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AlessandroBaricco
domande a cura di Marco Drago
Plasson - Questo è il problema: dove inizia il mare?
Bartleboom tacque.
Andava e tornava, il sole, tra una nuvola e l'altra. Era il vento del nord, sempre lui, a organizzare il silenzioso spettacolo.
Il mare continuava imperturbabile a recitare i suoi salmi. Se aveva occhi, in quel momento non era lì che stava guardando.
Silenzio.
Silenzio per minuti.
Poi Plasson si girò verso Bartleboom e disse tutto d'un fiato
- E voi...voi cosa studiate con tutti quei vostri buffi strumenti?
Bartleboom sorrise.
- Dove finisce il mare.
Due pezzi di puzzle. Fatti l'uno per l'altro. Da qualche parte del cielo un vecchio Signore, in quell'istante, li aveva finalmente ritrovati.
- Diavolo! Lo dicevo Io che non potevano essere scomparsi.
(da OCEANO MARE, Rizzoli, 1993, p. 75)
Alessandro Baricco ha scritto fino ad oggi due romanzi, CASTELLI DI RABBIA (Rizzoli, 1991) e OCEANO MARE (Rizzoli, 1993), oltre a due saggi di critica musicale usciti tra il 1988 e il 1992.
E' facile che il suo nome non suoni nuovo anche se non si sono letti i suoi libri: negli ultimi mesi si é fatto un gran parlare di lui come scrittore (Premio Viareggio per la narrativa) e come presentatore televisivo ("L'amore è un dardo" un programma di RaiTre dedicato all'opera lirica).
In piena estate 1993 dichiarò che gli scrittori finalisti al Premio Strega erano tutti dei "pitocchi" e che bastava Stefano Benni da solo a batterli tutti. Scoppiò una polemica furibonda, la cui prima vittima fu lo stesso Baricco, costretto suo malgrado a ribattere alla reazione inferocita dei "pitocchi" toccati sul vivo. Alle spalle della polemica stava una dolorosa verità: la poca qualità generale della narrativa italiana e la mancanza di editori capaci a stimolare una scena a dir poco soporifera. Per quanto legittimo e divertente, l'intervento polemico di Baricco ha spostato l'attenzione del pubblico su argomenti molto meno interessanti di quelli da lui scelti per comporre i suoi romanzi; di conseguenza in questa sede cercheremo di rimettere il treno sulle rotaie e di parlare di Alessandro Baricco, piemontese di Torino, classe 1958, studioso di musica lirica, come scrittore e soltanto come scrittore.
Per descrivere Baricco scrittore é necessario comprendere il motivo per cui la quasi totalità degli scrittori italiani contemporanei non gli piaccia e vengano definiti "avari di storie", "troppo prudenti", "rappresentanti di una letteratura per bene ". I libri di Baricco traboccano di personaggi e di trame, di storie e storielle, di dialoghi e di poesia, di musica e pittura, di nomi e misteri, di date e luoghi e per lui un romanzo si fa leggere solo se l'autore dimostra questo tipo di generosità verso chi compra e legge il libro. Baricco dice: "Se uno ha letto Benni o Pennac, come può pensare di costruire un libro su una storia e mezza?"
Tutto molto semplice.
CASTELLI DI RABBIA e OCEANO MARE, una volta letti, si intrecciano nella mente del lettore, le loro infinite sfaccettature si muovono a velocità impressionante da un ricordo all'altro e poco alla volta si comprende che sono concepiti come un unico grande omaggio alla letteratura "narrante", a quel gusto di raccontare che sembrava smarrito da qualche anno e che in Italia non era mai esistito. Per questo Baricco é una voce (purtroppo) finora unica nel panorama letterario italiano: la sua tecnica non sembra essere frutto di pesanti studi teorici, né l'autore ci fa pesare una "vita vissuta" al di là delle normali possibilità di un qualunque cittadino italiano, il suo segreto, lo dice lui stesso, é "osare", provare, uscire dalla letteratura scritta per benino, con tutte le cose al posto giusto, gli equilibri perfetti, i personaggi completi e verosimili. Osare, sperimentare (ormai é tempo), restituire alla prosa quel ritmo e quella musicalità che negli anni ottanta erano state abbandonate a favore del minimalismo più deteriore.
