In difesa del selfie

nogg_p In 140 caratteri: «Il selfie ha un ruolo nella nostra vita sociale online. Abbiamo bisogno di vedere i volti degli altri»
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C’è un concetto che non riesco mai a spiegare bene, nè agli studenti (quest’anno classe ’93 circa) nè a chi lavora con me e vuole fare personal branding.

L’immagine di profilo, dico sempre, deve essere sorridente e accogliente. Deve essere un primo piano, mostrare il viso, la persona. Deve essere in grado di supplire alla mancanza di presenza fisica che il digitale (e la parte di vita che ci spostiamo dentro) ci impone.
Se non ti mostri chiaramente la gente pensa: «Cosa hai da nascondere?»

Questo mio consiglio è supportato da diverse ricerche, che suggeriscono come la scelta di mostrare solo dettagli, o foto sovraesposte, o sottoesposte, o orsetti e coccinelle, non aiuti a costruire fiducia.

Il selfie non è necessariamente esibizionismo
Qualche settimana fa mi hanno intervistato sul tema e ho raccontato la mia opinione. Oggi mi viene in mente un collegamento, che non è direttamente correlato alle speculazioni che si leggono in giro, ma che può essere interessante per una riflessione.

Uno studio recente, importante perché fatto su una serie di dati molto ampia, sembra suggerire che le foto più condivise su Instagram siano quelle che contengono dei volti, e non è rilevante l’età o il sesso.

La spiegazione è un ottimo spunto per pensare a come ci presentiamo in rete: «Perché i volti sono così importanti su Instagram?», è la domanda.

«Perché siamo animali sociali e abbiamo bisogno di “vedere” le altre persone. Ci conforta e ci rassicura vederne il volto. È un istinto che sviluppiamo da piccoli, imparando a riconoscere i nostri genitori».
Fatti un’idea da solo: The Secret to Get More Instagram Likes Revealed by Science

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