Le versioni di Osama

Tornando al modo in cui è stata trattata dai media la vicenda di Osama, ci sono diverse considerazioni interessanti. La prima è che il dibattito pubblico non è probabilmente destinato a risolversi, così come sempre accade quando un grande fatto è originato da azioni coperte da segreto di Stato.

Ci sono cose che non sapremo mai. Ma siamo nati e cresciuti con i media, e sappiamo capire -spesso intuitivamente- quando la dialettica tra potere e opinione si basa su strategie evidenti. Così in pochi ci siamo stupiti osservando come le versioni dei fatti si andassero aggiustando nel tempo (Il Post ha un buon riepilogo).

Ma quello che noi riconosciamo in maniera implicita (la tecnica della politica di fornire versioni differenti nel giro di breve tempo per parlare a pubblici differenti) ha anche un suo racconto scientifico e ha spesso un impatto che invece non sappiamo riconoscere. Così, se ti appassioni al tema, puoi trovare interessante il post di Vaughan Bell.

«La ricerca ci mostra», dice, «che quando una versione dei fatti viene corretta, anche se siamo a conoscenza della correzione, tendiamo a credere al primo erroneo racconto che ne abbiamo avuto». Ma ci sono molti altri spunti che valgono una riflessione. Leggi tu stesso: Why the truth will out but doesnt sink in.

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