Il ricco signore che fa costruire un pezzo di ferrovia fuori di casa, compra una locomotiva e le fa percorrere a pieno regime quel pezzo di binari; il maestro di musica che realizza un progetto di "musica per due bande" che percorrono la città da un capo all'altro suonando due pezzi diversi e che si incrociano proprio nella piazza centrale; il pittore che dipinge il mare, lasciando le tele completamente bianche (41 tele perfettamente conservate); il religioso che compone preghiere a Dio dai titoli come Preghiera per un bambino che non riesce a dire la erre o Preghiera di un vecchio a cui tremano le mani; lo studioso che sta scrivendo un'enciclopedia dei limiti riscontrabili in natura e altre mille storie, tutte legate tra loro, tutte in due libri, tutte per onorare la narrazione e, perché no, la narrativa.
Alla fine dell'ottobre 1993 abbiamo incontrato Alessandro Baricco e gli abbiamo rivolto qualche domanda, non tanto insistendo sul tema dei "pitocchi", quanto cercando di andare alle sue radici di scrittore. Un ringraziamento particolare per aver reso possibile questa intervista va a Susanna Franchi.
Quali sono gli autori che ti hanno formato?
Principalmente, Celine, Salinger, Selby Jr., Stevenson, Gadda, Conrad e Sterne. Sono tutti citati nei miei libri, anche se a volte in modo obliquo.
Quali, invece, quelli che leggi adesso?
Leggo di tutto, ma quando scrivo devo stare attento perché ho la tendenza a farmi influenzare da quello che leggo. Dunque ho identificato un certo genere di libri che riesco a leggere pur continuando a scrivere: CONAN DOYLE, CHESTERTON, cose del '700, lontane dalla contemporaneità. Se, ad esempio, leggessi uno come Pennac so che, inconsciamente finirei per imitare il suo stile...Pennac è uno dei 3-4 migliori, secondo me. Leggo gli americani perché mi incuriosiscono anche se non sempre mi piacciono, sono quelli che mi sembrano i più vicini a quello che faccio io. Ogni tanto riesco a trovare qualche grande classico che non avevo letto, oppure ne rileggo uno.
Italiani?
Gadda, come ho già detto...ultimamente ho letto due cose italiane che mi sono piaciute. Una si chiama "Di corno e d'oro" di Laura Pariani, un'opera prima, sono dei racconti, di cui quello che dà il titolo alla raccolta mi è sembrato particolarmente bello e poi "Veglia Irlandese" di Athos Bigongiali, tutti e due Sellerio.
In Italia mancano gli scrittori o mancano grandi editori coraggiosi?
Mancano gli scrittori in carriera, abbondano gli scrittori che non ci sono ancora, e dunque c'è un problema di editoria anche se, in fondo, in Italia chi sa scrivere pubblica. Non è difficile farsi pubblicare, è difficile vendere e farsi leggere. La stessa cosa vale per i registi cinematografici della mia generazione: in fondo il primo film l'hanno fatto tutti, magari dopo aver faticato un po', solo che poi non è uscito nelle sale, o c'è stato due giorni e nessuno l'ha visto. L'incapacità degli editori brucia energie preziose perché in molti casi le opere prime sono le migliori di determinati autori e purtroppo non ricevono un'adeguata attenzione dalle case editrici e di conseguenza dal pubblico.
De Carlo ti ha definito un "letterato", ma esiste da noi uno scrittore non "letterato", uno scrittore "popolare" che si possa leggere su diversi piani e che diverta. Uno Stephen King_
Penso che De Carlo ambisca ad essere proprio quello... ma certo si fa fatica, in Italia, a fare un tipo di "prodotto medio" che non voglia essere grande letteratura e che però abbia delle belle trame...
Bevilacqua...
Già, da noi, purtroppo quel ruolo lo svolge Bevilacqua, perché non c'è una cultura di questo tipo... Le generazioni dalla mia in poi, che hanno meno paura, che hanno più dimestichezza col mercato e col fatto che deve esserci un pubblico, sono quelli che devono inventare una "narrativa media" perché gli editori non hanno preclusioni di base, penso che siano un po' vili, certo... quelli che non hanno paura sono piccoli e dunque non hanno reale forza, gli altri sono vili ed è strano perché con tutti i soldi che hanno...
