La teoria della pastasciutta

Io concordo abbondantemente quando si dice che la parola «blog» non significa più nulla sin dal momento in cui i pochi early-adopters hanno cessato di essere pochi e lo strumento è diventato il canale «normale» per chiunque voglia esprimersi in rete o abbia qualcosa da dire. Tanto che da anni proviamo a parlare della blogosfera come della parte abitata della rete.

«Blog» non è una parola che può essere utilizzata al singolare (un solo blog non ha senso, milioni di blog significano qualcosa) e rappresenta una fase importante della messa a sistema della rete, che per complessità può funzionare solo con un modello interest driven e relationship driven, in cui la cognizione dei singoli ha un ruolo importante.
Poi certo, «blog» ormai significa persona dentro la rete e della parola ogni tanto si abusa. (Per chi lo usa da anni fa addirittura fico ridimensionare. Io stesso ci casco: a volte mi definiscono «esperto di blog» e correggo sempre «Sìsì, esperto di blog e di fettuccine» oppure «Sìsì, esperto di blog e di melanzane grigliate»).

Ma in realtà, se non immaginiamo la rete come un sistema di contenuti, di relazioni e di persone, c’è poco da poter spiegare in un piccolo post per conversare con chi porta argomentazioni viziate da una visione parziale. Così leggendo i pezzi di Franco (rilanciati pure da Don Vittorio), penso che sì, per certe cose è meglio il wiki del blog, più o meno come per scolare la pasta è meglio lo scolapasta del televisore (ma d’altra parte, poi, per guardare la tv lo scolapasta non è performante).

E quanto alla visione generale del fenomeno, posso solo dire che mi sembra solo condizionata dall’assenza di umiltà che permette l’ascolto. Se non ascolti o non vuoi ascoltare come vedono il mondo gli altri, se non riesci ad accettare un modello in cui tutti possono parlare e tu ti scegli i tuoi interlocutori pertinenti con cui dialogare, in effetti, le cose finiranno per assomigliare a come le descrive Carlini.
O a come può descrivere una bottiglia di vino uno che la guardi con gli occhi incollati all’etichetta :)

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