Istruzioni per restare rilevanti nel 2015

Coworking (Cats Optional, But Encouraged) In 140 caratteri: «C’è poco da fare. Se usi Internet, tu sei un brand e devi trattarti come tale.» Tweet this!

Non ho ancora capito bene se la fine dell’anno è un periodo che mi piace o no. Almeno dal punto di vista professionale.
Da un lato è assai stimolante, perché le menti migliori (e anche quelle «non tanto») si esercitano a raccontarci come sarà l’anno successivo. Ed è importantissimo, perché la realtà va tanto veloce che a volte basta un attimo per trasformarci da innovatori in dinosauri che non vedono arrivare la meteora.

Dall’altro è abbastanza faticoso mettere ordine tra tutte le tendenze che si segnalano. Perché… Aspetta, questo è il primo punto.

1. Benvenuti nel mondo del content-shock
C’è un sacco di gente intelligente lì fuori. Ed è questa la ragione per cui il mondo sta cambiando così in fretta. La rete mette in circolazione una quantità di idee enorme in un tempo molto ridotto. Questa è una cosa bella, assai.
Ma ha il suo costo.

Questo scenario (l’accesso alle idee è un «vantaggio competitivo») presuppone un cambio di paradigma che riguarda soprattutto il nostro approccio. Se vogliamo essere competitivi, o anche solo «intellettualmente non prescindibili», dobbiamo lavorare molto sulla nostra mentalità e sulla ripartizione del nostro tempo di lavoro.
Se lavoriamo nella comunicazione (vedi punto 2) dobbiamo cominciare a capire che il tempo dedicato allo studio di «quello che cambia» è la porzione di tempo investito che ha maggior valore per noi.

È faticoso. Non siamo abituati a studiare continuamente e a cambiare continuamente. Ma se la nostra professione è nel range di ciò che definiamo cultura, non solo è un imperativo. È un dovere che abbiamo verso i nostri lettori, perché l’unico modo che abbiamo di restare rilevanti è fornire loro sintesi della complessità, nuove costruzioni di senso, comprensioni ampie.
Far risparmiare tempo di lettura, e attenzione. Che sono la vera moneta del XXI secolo.

2. Diaframmi che sfumano sempre di più
Se leggi questo blog, probabilmente sei uno che si interessa di tecnologia, o di cultura, o di comunicazione. O sei un giornalista. O sei un Pr. Ma probabilmente sei tutto questo insieme, anche se magari il sistema ti paga per rappresentare una di queste etichette.

Una delle tendenze che si confermerà per il 2015 è che produrre contenuti è l’unico modo per stare in rete. Come ripeto spesso, nell’era digitale siamo tutti editori. E cambia la nozione di notizia, perché in un modello in cui l’informazione è abbondante e facile da pubblicare, per ciascuno di noi è rilevante ciò che ci interessa.
E a nessuno frega se l’informazione che ci stimola viene da un giornalista (in un Paese che si ostina a mantenere un Ordine dei Giornalisti), da un brand, da un blogger, o da un amico che posta su Facebook qualcosa che gli è successo.

Il punto è: «cultura», «comunicazione», «giornalismo» e «marketing» convergono sulle stesse pratiche. Che sono quelle che funzionano quando la distribuzione ha regole comuni. Ed è inutile storcere il naso, difendendo un’identità che non ha più senso se le regole della distribuzione cambiano.
L’identità di professione non si difende contrastando la grammatica della distribuzione, ma esercitando la qualità che siamo capaci di distribuire.

3. Un’altra tendenza sei tu
C’è poco da fare su questo. Se usi Internet, tu sei un brand e devi trattarti come tale. Anche qui, nell’ecosistema dell’informazione di oggi, puoi essere uno scrittore, un direttore di giornale, un operatore della comunicazione, un bibliotecario, quello che vuoi. Ma se vuoi restare «rilevante» devi fare il passo contrario a quello che stanno facendo quelli che lavorano nel marketing.
Per loro è più facile, perché hanno capito in fretta il punto 4 e non hanno a che fare con robe strane tipo i cognitive bias. Ma tu devi essere più veloce di loro.

Io non mi sono spiegato bene, ma segui il ragionamento di Elizabeth Segran su FastCompany, e puoi anche decidere di non crederci. Se usi la rete, devi ragionare così: If you use the Internet, you have a brand

4. È la distribuzione, il valore, non la pubblicazione
Ecco, questo è un tasto dolente. Tu puoi continuare a credere che Facebook ti serva per mantenere le amicizie o per sapere cosa succede a chi vuoi bene. È giusto, ma non sufficiente. Se produci contenuto, Facebook (e tutti gli altri social network, con pesi differenti in base ai temi) è il principale canale di distribuzione. E di ricerca di lavoro. O di offerta di lavoro.

Io, al tuo posto, nel 2015 renderei Facebook pubblico (settando bene la privacy per le cose personali, se ne pubblichi) per assicurarmi che la gente possa trovarmi e capire quello che so fare. Parlo di Facebook perché è il caso macro -tutti lo usiamo-, ma la rete serve a farci trovare. E per farci trovare dobbiamo imparare a esserci.
Ma soprattutto, in un mondo in cui pubblicare è facile, devi capire che il valore vero è la distribuzione. E Facebook, Twitter e compagnia bella sono la distribuzione.

Qui ho un paio di letture da suggerirti, che anticipano il punto 5. La prima è: Publication is only the small first step; value comes from distribution.

La seconda: Value comes from distribution, not publication. The Top 7 Content Marketing Trends That Will Dominate 2015

5. Leggere è sempre più vintage, ma se non lo fai sei fregato
Cavolo, non hai tempo per leggere. Devi fare mille cose. Occuparti della routine, del quotidiano. Correre dietro ai figli, ai gatti (vero motore di Internet), alle paturnie del capo. E magari fai fatica a leggere in inglese. Vero?

Se la risposta è sì hai la perfetta ricetta per diventare irrilevante in breve. Leggi, circondati di idee, fatti stimolare, inventa. Innova. Viviamo in un’epoca in cui «innovare è il nuovo normale». Se ti fermi, gli altri ti sorpasseranno a destra.

Anche qui, impara a leggere in inglese. Da noi, in Italia, quelli che sono avanti sono quelli che guardano soprattutto a quanto accade nel mondo anglofono. E te lo traducono, con generale ritardo. Stai con loro, non aspettare le traduzioni.

Parti da questi link, se vuoi (giusto come stimolo) e fatti le tue idee:

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  1. Pingback: La fase dei social network è finita (e altri link per il 2015) » Giuseppe Granieri

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