Allora è colpa della mancanza di mercato...
Mah...non è nemmeno mai esistito il mercato delle automobili fuoristrada, ma quando hanno cominciato a venderle come si deve, il mercato è venuto fuori. il mercato non è una cosa che c'è a priori, occorre crearlo.
In Italia si comprano pochissimi libri...
Sì, le cifre sono ridicole, ma perché, ad esempio, "Bagheria" della Maraini vende 100.000 copie? In Italia libri come quello se ne scrivono decine all'anno...
In Italia i libri che vendono non sono quelli di narrativa, sono quelli di giornalisti, uomini di spettacolo, comici, le biografie, Enzo Biagi...
In questo purtroppo, paradossalmente, ha ragione Berlusconi: c'è un margine di miglioramento enorme sulla vendita di un libro, ma lui pensa di colmarlo vendendo 200.000 copie di Bocca invece di 100.000 e non è quella la strada, però è indubbio che procediamo in seconda e potremmo andare in quarta... ma è difficile capire cosa si può fare...io non l'ho ancora capito adesso.
Veniamo ai tuoi libri...che musica suoni nei tuoi romanzi?
Nella struttura sono simili al teatro musicale, hanno molte affinità con gli schemi dell'opera lirica, perché quelli sono meccanismi narrativi infallibili, messi a punto dopo sperimentazioni di secoli da centinaia di persone, come il cinema per i nostri tempi; e quindi rappresentano una matrice che si può ancora usare oggi. Istintivamente uso dei percorsi narrativi che sono vicini a quelli che usava il teatro musicale e, visto che ho lavorato tanto in quell'ambito, mi accorgo di usare piccoli trucchi mutuati dalla musica, come i ritornelli...
E il rock?
Difficile scrivere rock, ma io sono cresciuto in mezzo all'opera lirica e non potrò mai fare quel tipo di letteratura _
I due romanzi, "Castelli di Rabbia" e "Oceano Mare", hanno una genesi comune?
Come dice Woody Allen, continuo a fare lo stesso film, cercando di farlo sempre un po' meglio; credo di aver riscritto lo stesso libro, in un certo modo...il Barolo è sempre Barolo. Poi c'erano delle parti di "Castelli di Rabbia" che pensavo si potessero fare meglio e ci ho provato con "Oceano mare", hanno molti punti in comune, alcuni invisibili, alcuni evidenti... tutti e due raccontano storie dell'800, due storie collettive con molti personaggi.
I nomi dei personaggi sono stravaganti...
I nomi nascono nei modi più strambi. Sono casuali, comunque...se ci sono riferimenti letterari, sappiate che, generalmente, non è una cosa consapevole. Freud ci lavorerebbe bene... Certamente non riesco a scrivere storie con nomi normali ed è quello che mi tiene lontano dallo scrivere storie contemporanee perché appena penso di scrivere: "Entrò nella stanza Marisa..." mi casca tutto... ma questo è un mio limite.
Quando hai deciso di fare lo scrittore?
Ho sempre scritto...mai narrativa...facevo il giornalista e ad un certo punto mi è venuta voglia di scrivere anche delle storie...
Come sarà il prossimo libro?
Non lo so. Adesso sto scrivendo per il teatro. Io detesto il teatro, ma Luca Ronconi e Gabriele Vacis mi hanno chiesto di scrivere qualcosa e, visto che fanno un teatro molto diverso dalla norma, ho deciso di provarci, anche se mi sento più vicino al cinema.
Per il resto ho alcune idee, ma senza fretta...
Hai parlato di cinema: che registi ti piacciono?
Su tutti Sergio Leone e Stanley Kubrick.
Qualche altra esternazione sul cinema?
- ride- Beh, se tutto va bene ci sarà un film tratto da "Castelli di Rabbia"...sempre che la crisi del cinema italiano ce lo permetta...
L'intervista si chiude senza aver neppure sfiorato l'argomento pitocchi e speriamo che Baricco abbia apprezzato questo nostro tentativo di mettere lo scrittore in primo piano rispetto al polemista: in giro ci sono già troppi polemisti e quasi zero scrittori.
ottobre 1993
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