La Parte Abitata della Rete

Come ogni guida turistica, l’ho scritta pensando soprattutto a chi la meta non la conosce ancora o a chi la conosce poco, piuttosto che a quanti già ci vivono da tempo e con soddisfazione. Ho provato a raccogliere quello che ho imparato in Rete in questi anni, le cose migliori che ho sentito dire in giro, il senso del mutamento di prospettiva che stiamo vivendo, al di là della banalità degli strumenti, degli entusiasmi e delle definizioni del momento.

Spero, più di ogni altra cosa, di aver reso giustizia allimpegno delle tante persone che stanno rendendo Internet un luogo interessante, vivo, utile, pieno di umanità.

[Sergio maistrello]

Devo cominciare con una disclosure (parola che non avrei mai utilizzato se non per giocare con chi ne fa una moda): Sergio Maistrello è un amico fraterno, è sempre il primo a leggere le cose che scrivo io e a me capita di frequente di leggere in anteprima le sue. Poichè gli amici (a differenza di certi parenti) si scelgono tra loro, io apprezzo molto la sua visione del mondo, la leggerezza con cui la racconta e la facilità con cui riesce a trasmettere pensiero. Mentre lui di solito mi taglia tutti gli avverbi, io vorrei imparare il segreto del suo delizioso stile discorsivo.

Scrivere un libro, se si è dotati di un minimo di sensibilità, è un atto di coraggio. A livello personale c’è tutto un percorso emotivo, a volte molte intenso, che accompagna la messa a punto di una visione organica delle cose, la verifica che la stesura e l’argomentazione rispondano appieno al sistema di idee che ci forma le singole opinioni e le interpretazioni delle cose di cui parliamo.

La prima tappa, quella della stesura appunto, è di solito intima e condivisa solo con pochissime persone. E’ un po’ come presentarsi a carne viva, senza la protezione della cute. Poi c’è la fase di limbo, quella editoriale in cui lo sforzo di scrittura passa per le bozze, la tipografia, la prenotazione in libreria. E’ una fase più o meno lunga, in cui l’autore è decisamente solo. In queste settimane (o in questi mesi) si prende quasi dolorosamente atto della caduta del mito romantico, secondo cui la “creazione” di un libro viene fatta con tutta la calma e la concentrazione possibile, magari nella villa di campagna prestata all’autore dall’editore mecenate.
Non è mai così. Io scrissi Blog Generation (il mio primo confronto serio con simili avventure) in due risicate settimane di ferie e con un trasloco in mezzo. Sergio, per La Parte Abitata della Rete ha accompagnato la fase creativa con delle emozioni umane e familiari profondissime.

Però durante la fase editoriale, in cui il libro arriva ad essere stampato, l’autore sa che ha fatto il suo meglio e non può fare più nulla. Resta sospeso, in attesa dei feedback, del completamento del percorso. E i giorni come questi, in cui il libro arriva al pubblico, sono abbastanza emozionanti e contengono sempre qualche brivido. Anche perchè, spesso, si sottopone attraverso un libro la propria visione, a 360 gradi, e i feedback finiscono per concentrarsi su qualche dettaglio, su un particolare che viene riportato per dare un senso al tutto. Accade, naturalmente, poichè i lettori non hanno l’obbligo di costruire un insieme organico da confrontare con l’altro, ma solo quello di parlare di ciò che attira la loro attenzione. E’ giusto così, ma per l’autore sono giorni emozionanti e spesso in altalena ;)

Sto raccontando tutto questo perchè per persone come Sergio (nate e cresciute “dentro” la conversazione, anche se non anagraficamente) la pubblicazione di un libro è prima di tutto l’occasione per fare qualcosa in cui credere, per far circolare fuori dalla Rete una possibilità di apertura per le vite e le menti che ancora non ne conoscono le potenzialità e che, magari, possono trovare felice questo incontro.

Sergio, che è un profeta dell’understatement, definisce La Parte Abitata della Rete una “guida turistica”. Ma se il libro a livello di metafora che accompagna il lettore è davvero una guida turistica, non è solo questo. Quando parliamo di certe cose (che molti ascrivono al concetto di tecnologia, ma che sono solo oggetti culturali abilitati dalla tecnologia) il primo reale discrimine sono i valori che stanno dietro a tutti i ragionamenti. E il pregio del ragionamento di Sergio è l’approccio molto etico (post-cinico, si direbbe oggi) ai quartieri e alle periferie attraverso cui ci guida. Come ogni bravo scrittore non parla mai di etica, ma ce la fa respirare in ogni pagina. LPADR, come chiamavamo il libro scherzando in questi mesi, è una passeggiata turistica, ma il nostro accompagnatore ci fa vedere le cose giuste, e ci offre un contesto per capirle.

Ne sto parlando, ovviamente, con affetto e identificazione. In tono molto personale. Ma credo che sia il modo migliore per parlare di un libro le cui conclusioni iniziano così:

Alle volte parlare di Internet mi mette a disagio; quando ho finito di illustrare le tecnologie e i processi mi sembra quasi di aver mancato il punto. Le persone sono il punto, tutte le volte che si trovano in quello stato di grazia che è l’apertura disinteressata verso gli altri. Se ripenso a questi anni passati in Rete, io me li immagino soprattutto come un groviglio di storie: fili di esperienze umane e professionali che di tanto in tanto si annodano tra loro in modo imprevedibile e influenzano il corso della mia vita. Se fosse un videogioco mi verrebbe da definirla un’espansione di umanità. Ho parlato e ho ascoltato, ho confrontato le mie idee

con altre sensibilità, ho visto i fatti della nostra storia recente attraverso gli occhi di tante altre persone, ho stretto amicizie profonde, ho festeggiato nascite e partecipato a lutti: né più né meno che nella vita di tutti i giorni, perché in effetti è la vita di tutti i giorni, soltanto proiettata su una scala enormemente più ampia.

Non me ne vorrà, Sergio, se vi trascrivo anche l’inizio (e chiudo con le sue parole) in modo che -se qualcuno ha voglia- possa capire da dove (e come) parte il pullman:

La parte abitata della Rete  ovvero quel settore, sempre più vasto, di Internet animato da siti personali e applicazioni basate su reti sociali  è uno di quei luoghi in cui arrivi e pensi subito che siano tutti matti. Le persone parlano tutte insieme e ad alta voce. Anche se non ti conoscono si presentano spontaneamente e cominciano a farti domande, senza giri di parole. Se sei amico di un loro amico, ti considerano uno di famiglia e ti coinvolgono in avventure di ogni genere. E non cè specializzazione che tenga: tutti si sentono liberi di mettere becco in qualunque campo ritengano di avere qualcosa da dire, fosse anche di fronte al massimo esperto al mondo. La parte abitata di Internet è il trionfo del punto di vista. Non è esattamente un luogo in cui passi inosservato: puoi decidere di starci anche solo il tempo di una breve vacanza, ma è bene che tu sia preparato a ciò che troverai e a quanto i residenti daranno per scontato che tu sappia. Se trovi che possa essere la meta in cui passare qualche giorno tranquillo, a rilassarti a modo tuo sullamaca davanti alla tv, forse è il caso che cambi destinazione: da qualche parte cè sicuramente un portale o un tivùfonino che ti accoglierà con gioia. Altrimenti benvenuto, questa guida è a disposizione

di cho “per citare una celebre collana turistica” esplora il mondo in prima persona, raccogliendo l’esperienza di quanti hanno viaggiato prima di lui.

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