Le carte di Google+

«Google+», scriveva qualche giorno fa Guy Kawasaki, «è il Macintosh dei social network: è il migliore, è usato da meno persone e spesso è condannato dagli esperti».

Io ho sempre ammirato molto il design minimalista di Google, e tra le altre cose mi piace che Google+ sia asimmetrico, come Twitter. Tu puoi seguire qualcuno, e non sei obbligato a essere reciproco.
Ma il problema di Google+ era (e forse è ancora) un altro: in molti lo definivano una «città fantasma». E io, pur usandolo in maniera effettivamente residuale, avevo la stessa impressione.

È molto interessante il nuovo redesign a «carte». È bello, pulito ed elegante. Se vuoi farti un’idea, Vincos te lo spiega bene in italiano.

Ma forse ha ragione Robert Hof su Forbes. «Google», scrive, «sta ancora combattendo la sua battaglia per convincere la gente normale a usare Google+». Per quanto possa essere bello, infatti, il valore in un social network (a differenza dei Macintosh di cui parlava Kawasaki) è dato in gran parte dalle gente che lo usa e lo abita.

La teoria di Hof è che, pur con nuovo design più visuale, più simile a Pinterest se vogliamo (ma meno disordinato), Google+ continua a fare lo stesso lavoro di Facebook. E quindi la gente tenderà a rimanere dove già è.

L’analisi è interessante e si intitola: Google Still Struggles To Explain Why Normal People Should Care About Google+

Se vuoi approfondire, puoi dare un’occhiata al pezzo di ABC (Google Plus Focuses on Photos in Fight Against Twitter, Facebook and Instagram) e a quello di FastCo: How Google Unified Its Products With A Humble Index Card

Ma, soprattutto, merita la lettura l’articolo del New Yorker: The Design That Conquered Google.

(Su Google+ mi trovi qui)

Questa voce è stata pubblicata in Digital literacy. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>