale, i news media italiani devono guardare a quello che fanno gli altri, soprattutto nel mondo anglofono. Ma poi è necessario lavorare su soluzioni specifiche per ridisegnare il modello di business. Perchè la rete è la stessa. Ma -a parità di costi e di investimento- la scala in cui le cose avvengono, in italiano, è molto differente. Se per i contenuti in inglese i soli early-adopter possono arrivare ad essere un mercato interessante, la «lenta rapidità» con cui un’innovazione è recepita qui da noi produce risultati differenti. Quindi una piattaforma potrebbe non raggiungere mai la massa critica necessaria per giustificare un investimento serio. Non nella finestra di tempo che la separa dalla prossima big thing su cui tutti accorreranno (il digitale si ricomplica in continuazione, e le organizzazioni sono lente a cambiare).
D’altro canto lo stesso De Bortoli pare fare un’osservazione sulla stessa linea, che mi conforta su una cosa che credo da tempo. Certe rivoluzioni, dice, favoriscono il nuovo arrivato: «Pensate alla TV commerciale che, a suo tempo, nessun editore è riuscito veramente a fare. Ci è riuscito Berlusconi, che non era un editore».

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