La sfida dei blog

Blog Age

Se riesco (anche io) trovare un albergo a Milano prima che tutti i posti in aereo si esauriscano,

parteciperò a Blog Age. L’idea è interessante e, anche se storicamente appartengo alla schiera di coloro che

non condividono la

divisione manichea tra blog ‘fuffistici’ e ‘di controinformazione’, il dibattito proposto da Quinto Stato cade in un momento estremamente sensibile. Un po’ come il cacio sui maccheroni.

La fase che la blogosfera italiana sta vivendo è importante. Non mi riferisco all’affaire

(1, 2) che coinvolge il blog del cugino di Clarabella

e che sta motivando esagerata indignazione (esagerata non perchè il fatto non sussista ma, anzi, proprio perchè certe cose non sono una novità). Mi riferisco invece ad alcuni

segnali importanti che mi sembra di cogliere, a partire da un aumento dell’attenzione generale sui blog come strumento di informazione. E, se questo

significa un notevole aumento di lettori “non-bloggers”, pone anche alcuni problemi in qualche modo ‘nuovi’.

Blogging versus Journalism. Il dibattito, a partire dalla storia della

fuffa, si è arricchito di molti interventi (una breve ricostruzione

è qui). In massima parte si costruiscono

argomentazioni su un presupposto molto netto, cercando di capire se il blog è o non è una forma di giornalismo. Oltreoceano, ad esempio,

ci sono voci autorevoli che sostengono il no, il sì (Dave Winer:

Web logs are journalism. Have they had a big impact? Absolutely.“)

ed il sì condizionato (J. D. Lasica, “weblogs will supplement and complement, but not replace or displace, traditional media.“.

In Italia ci si divide più o meno sulle stesse posizioni, con qualche estremismo sui blog tenuti da giornalisti e quindi professionali,

ma anche con qualche punta di ‘autoironia italiana‘:

“E’ per questo che pubblico questo disclaimer:

Questo sito non è redatto da un giornalista regolarmente iscritto all’ordine e di

conseguenza illuminato dalla dea dell’equilibrio e la verità, quindi tutto ciò che contiene,

citazioni e link inclusi, è da considerarsi a priori inesatto, pretestuoso, personale e potenzialmente

dannoso per la vostra salute. Nessuna responsabilità viene assunta dal proprietario di questo sito per azioni,

opinioni e idee che direttamente o indirettamente potrebbero essere scatenate dalla lettura di questi testi,

l’autore si trova probabilmente in un grave stato d’infermità mentale e si appella fin d’ora alla clemenza

della corte.”

Io, lungi da trarre conclusioni, vorrei provare a tracciare un’analisi contrastiva, che non parta da contrapposizioni con il

‘giornalismo’ ma che, piuttosto, rilevi i parallelismi per poi marcare le caratteristiche proprie dei due ruoli. Anche perchè

ho la sensazione che tutti i post di un blog appartengano in qualche modo a ‘prodotti informativi’ tipici del giornalismo.

Blogging And journalism. Io credo che, alla fine, parlare di ‘giornalismo’ in

generale sia un grave errore analitico, che non ci aiuta a capire. Il giornalista, ad oggi, è semplicemente un iscritto all’albo e può svolgere il suo mestiere

in modi profondamenti diversi (dal giornalismo di inchiesta a quello scandalistico), in contesti differenti (dall’estrema provincia,

agli scenari internazionali) e con risultati qualitativi estremamenti differenti (pensiamo al caso montato sulla web-cam che spiava a computer

spento). Esistono però dei ‘prodotti informativi’ chiari (e classificabili), così come esistono delle specifiche differenze, che però non risiedono nello status professionale

o nel risultato.

Uno degli argomenti più utilizzati nel confronto tra blogger e giornalista è, di fatto, l’accreditamento dell’editore e la presenza

di una redazione che sovrintende a ciò che scrive il giornalista. In realtà sono due argomenti differenti, e il primo

è addirittura un finto argomento. Se accettassimo infatti il presupposto dell’accreditamento a scrivere saremmo costretti

a specificare le logiche per cui tale accreditamento si può considerare effettivamente un valore. Siamo nel campo del giudizio

soggettivo, poichè per qualcuno può avere significato l’accreditamento dell’editore del Corsera o del Sole 24 Ore, mentre

pare ci sia qualcuno (lo so per sentito dire) che rende maggior tributo all’accreditamento dell’editore di Libero, del Foglio o

del Gazzettino del Versante Sud del Monte Pollino.
Se ragioniamo in questi termini entriamo in un campo minato. E senza che

sia necessario. Non c’è dubbio che un buon giornalista può scrivere su un pessimo giornale (per esercitare la virtù ci vuole un reddito,

anche minimo), così come un pessimo giornalista può scrivere su una grande testata. E, anche accettato questo, non ci metteremmo mai d’accordo su chi è un grande

giornalista e su quale testata è grande.

