La rete è un luogo caldo

Lo dico subito a mo’ di disclaimer: il libro me lo ha mandato Antonio, ed è pure di carta (non ne toccavo uno da una vita). Però c’è anche in ebook.

Ovviamente non mi capita di scrivere di tutti i libri che mi mandano, ma questa è una lettura che mi sento di consigliare, perché affronta molto bene il cambiamento antropologico che stiamo vivendo grazie alle tecnologie.

E lo fa da una prospettiva interessante e non consueta rispetto alle più frequenti impostazioni geek o sociologiche.

Questo perché Antonio non è il classico studioso da scrivania, ma racconta cose che sperimenta e vive anche in prima persona. Ed è una di quelle voci che riescono a inquadrare il contemporaneo con la dovuta pacatezza e il necessario senso di futuro. Caratteristiche che da queste parti apprezziamo sempre.

Scelgo un solo passaggio, che si riconnette ai discorsi che abbiamo fatto qui in questi giorni negli ultimi post.
«Il cyberspazio», scrive Antonio, «è un ‘luogo’ emotivamente caldo e non tecnologicamente algido, come qualcuno sarebbe tentato di immaginare. Certo, basta disconnettersi, o chiudere il programma per chiudere la relazione. In alcuni casi, però, al contrario, la rete è bucata e le persone si incontrano in uno spazio reale».

Però, come al solito, non fidarti di me. Fatti un’idea leggendo la recensione di Luca, quella di Gianluca Nicoletti e quella di Europa.

Il libro si intitola Cyberteologia e come spesso accade ai libri moderni ha un suo sito internet.

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