L’ignorante che perde tempo con i social media

Qualche giorno fa il New York Times ha pubblicato un articolo intitolato Wasting Time Is New Divide in Digital Era.

Uno degli argomenti principali è vicino alla concezione più banale (e quindi in gran parte sbagliata) dei social media. L’idea di fondo è che la gente meno colta e più povera faccia un uso di internet meno consapevole e privo di significato.
Il momento in cui l’argomentazione funziona meno è quando si accenna alla perdita di tempo. In pratica, come si desume dal titolo, è un’opinione che potrebbe essere volgarizzata in una formulazione semplice: più sei ignorante e povero, più usi i social network.

Come spesso accade -e lo ripetiamo continuamente- queste posizioni potrebbero sembrare sospese tra il disinformato e la retroguardia. Ma sono importanti, soprattutto per le risposte che generano.

Così, se ti interessa il tema, puoi andarti a leggere la reazione della Technology Review del MIT. Il titolo è: There Is No Digital Divide ed è un’intervista a Jessie Daniels. Tra i tanti spunti c’è la proposta di cominciare a rivedere alcuni concetti base su cui ci appoggiamo.

Ma soprattutto, puoi leggere il punto di vista di Nathan Jurgenson, che prima recupera in uno storify i tweet di Jessie Daniels e poi scrive un bel post.

La conclusione è interessante e condivisibile: «C’è ancora tanto lavoro da fare per dimostrare quanto i social media arricchiscano la nostra vita di significato, quanto siano importanti e produttivi».

Il titolo è: Critiquing the Digital Divide Rhetoric.

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