Una buona riflessione andrebbe fatta invece sulla presenza di una attività redazionale che sovrintende (o che dovrebbe sovrintendere)

a ciò che un giornalista scrive. Di fatto, il giornalista dovrebbe avere dalla sua l’aiuto del Fact-checker (ovvero

colui che controlla l’esattezza e la veridicità dei fatti all’interno della redazione), ma le recenti trasformazioni imposte

alla professione dalla velocità di comunicazione sconsigliano di crederci troppo. Basta ricordare alcuni esempi recenti

o semplicemente guardarsi intorno. Se non vi basta l’opinione

di Ennio Remondino, leggiamo

insieme cosa scriveva (già qualche anno fa) Aldo Carotenuto sulla prestigiosa e

compianta rivista Teléma:

“Ora, mi sembra evidente che attraverso il computer e attraverso l’uso sempre più diffuso della telematica il giornalista non possa avere più rapporti con il fatto in sé, l’evento accaduto e visto con i propri occhi. Il giornalista lavora in tempo reale con fonti che riportano la verità di altri. Ma è un problema meno nuovo di quanto sembri. Nella scienza, per esempio, la maggior parte dei ricercatori fa riferimento a esperimenti realizzati da altri, a fatti non controllati in prima persona e, tuttavia, dati per acquisiti. La notizia, recente, della scoperta di nuove galassie e di pianeti la cui composizione potrebbe essere simile a quella della Terra è un dato scientifico ovviamente non verificabile non soltanto per i profani ma anche per la maggior parte degli scienziati. Convenzionalmente ci si fida. A meno di non ipotizzare una congiura di alcuni membri della comunità scientifica che avrebbero deciso di diffondere informazioni non veritiere, si è per forza di cose passivi dinanzi a questo genere di notizie e la verità del fatto viene sistematicamente delegata. A questo proposito, ricordiamo cosa può succedere nei regimi dittatoriali in cui l’informazione è pilotata dal gruppo dirigente. Nella Germania nazista Goebbels usava dire che una bugia, purché venga ripetuta in continuazione, diventa fatalmente una verità.

Ora quello che può accadere e di fatto accade è che il giornalista, sommerso dalle informazioni, non controlla più nulla di quello che scrive perché la verità di un’informazione sembra dipendere dal fatto che sia stata comunicata.”

Veniamo ora ai prodotti. Un giornalista produce informazioni diverse tra loro, per caratteristiche e contenuto. Proviamo a classificarle,

osservando per ogni singolo caso le eventuali differenze di approccio e risultato tra giornalista e blogger:

Cronaca: il giornalista, rispetto al blogger, ha un migliore accesso alle fonti (che spesso lo “trovano”) ed ha alle spalle

una struttura in grado di sostenerlo (finanziariamente e organizzativamente). Il fatto di essere pagati per seguire la cronaca,

inoltre, garantisce un impegno più costante di quello di un blogger. Possono però esserci dei casi di ‘blogger particolarmente

informati sui fatti’;

Inchiesta: come sopra, anche se in Italia il giornalismo di inchiesta non lo sostiene quasi più nessuno,

nemmeno nelle grandi testate.

Denuncia: il giornalismo di denuncia si basa sullo ‘smascheramento’ (di falsità,

di opinioni confuse con i fatti) attraverso procedure di analisi, di studio e persino di

esegesi. Può farlo benissimo un giornalista, ma può farlo altrettanto bene un blogger.

Colore: il ‘pezzo di colore’ è normalmente un articolo che racconta sensazioni e umori,

descrive ambienti, ecc. Anche qui il giornalista non ha vantaggi sul blogger, che deve proprio ai suoi ‘pezzi

di colore’ almeno il 50% della costruzione del concetto di fuffa.

Commento: nel gergo di mestiere il ‘commento’ è generalmente un corsivo o un editoriale, comunque

un pezzo caratterizzato (nei giornali intellettualmente onesti) anche graficamente come ‘opinione’ e non

come ‘informazione’. E’ un tipo di prodotto informativo

la cui analisi risulta controversa. E’ evidente che il giornalista non ha sempre grandi vantaggi. Se a volte può

essere più informato sui fatti, molto spesso commenta (come il blogger) sulla base di informazioni di seconda o terza mano.

E comunque in questo caso il valore aggiunto non è tanto l’informazione di partenza quanto la lucidità e l’appeal

dell’analisi. Il blogger, in più, non ha la necessità di filtrare le proprie opinioni in una logica editoriale (che

spesso le testate giornalistiche devono rispettare).

Corrispondenza: apparentemente potrebbe essere uno dei settori su cui si costruisce il

vantaggio del giornalista. Pensiamo a quanto spende la Rai per mantenere i suoi corrispondenti in giro

per il mondo. Ma pensiamo anche che la blogosfera ha una logica distribuita. Basterebbe fare l’esempio

di Raed.

