Istruzioni per il giovane giornalista

«Ho investito gli ultimi cinque anni», racconta Dave Copeland, «costruendo la transizione da una carriera nel giornalismo di carta a una carriera nel giornalismo online. E da allora sto cercando continuamente di educare i miei studenti a fare lo stesso».

Per i giornali di carta la battaglia, almeno in prospettiva futura (quella di chi imposta una carriera per i prossimi 30 anni), ha un destino già segnato.
E probabilmente la strada del giornalismo moderno sarà popolata da una competizione in cui -come vediamo già accadere negli USA- non saranno solo le storiche testate a giocare la partita. Emergeranno mille piccole nuove realtà assai agili e dinamiche, più veloci ad innovare dei grandi gruppi. La facilità di pubblicazione e distribuzione del digitale aprirà sempre nuovi scenari. E poi, chi sa, anche i robot inizieranno a far concorrenza. Già ci provano.

Tempi difficili, dunque. Così i consigli di Copeland sono molto utili e ricchi di buon senso. Dalle «vecchie abitudini dure a morire» fino al «come ci sembra il futuro», alla fine è soprattutto una questione di imparare le nuove skill che i tempi moderni richiedono. Il titolo è: Want To Save Journalism? Start At The Bottom.

È interessante anche dare un’occhiata a un post dell’International Journalists’ Network che descrive le caratteristiche in grado di rendere «attraente» un giornalista sul mercato del lavoro. Io punterei soprattutto su curiosità e pensiero critico. In fondo la capacità di trovare una propria voce e proporre ai lettori una prospettiva diversa sulle cose è ciò che distingue «l’autore» dal replicante di notizie.
E in un mondo in cui le notizie sono commodity (tutti le hanno e tutti ne hanno accesso) l’unica via è quella di avere un approccio personale e riconoscibile. Ma non ascoltare me, leggi tu stesso e fatti un’idea: Five qualities editors seek in journalists

Infine, un’analogia che ci sta bene. In questi tempi accelerati, un giornalista non può permettersi di restare indietro. Non può farlo perché non avrebbe senso per la sua carriera, ma non può farlo soprattutto -credo- per la responsabilità che ha con i suoi lettori.

«Se l’ambiente intorno a te cambia continuamente», scrive Razib Khan, «sarai sempre a rischio di essere un passo indietro rispetto all’ultimo cambiamento». È una lettura su cui vale la pena riflettere: When independent thought flourishes.

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