#RenziTaggaTutti. Perché la paura fa vincere i terroristi

terrorismo In 140 caratteri: «Per quanto possano seminare orrore, i terroristi vincono solo se alimentiamo la paura e limitiamo le libertà personali»
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È stato molto difficile, in questi giorni, astenersi dal commentare a caldo (e sull’onda dell’emozione) i fatti cruenti che questa nuova ondata di terrorismo ha fatto assomigliare molto al post 11 Settembre.

Praticamente da 10 giorni non si parla che di questo, persino i TG quasi non danno le altre notizie. Da Parigi, al Mali, a Bruxelles assediata.

#RenziTaggaTutti
Nel weekend, dopo un raduno dei Digital Champions italiani, mi sono appassionato a una discussione sui social, specialmente a casa di Giovanni. Il tema era un’affermazione di Renzi (clicca sulla foto per ingrandire):Renzi

Finché non ho l’autorizzazione non taggherò i post su Facebook, ma la media dei commenti oscilla tra «un bel mischione di argomenti diversi», citazioni da 1984 («l’unica differenza è la parola taggare») e la sensazione è che il nostro premier non sappia bene di cosa sta parlando.
Mediamente prevale l’inquietudine.

Attenuanti per Renzi
Non saremmo corretti se non sottolineassimo che probabilmente si tratta di una citazione estrapolata da un contesto più generale e che buona parte della discussione è stata influenzata da polemiche di cortile sulla sovraesposizione dei Digital Champions italiani. Il che è un argomento del tutto diverso, che qui non c’entra, ma il fatto che Renzi abbia detto queste cose alla loro manifestazione ha probabilmente contribuito a scaldare gli animi.

Le differenze con gli anni di piombo
Parlando con gente che ha vissuto gli anni settanta, la risposta «di controllo» non sembra così eccessiva. Pare normale, a chi lo ha vissuto, che si rinunci a libertà personali in funzione di una maggiore sicurezza.

Ma la nostra generazione che ha seguito la nascita di Internet, la collezione dei dati da parte delle grandi corporation, Echelon, le pressioni dell’NSA, potrebbe vederla in maniera diversa.

Certo, forse ha ragione Bruce Sterling quando mi diceva: «Io non credo che sia morta la privacy. Piuttosto sono morte le aspettative del XX secolo sulla privacy. Oggi come oggi le agenzie di spionaggio e i ricchi hanno tutta la privacy che vogliono.

Io credo che nei prossimi anni questo sarà un territorio di scontro, soprattutto sui temi della sorveglianza. Chi può dire, oggi, come, quando, a che condizioni, in quali circostanze? Quando la gente capirà finalmente che la privacy è soprattutto una questione di potere e di denaro, questo scontro troverà una nuova definizione. Probabilmente non useremo più il termine “privacy”. Inventeremo politicamente una parola nuova che sarà coerente con la situazione attuale della tecnologia».

Ecco forse la nostra generazione (quella culturale, non quella anagrafica) si aspetta proprio questo: una maggiore attenzione (e meno demagogia) da parte dei cosiddeti policymaker.
Una maggiore comprensione della realtà globale, di come la tecnologia ha cambiato il mondo. Quella nuova parola che significa privacy e che sostenga le libertà individuali.
Anche di fronte alla minaccia del terrorismo.

La statistica contro il terrorismo
Qui non sarei in grado di taggare la fonte anche volendo, è un post che mi è passato per caso davanti su Facebook e che raccontava di una signora romana che era terrorizzata e ne parlava col salumiere.
La risposta del salumiere (immagino la sua faccia) è stata: «Signo’, è più facile che finisci sotto una macchina».
Per quanto possano seminare orrore, i terroristi vincono solo se alimentiamo la paura e limitiamo le libertà personali. Cosa che puntualmente stanno facendo giornali e politici.

Bello anche l’hashtag #BrusselsLockdown. A un certo la polizia chiede di non twittare informazioni sulla posizione delle forze armate a Bruxelles. E la Rete reagisce con l’ironia della Rete che ci piace: cominciano ad apparire foto di gattini che mimano la situazione.
Ne parlano, se vuoi, Mashable (via @annamasera) e -in italiano- il Post.

Sicurezza vs. Paura
Qui fatti una tua idea, io ti lascio delle belle riflessioni da leggere. Luca de Biase, in italiano, la dice chiarissima, in un lungo post su cui riflettere: «La sorveglianza di massa non fa gli interessi dei cittadini, ma solo quelli dei centri di potere».
Il titolo è: Sorvegliare e terrorizzare.

ValigiaBlu traduce in italiano un bel pezzo di Jacob Appelbaum: Abbiamo bisogno non di meno, ma di più democrazia

Poi Jamie fa un bel ragionamento, pacato ma efficace. Anche qui il titolo la dice tutta: il nostro nemico non sono i terroristi, è la paura.
Fear is the enemy

(Photo: credits #BrusselsLockdown)

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