La critica e il corpo a corpo con il testo

L’altro giorno avevo scritto per La Stampa un pezzo su come il cinema stia utilizzando le micro-critiche su Twitter per lanciare e promuovere i film.

Al di là dell’articolo, sono state utili alcune reazioni che in qualche modo ragionavano sul ruolo del critico.
Poi stamattina ho trovato un link interessante e -come al solito- te lo giro.

Il punto, forse, è che la critica accademica non è certo morta, ma ha cambiato ruolo e non ha più la funzione di scoperta e guida per il pubblico.
Esattamente 20 anni fa mi stavo laureando in letteratura spagnola e stavo scrivendo una tesi su Antonio Machado. E già allora emerse una mia particolare idiosincrasia per certe pratiche, che hanno a che fare anche con il modo in cui parliamo di libri.

Ricordo di aver rubato -parafrasandola e forzandola un po’- una genialata a Clifford Geertz e di aver scritto che «la critica letteraria è una licenza intellettuale di caccia di frodo» . Era il 1993.

Poi, nel tempo, ho cominciato ad apprezzare (per diverse ragioni) sempre di più i «pareri degli altri» lettori e a schivare con buon metodo il lavoro dei critici. E mi è capitato di scriverne, qualche volta, ma senza mai mettere a fuoco bene il motivo della mia resistenza.

Alla fine ho trovato questa osservazione di Carlo Mazza Galanti che mi aiuta a razionalizzare. E che, secondo me descrive bene come il valore della critica accademica sia (oggi che ci sono alternative) destinato a rimanere nell’ambito degli studiosi e a essere poco di aiuto ai lettori.

«Perché gli accademici», scrive Carlo, «non sono abituati al corpo a corpo con il testo: lo osservano da distanze, siderali o microscopiche, che non facilitano certo l’empatia che uno scrittore vivente potrebbe richiedere a una lettura critica della propria opera».

E rincara la dose: «Non solo, nella complessa attrezzatura concettuale che li circonda, incapaci di quell’empatia, questi critici (che forse preferirebbero essere chiamati soltanto studiosi) neppure assorbono il benefico influsso dello stile che deriva per virtù naturale da una lettura disinteressata».

Ovviamente, al di là di quanto ha colpito me, il ragionamento di Mazza Galanti è più ampio e porta tesi sue. Ma fatti da solo la tua idea: Sulla Critica – Strascichi dell’Italogenerone.

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