Oltre il Blog

Come il ciclo delle stagioni, periodicamente si torna a discutere sulla definizione di weblog.

Dave Winer ha

battuto il calcio d’inizio e

l’incitabile Wittgenstein (no permalink) ha lanciato la sua corsa

verso la porta. Mantellini (professione terzino sempre e comunque) ha provato a stoppare l’azione, ma

Paolo Valdemarin, con un veloce recupero,

ha tirato a rete. Bella partita, direi, perchè le definizioni

hanno un unico obbligo: essere interessanti. E queste lo erano.

Analizziamo la partita. Winer sostiene che:

The personalities of the writers come through. That is the essential element of weblog writing, and almost all the other

elements can be missing, and the rules can be violated, imho, as long as the voice of a person comes through, it’s a weblog.

Si tratta di una definizione formalmente ineccepibile, ma avvantaggiata dal fatto che non dice assolutamente

nulla di caratteristico. Si può applicare a qualsiasi forma di scrittura. Almeno per principio. Mantellini giustamente ne segnala una certa vaghezza, anche se per vocazione difensiva butta fuori la

palla invece di rilanciare

la sua visione, che ha espresso nella sua

apologia del margine:

Ma la polemica sull’essenza dei blog, sulla presenza o meno dei permalink e di altre cose, nemmeno la voglio sfiorare, tanto e’ vecchia e inutile. Mi piace di piu’ quella sul margine. Io sono ogni giorno piu’ impressionato dalla idea di “margine” teorizzata da Weinberger e Searls in

World of Ends. Continuiamo a mirare al centro mentre il valore e’ alla periferia:

Quando Craig Burton descrive la stupida architettura della rete come una sfera vuota composta solo da estremità, rappresenta un’immagine che coglie l’essenza dell’architettura di Internet: togliete il valore dal centro e consentirete l’incredibile fiorire di valore tra le diverse estremità collegate tra loro. Questo perché, ovviamente, quando ogni estremità è collegata ad ogni altra, le estremità non sono più affatto agli estremi.

[...]

Continuiamo ad applicare le solite categorie di una comunicazione che discende da un centro e scivola verso gli ascoltatori mentre oggi la struttura e’ molto cambiata e scrivere un blog su Virgilio e’ ormai semplicemente una tautologia. Perche’ ognuno di noi e’ Virgilio.

Paolo, invece, fa battere la lingua dove il suo dente duole (tools e applicazioni) ma produce una definizione rigorosa e sensata:

Volendo dare una definizione più precisa al termine weblog direi che un weblog è un sito che consente la creazione di

relazioni tra persone attraverso dei racconti cronologici.

Io, nel mio piccolo, sto cominciando a pensare (con gusto del paradosso) che il weblog abbia svolto il suo ruolo,

dando il via ad un

meccanismo di relazione che ha ‘esaltato’ alcune dinamiche della rete fallite con altri strumenti (forum, mailing list, ecc.)

ed ha ‘standardizzato’ (nei comportamenti e nelle abitudini delle persone) alcune logiche di collegamento, citazione e confronto che

hanno sostuito l’isolamente delle prime pagine personali. Dopo questo cambiamento di approccio mentale, oggi come oggi io

potrei tranquillamente

entrare nella ‘blogosfera’ con un sito web scritto a mano i cui contenuti non sono in ordine cronologico inverso e magari anche

incapace di fornire

permalink, trackback e feed RSS. Mi basterebbe avere una qualsiasi forma per esporre il mio pensiero e creare dei rimandi

che mi facciano interagire con altre persone, condividendo contenuti e partecipando ad un sistema cooperativo

di costruzione del senso (proprio come la blogosfera ci ha abituati a fare). Il

nonblog di Luca Sofri (che pure è il più fomoso blog italiano)

ne è una buona dimostrazione.

