Per dare vita ad un testo, a
volte, basta un solo lettore
In
letteratura, come nella vita, è impossibile utilizzare
concetti come "buono" o "cattivo"
senza dar loro una importanza che non trascenda la
propria opinione. Questa è una affermazione talmente
ovvia che non merita spiegazioni (chi abbia informazioni
che conducano a conclusioni differenti è pregato di
fornirle).
Esistono, è
vero, letture che ci piacciono e letture che ci piacciono
meno. Spesso ci troviamo tra le mani un testo che ci
sembra abominevole. Però nessuno può garantirci che non
ci sia qualche lettore che provi piacere leggendolo. E
se qualcuno può trovare piacere a scorrerne le pagine,
non abbiamo nessun diritto di impedirgli di leggerlo.
Per questo Bookcafe pubblicherà tutti i
testi inediti che arriveranno in redazione.
Non
è colpa di Thomas Mann se non riesco ad arrivare in
vetta alla sua montagna incantata.
Il piacere che può
darci la lettura di un testo è sottomesso a molte
variabili, come (per esempio) il nostro stato d'animo
momentaneo, la nostra formazione culturale o anche il
retrogusto che ci ha lasciato l'ultimo libro che abbiamo
letto. Naturalmente, le variabili sono moltissime ed è
impossibile classificarle. Ma, spesso, quando
rileggiamo un racconto che ci aveva disgustato
anni fa, scopriamo che invece ci appassiona.
E questo è già sufficiente per renderci conto del
fatto che, come sosteneva Pennac, non è colpa di Thomas
Mann se noi non riusciamo a raggiungere la vetta della
sua Montagna Incantata. Se non ci riusciamo oggi,
potremo riuscirci domani. Ma questo ragionamento serve
anche a suggerirci una maggiore prudenza quando siamo
spinti a dire che un testo è "brutto".
Le
superstizioni ed i puristi
Normalmente siamo
portati a credere che un racconto (o un romanzo, o una
poesia) esistano solo quando si realizzano come prodotti
finiti del processo editoriale. Siamo anche abituati a
definire scrittore solo chi ha già pubblicato qualcosa.
Evidentemente,
queste sono superstizioni dettate dall'abitudine
all'editoria di mercato. Un racconto, in effetti, viene
pubblicato perché qualcuno ha deciso che quel racconto
è buono. Però questa è una opinione (que è
legittima, in assoluto, ma pur sempre una fra infinite
opinioni possibili).
Se
nessuno torna ad occuparsi della letteratura rimasta
inedita, dopo migliaia di queste opinioni, noi lettori
avremo sicuramente perso qualcosa di interessante.
Abbandoniamo
quindi i puristi alle loro opinioni y (ora che possiamo,
grazie alla telematica) osserviamo con attenzione la
produzione inedita. I risultati ci convinceranno più di
mille discorsi. E, se non ci convincessero, proviamo a
leggere di nuovo ciò che a prima vista non ci è
piaciuto.
Non
critichiamo: disegniamo la nostra mappa personale dei
gusti e cominciamo a percorrerla
Molto spesso,
inseguendo l'illusione del testo buono, critichiamo un
altro testo. Questo è normale, se fatto serenamente.
Però facciamo in modo che ci serva solo per disegnare
una mappa ed orientarci nel labirinto dei nostri gusti.
E non
dimentichiamo mai che ciò che non ci è piaciuto oggi,
potrà piacerci domani.
La
nostra intima esigenza di storie.
Come dicevamo, non
è scrittore solo chi ha pubblicato. Anzi. E'
scrittore chiunque, rispondendo all'esigenza umana di
storie, dedichi il suo tempo a raccontarne (e non è
neanche importante se le racconta in prosa, in versi o
criptandole sotto forma di epigrammi...).
Scrivere un
racconto, dunque, ignorando l'opinione dei puristi (che,
come abbiamo visto è superstizione di casta o -per
essere alla moda- di lobby) è solo una maniera di
raccontare storie. Niente di piu'.
Abbandoniamo
quindi la tentazione di mitizzazioni ingenue. Lo
scrittore è solo la versione moderna del pastore che,
seduto intorno al fuco, raccontava storie agli altri
pastori. Un uomo, dunque, che ci racconta le sue
storie senza per questo essere migliore degli altri.
- H o m e P a g e -
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