Elzeviro: altro punto controverso. L’Elzeviro è un ‘pezzo’ in bella scrittura, generalmente

destinato (relegato?) nelle pagine culturali. Qui la differenza tra un blogger e un giornalista è nulla,

a meno di non considerare come garanzia di qualità letteraria l’iscrizione all’albo. E se è vero che

alla pratica dell’elzeviro i blogger devono un altro 30% della costruzione del concetto di Fuffa, è anche

vero che per leggere un pezzo scritto proprio male a volte bisogna comprare i giornali.

Fogliettone: nel gergo giornalistico il ‘fogliettone’ è un articolo su un argomento

frivolo o insolito. Vale quanto detto per l’elzeviro (e abbiamo beccato l’altro 20% dei pezzi dei

blogger che hanno portato al concetto di Fuffa).

Impasto: si definisce volgarmente ‘impasto’ o ‘pastone’ un collage di notizie molto simile

alle raccolte dei link che troviamo nei blog. Con il vantaggio, per questi ultimi, di avere a disposizione

uno strumento più interattivo.

Rassegna Stampa: direi che il blog qui è addirittura avvantaggiato dal fatto di non avere limiti

di spazio e di selezione delle fonti.

Intervista: non è assolutamente una prerogativa dei giornalisti, anzi.

Reportage: il reportage, ovvero la descrizione ampia di un luogo, un ambiente o una situazione,

può vedere favorito il giornalista (che ha il supporto economico ed organizzativo della testata), ma

vale il discorso fatto a proposito della corrispondenza. La blogosfera è un sistema distribuito e

sui blog si possono leggere e scrivere -almeno potenzialmente- reportage validissimi.

Resoconto: si chiama resoconto il ‘riassunto’ di dibattiti, conferenze, manifestazioni

politiche, eccetera. Nessun limite dei blogger rispetto ai giornalisti.

Differenze. Questa classificazione delle ‘attività informative’ ci indica soprattutto

una cosa: il 90% dei post di un blogger, se non la totalità, è affine all’attività giornalistica. Se

continuiamo ad accettare il presupposto che l’appartenenza ad un ordine non significhi qualità (e che,

per contrasto, essere un blogger non significhi essere deficienti), quali sono i punti che contraddistinguono

le due attività come attività diverse? E come si può “rendere consapevole” il ruolo della blogosfera in questa

abbuffata informativa?

Qualcosa di diverso ‘deve’ esserci, soprattutto se consideriamo che uno stesso giornalista, quando tratta una informazione

sul suo blog, la tratta in maniera diversa. Modifica il linguaggio, la costruzione delle argomentazioni, il tono. Per avere

un esempio, leggiamo Caravita sul Sole 24 Ore o su Telèma e leggiamolo poi sul suo blog.

Quando scriviamo sul blog, anche se (per fortuna) la maggior parte dei blogger lo fa in maniera non anonima,

ci mancano molti condizionamenti che invece esistono quando si scrive per un giornale o per la televisione.

Poi bisogna considerare le caratteristiche del medium. Anche se, quando ne abbiamo parlato, Bruce Sterling sosteneva che persino i

quotidiani sono bidirezionali (mediante le lettere all’editore), rimane l’evidenza che i blog sono ‘immediatamente’ interattivi

ed esiste un confronto diretto con il lettore. Questo non fa, secondo me, dei weblog un ‘sistema di discussione’ perchè

in fondo non sono dei forum, nè una estensione web di usenet. Se così fosse, ogni medium bidirezionale sarebbe riducibile

a ‘sistema di discussione’. In ogni caso la bidirezionalità del blog è un suo tratto costituente, che può e deve diventare una ricchezza.

Infine c’è il punto di forza dell’interconessione. Come vado ripetendo da mesi, nessuno legge un solo

blog. Quindi la blogosfera diventa un sistema informativo in cui il lettore gestisce la sua ricerca di notizie e opinioni.

Più che conclusioni, spunti di riflessione. Con queste premesse sono quasi obbligato a tornare su uno dei

miei cavalli di battaglia: la consapevolezza. Se guardiamo la blogosfera nella prospettiva di ‘strumento di informazione’,

i punti di forza sono la vitalità, il pluralismo indotto (indotto dalla navigazione attraverso i vari blog come sistema),

l’assenza di condizionamenti, la possibilità di creare (attraverso l’interazione) una comunità intellettuale viva e sana.

Paradossalmente i punti di debolezza non sono rappresentati dalla presenza di voci dissonanti o ‘a tesi’ (per alcuni sarà fazioso il

‘cugino di Clarabella’; per l’autore del ‘cugino di Clarabella’ potrà essere fazioso Blog Notes

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