Piccole città, grandi Smart City

smart city In 140 caratteri: «Non si fa una città smart senza cittadini smart» Tweet this!

È sempre stata una mia fissa, dai tempi in cui organizzammo Potenza Smart (nella foto Derrick de Kerckhove sul suo monopattino trolley, prima della  sua lectio magistralis).

La mia convinzione, banale se vuoi, è che in ambienti socialmente meno frazionati rispetto alle metropoli sia più facile innescare processi di innovazione.
Perché non servono investimenti costosi in infrastrutture, ma può essere detonante anche solo connettere le intelligenze delle persone.

Hey, costruivamo le città in collina, o come Ikea, agli incroci delle autostrade
Io, come sa chi mi conosce, mi ostino a vivere a Potenza pur lavorando quasi ovunque tranne che a Potenza. La colpa è in parte di un ragazzo belga di cui non ricordo il nome, ma anche del mio modo di vivere questa piccola città.

Potenza è lì, a una quota ambigua tra montagna e collina, costruita in altezza perché i palazzoni hanno meno paura di sfidare i frequenti terremoti che non delle necessità derivanti dal sempre più scarso terreno edificabile. Praticamente mi stanno costruendo un nuovo quartiere dentro il garage, e io abito al limitare dei boschi.

Per quanto io ci metta meno ad arrivare all’aeroporto di Napoli rispetto a quanto può metterci un romano di Roma Nord ad arrivare a Fiumicino, uno dei nostri crucci sono sempre stati la viabilità e le infrastrutture.

(Io poi che vado spesso a Urbino sono un esperto di collegamenti tra città non collegate e ogni tanto uso la battuta: «Da dovunque tu parta, per arrivare a Urbino ci vogliono 7 ore»).
Potenza è un po’ meglio. Almeno ha la stazione e un treno (il 707) che ha avuto un gruppo di osservazione su Twitter che ne monitorava i ritardi e le leggende metrpolitane. Ma questa è un’altra storia.

La collocazione, e la mancanza di infrastrutture erano strategiche. È, oggettivamente, un problema. Ma forse non è il problema. La qualità della vita in gran parte dipende da altro.

Così sono giorni che rifletto su quanto Victor W. Hwang raccontava di Halifax. Halifax, scommetto, è una città che devi googlare come metà degli italiani devono googlare Potenza. Però scrive Victor, «il destino economico di una città è spesso determinato dalla fortuna».  È la posizione geografica di Halifax è stata molto fortunata, poiché era al centro di grandi traffici.
«Ma la fortuna», scrive, «Non è una strategia a lungo termine». Anche perché ora i “grandi traffici” sono le informazioni e le idee, non tanto le merci e le strutture. Non nell’occidente moderno.

La fortuna non è una strategia a lungo termine
Come sta facendo Halifax, dovrebbero fare Potenza e tante altre piccole città. L’importanza (e ne ho scritto spesso, qui e qui ad esempio) è tutta nelle persone, nella cultura (non intesa come babbionismo bibliografico, ma come mentalità).

«L’era moderna dell’economia contemporanea», dice Victor, «ha regole differenti dal passato». Non si costruisce più sulle vette (per la difesa) o ai crocevia (per gli scambi commerciali).  Quelle erano le risorse scarse di prima. Oggi le risorse scarse sono diverse: l’utilizzo intelligente dell’informazione e la capacità di far circolare le idee dei cittadini e di metterle in valore.

Le regole dei cittadini smart
Molti usano l’inefficienza della Pubblica Amministrazione o della politica come alibi, ma se non cambiano i cittadini, la città non sarà mai smart. Non può essere una città intelligente senza l’intelligenza dei cittadini.

Victor propone una lista su cui tutti dovremmo riflettere. due punti più degli altri. «Sii positivo» e «Sfida il pessimismo».
Ma fatti un’idea da solo: How To Create Innovation Culture? Halifax Tries Something Bold

E, se sei arrivato fin qui, dai un’occhiata a questo: The Seven Habits of Highly Effective People

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