E’ ovvio che feed rss, trackback, sistemi di ping e magari un tool da blogger sono cose che aiutano. Facilitano la vita (e lo scambio),

ma non contribuiscono in nessun caso a ‘definire’ quella che è di fatto una realtà di comunicazione che prescinde dagli strumenti (non

dall’approccio delle persone). Io, tempo fa, definivo il blog come un ‘punto di presenza dell’individuo negli scambi di rete’,

raccogliendo da Peter Kaminsky la migliore definizione di blog che abbia letto:

A blog is a social network application that represents the basic social building block: one person.

Oggi direi persino che che parlare ‘solo’ di blog è inutile. Il blog è stato importante per abituarci a certe logiche

di scambio e di confronto sul web, che a differenza di altri sistemi (su cui si impostava prima lo scambio) garantisce memoria

storica oltre alla facilità di consultazione e di ricerca. Il blog ha portato alcune innovazioni che hanno fatto superare

l’imprecisione comunicativa delle mailing list, di usenet e dei forum. Con i weblog alle enormi

potenzialità di relazione di questi strumenti si sono aggiunte la facilità di accesso, la capacità di memoria e la capacità di ricerca

tipiche del web (che gli altri sistemi in qualche modo ‘emulavano’ solo). Ma l’innovazione principale è stata quella

di raccogliere i contenuti ‘per persona’, fornendo (attraverso il blog) uno strumento di identificazione fortissimo

per gli individui. E questo facilita la relazione sia tra soggetti che si conoscono, sia con soggetti che iniziano

da zero un nuovo contatto.

Rispetto alle home page personali, invece, l’innovazione è stata quella di averle rese

dinamiche, vive e aggiornate perchè il confronto continuo genera attenzione, e l’attenzione stimola

l’espressione. Tra l’altro questo sistema di relazione è un ‘sistema ricco’ perchè genera attenzione in misura pari o superiore

alla produzione di contenuti. E questa ricchezza si manifesta per la prima volta nella storia della Rete,

che ha sempre avuto nell’attenzione una

risorsa scarsa.

Queste innovazioni hanno prodotto uno scatto mentale, un cambio di approccio che rimarrà anche dopo il blog,

e che esiste (ormai) anche prescindendo dal blog.

E se oggi il blog è ‘ancora’ il modo più facile per stabilire il

nostro ‘point of presence’ (per pubblicare sul web i nostri contenuti),

non è più importante che il ‘point of presence’ sia necessariamente un blog.

Grazie ai weblog si è alzata (molto) la maturità complessiva

su queste dinamiche e si può interagire in questo ‘social network’ utilizzando qualsiasi soluzione,

purchè dietro ci sia un individuo che si esprime e si confronta con gli altri. Non cambia nulla se

questo individuo si esprime sul sito di un giornale, sul suo sito web personale o in un weblog.

Quanti di voi rifiuterebbero il confronto con una persona che dice cose interessanti e che manifesta

disponibilità a discuterne solo perchè scrive le sue idee a mano su una web page con lo sfondo beige e la

intitola col nome di un filosofo? E se questa persona decidesse di invertire l’ordine cronologico con cui

archivia gli argomenti, pur continundo a scrivere cose interessanti, chi eviterebbe lo scambio solo

per saltare il fastidio dello scroll?

Il blog esiste, dunque e per fortuna. Ci facilita la vita. Ma da solo non serve a capire ciò che ci stiamo affannando tutti a

descrivere. La cosa che ci interessa e che ci affascina, che stiamo vivendo come un’avventura, si chiama ‘relazione’.

Ovvero questa nuova visione ‘condivisa e discussa’

delle cose e del mondo che ci stiamo abituando a interpretare ogni giorno e che sta cambiando il nostro

modo di vedere la quotidianità e gli universali. E’ questo il ‘meme’, l’elemento concettuale, l’idea di fondo

su cui tutti ragioniamo. E’ questa l’essenza della ‘blogosfera’, che pure non ha ragione, se non

come tributo, per dovere la sua radice al blog. Anzi, io credo che potremmo parlare persino di ‘ideosfera’.

Sono due neologismi terribili, è vero. Ma il secondo, almeno, calza a pennello.

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