L’uragano ai tempi di Instagram

Come avevamo già visto con il terremoto negli USA e con quello in Emilia, Twitter in caso di grandi eventi svolge un ruolo molto interessante nella narrazione collettiva (e in quella giornalistica).

E come era già capitato (circolavano Tweet del tipo: «È più saggio scappare prima e solo “poi” twittare»), anche con l’uragano Sandy ci sono annotazioni un po’ buffe e un po’ serie.

il New York’s fire department -ad esempio- ha dovuto avvisare la gente di non usare Twitter per chiedere aiuto in caso di emergenza: meglio continuare con il tradizionale 911. (via @annamasera).

Sul fronte della narrazione, Sandy ci sta facendo sperimentare però una novità importante. Con Instagram che viaggia ormai sui 100 milioni di utenti, il racconto per immagini diventa sempre più pregnante.

Al momento in cui scrivo, l’hashtag #sandy raccoglie già quasi mezzo milione di foto.

Così, ad esempio, Chris Akerman e Peter Ng hanno creato Instacane, un sito dedicato alla copertura dell’uragano attraverso Instagram.

Poynter, invece, fa notare che una delle foto più condivise (quella delle sentinelle del milite ignoto sotto la pioggia, che ha avuto decine di migliaia di condivisioni e like) non ha nulla a che fare con Sandy. È stata scattata a settembre.

E l’Atlantic ha un bell’articolo che spiega come distinguere le foto reali di Sandy da quelle finte: InstaSnopes: Sorting the Real Sandy Photos from the Fakes.

Per i giornalisti, invece, questi eventi sono un’occasione importante per sperimentare. Così Jeff Sonderman propone 5 modi creativi per raccontare l’uragano.

Andrew Beaujon, invece, raccoglie i 6 meme che stanno circolando su Sandy.

Sul sul versante dei consigli pratici, ecco come curare la narrazione dell’uragano ripostando foto altrui che hanno valore di notizia.

E se dovesse servire, ecco come mettere facilmente le foto di Instagram sul proprio blog o sul proprio sito: Embedding Images from Instagram.

Twitter: @gg | Instagram: @ggranieri.

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