#Mobilegeddon – Ormai il digitale è ufficialmente mobile-first

MobileGeddon In 140 caratteri: «Non è l’Apocalisse, ma il nuovo algoritmo di Google rischia di penalizzare le piccole imprese»
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Se ne parlava da settimane, ma la notizia è passata anche sulle principali testate italiane. Google cambia il suo algoritmo e penalizzerà nelle ricerche i siti web che non sono disegnati per essere funzionali sui vari piccoli schermi (gli smartphone di tutti i tipi e dimensioni).

Puoi leggerne, in italiano, su La Stampa, Repubblica, Il Post e quasi ovunque.

Qui trovi anche l’utilissimo test per vedere se il tuo sito piace a Google.

Più mobile-first per tutti
In alcuni ambienti (quello dei nerd, ovviamente, ma soprattutto giornalismo ed editoria) si ragiona da tempo sulla necessità di pensare siti e contenuti prima di tutto per i dispositivi mobili. I dati degli ultimi anni ormai hanno segnato uno scarto importante, spostando sugli schermi portatili una porzione rilevante degli accessi (e degli acquisti online).

Ma con il cambiamento dell’algoritmo di Google viene sancito in qualche modo un passaggio di ufficialità: il focus -a partire dalle ricerche e dall’esperienza del visitatore sul sito- si sposta dal desktop all’accesso «in movimento». Ed è una tendenza che non è destinata ad invertirsi.
Se vuoi un plausibile scenario futuro, da un prospettiva più ampia: “The mobile phone allows us to study human behavior on a spatial, temporal and social level that is unprecedented”

Quanto ci costa
Ci sono un paio di considerazioni da fare. La prima è che, nonostante l’hashtag #MobileGeddon lasci intuire un senso di urgenza (con la sua assonanza con l’Armageddon), le cose non cambieranno nello spazio di una notte. Ma cambieranno comunque presto.

La seconda è che, se è vero che il cambiamento dell’algoritmo riguarda solo le ricerche fatte da mobile e non dal desktop o dal tablet, è anche vero che tutti i dati raccontano di un crescente prevalenza degli accessi dagli smartphone. Quindi occorre non sottovalutare la questione e iniziare ad attrezzarsi.

Questa scelta di Google ha un costo. Se giornali e grandi editori (o grandi produttori di content marketing) sono già pronti coi loro siti, molte piccole e medie aziende (a anche più di qualche grande corporation) rischiano di dover correre urgentemente ai ripari, per restare visibili nelle ricerche.
In molti casi si tratta di vecchi siti web statici, costruiti nei primi anni duemila e mai aggiornati.

Questo vale soprattutto per i business legati al territorio (se vuoi un’idea indicativa, More than 94% of mobile users search for local information). Pensa ai ristoranti, agli alberghi, alle piccole aziende. Ma la necessità di adeguarsi vale anche per chiunque produca contenuto per essere vivo in rete (dai blog ai piccoli siti di informazione, a chi fa promozione del brand).

E poi, last but not least, ci sono i siti delle Pubbliche Amministrazioni. Quanti sono ottimizzati? (E quanto costerà ottimizzarli?).

Apocalisse, o solo star dietro ai tempi
Un po’ di letture che avevo raccolto nei giorni scorsi e che conviene fare per costruirci un’opinione.

Jillian D’Onfrio parla di «apocalisse per milioni di siti web» (esagerando secondo me) e raccoglie un alcune opinioni di imprenditori. Il titolo è chiaro: What business owners think about Google’s plan to punish sites that don’t look good on mobile phones

Già prima aveva messo un po’ di allarme: Google is making a giant change this week that could crush millions of small businesses

Istruzioni per l’uso
Sempre Jillian, in un altro pezzo, fa un recap sulle cose importanti da considerare: Google just made a huge update that could affect millions of businesses. Here’s what you need to know

A livello di pratica, infine, Laura Bonawitz spiega cosa Google considera mobile-unfriendly (What You Need To Know About Google’s Impending Algorithm Update). E HowDesign indica alcune soluzioni: 6 Mobile Web Design Tips for Google’s Algorithm Shift

Se poi vuoi aggiornare subito il tuo blog, The best free WordPress plugins for mobile websites.

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