Re: Daily Them

La rete delle verità complementari. In realtà questa è una premessa, doverosa,

ma finisce per toccare dall’interno la conversazione che è nata con Antonio sulla questione

del «daily me»,

che si è allargata a Zetavù sulla questione delle «intenzionalità» e che Antonio

ha rilanciato con l’idea del «daily them».

La premessa (un po’ simile ad una dichiarazione dei valori in sociologia) è che io non credo

all’esistenza di una verità sulla Rete (o sul mondo), ovvero di una visione più accreditata delle altre.

Ma personalmente cerco ed apprezzo punti di vista diversi che mi aiutino ad allargare

l’orizzonte ed a pormi problemi nuovi, o problemi vecchi in maniera diversa. Per questa

ragione, e non per aver ragione, argomento qui una risposta ad Antonio (che ringrazio anche

per le belle parole su Blog Generation). Prendetela con beneficio di inventario.

Punto primo. Quanti siamo. Per brevità riporto alcuni passaggi, ma ritengo utile che leggiate

tutto il post di Antonio. La prima questione che pone è questa:

«quante persone, sul totale – mettiamo – degli italiani, hanno letto anche solo una volta un blog?

E quelli che l’hanno fatto chi sono (blogger e forse qualche giornalista a parte)? Domande per il momento,

che io sappia, senza una risposta empiricamente fondata.»

Io su questo tema ho una posizione controversa che anche a Torino ha suscitato qualche polemica

e qualche assenso. Sono convinto che il digital divide (almeno nei paesi occidentali)

sia una questione da considerare non nella logica del “qui ed ora” ma in una prospettiva di

tempo sociale. La stessa televisione, che aveva meno barriere di accesso (non avendo bisogno

di apprendimento per essere utilizzata) ci ha messo un buon decennio per arrivare a tutti.

E’ chiaro che l’attenzione sulla diffusione della banda larga non deve calare, ma è anche

prevedibile che una società abbia bisogno di alcuni anni per digitalizzarsi in maniera massiva.

Personalmente più che dal “quanti” sono preoccupato dal “come”: ovvero dall’educazione

alla navigazione e dall’information literacy: temi su cui un eventuale ritardo peserebbe

più di una minore diffusione dell’hardware. E’ ovvio, in questo, che io ho fiducia in

quanto sappiamo riguardo la diffusione delle tecnologie e nelle fasi che ne

contraddistinguono l’assorbimento in una società (da quanto ha teorizzato McLuhan

alla tecnomiopia, fino alle codifiche di Everett Rogers).

Inoltre, sebbene non sia intuitivo, se la Rete come dice Paolo funziona come una macchina

per l’interpretazione della realtà, forma opinioni. Queste opinioni, noi che ci

siamo dentro le portiamo fuori: parlando con la nonna, il collega, il vicino. Qui,

recentemente, ho approfondito l’argomento. Ma la discussione naturalmente è aperta.

Punto secondo. Il daily them. Scrive Antonio:

«Il riferimento è a cose diverse come Flickr o del.icio.us, ai Feed RSS e ai News aggregator.

Che per me invece sono un potenziale pericolo. In che senso un pericolo ? Nel senso indicato

da Cass Sunstein nel suo Republic.com, ovvero perchè sono tecnologie che ci spingono a

blindare il nostro universo della comunicazione.

[...]

Insomma, anche se in Rete sono rappresentate posizioni diverse, cosa scontata ma che

Granieri giustamente ribadisce con molti esempi, la mia tendenza è di accedere a quelle

affini e scartare quelle contrarie alle mie opinioni consolidate. E’ per questo che dico,

scimiottando impunemente Sunstein, che mio malgrado devo essere per il Daily Them se voglio

essere minimamente informato. E le “tecnologie aggregative” non mi aiutano. Al contrario.»

Su questo ho qualche perplessità. Per due o tre ragioni. Ma occorre distinguere il «daily them»

come lo descrive Antonio in due cose diverse. Da un lato la mia esposizione all’informazione

(più o meno predeterminata), dall’altra il mio incontro con opinioni diverse su temi in cui io

ho già una opinione forte.

Nel primo caso, la mia perplessità riguarda la struttura attuale della Rete. Per quanto io possa

selezionare le mie fonti sulla base dei miei interessi (tornando alla logica dei cluster o

delle comunità aggregate intorno ad un tema), poichè nessuno è monomaniaco,

le persone che incontrerò in un cluster non faranno parte solo di quello. Quindi mi porteranno informazioni

anche da altri ambienti.
A parte i casi di nanopublishing verticale (che a mio parere hanno buone ragioni per

non avere un futuro se non in casi illuminati) tutti i blog, più o meno tematici, alla fine sono portatori di input di

diversa natura. Quindi nel mio aggregatore io avrò le notizie e le interpretazioni filtrate

da un gruppo di persone con interessi affini ai miei, ma anche in parte diversi. E di conseguenza sarò

esposto a notizie che non avrei cercato.

Sulla questione più vicina al discorso di Susnstein, ovvero il confronto con chi la pensa come noi, farei un

paio di osservazioni. La prima è che le persone che si occupano di cose che mi stimolano non è detto

che siano sempre in linea con il mio punto di vista. Anzi, non succede spesso: ci interessiamo delle

stesse cose ma veniamo da strade, culture, ambienti e storie diverse. Inoltre io «scrivo» un blog quindi le persone che

mi leggono possono non essere d’accordo con me e commentare il mio pensiero.

Su questo la prova empirica è facile. Prendere un post qualsiasi con qualche commento, leggere il post e i commenti.

Quanti post hanno commenti che dicono solo “bravo hai ragione”?

Personalmente mi spingerei addirittura a dire che mi sembra necessaria l’abitudine all’effetto

contrario, ovvero ad accettare la differenza dal proprio pensiero. La Rete ci espone in maniera massiccia

alla differenza. Imparare ad accettarla aiuterebbe a volte ad

abbassare i toni ed a rendere più proficue le discussioni. Che invece si areanano

proprio sulla diversità di punti di vista.

Infine il terzo tema è quello degli strumenti aggregativi, che fin qui abbiamo trattato

come aggregatori RSS. Gli altri, da quelli che cita Antonio fino al BA, sono progettati

per favorire la serendipity. Ovvero per guidarci verso analogie non controllate e

percorsi che non avremmo battuto. Per farci scoprire e associare idee, spesso senza

possibile predeterminazione.

E’ l’essenza della Rete, un processo non perfetto,

stocastico, ma il miglior accesso alla conoscenza che l’uomo abbia mai avuto.

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