Il (possibile) suicidio di Twitter

Twitter In 140 caratteri: «Se Twitter cambia le regole, potrebbe essere la sua eutanasia» Tweet this!

Un po’ disclaimer, un po’ aneddotica. All’Internet Festival di Pisa, Salvatore Ippolito (Country Manager di Twitter) mi prendeva in giro per il mio handle di sole due lettere (@gg). Disse qualcosa tipo «Devi esserti iscritto immediatamente dopo @Ev», uno dei fondatori di Twitter e ora mente di Medium.
Qualche mese dopo ho intervistato Salvatore per La Stampa, e pareva molto ottimista.

Amori fatti di regole
Il fatto vero è che io amo Twitter, e lo amo esattamente perché è Twitter esattamente com’è.
I 140 caratteri, come sa chiunque si occupi di comunicazione, sono uno di quei limiti che aiutano a «pensare» la scrittura. Un limite, come le sillabe di un endecasillabo. Quei limiti -quelle regole- che differenziano la poesia dalla prosa, che distinguono un genere da un altro, che rendono diverso un autore da un dilettante.
Se non comprendi struttura e regole della comunicazione, e dello strumento che utilizzi, non lo usi efficacemente.

Ma i 140 caratteri -oltre ad essere diventati un marchio nella rete, parte del brand e della Storia- sono «l’identità di Twitter».
Se li togliamo diventano un’altra cosa, la Duna dei social network, l’imitazione di altre piattaforme da Facebook, a Medium a WordPress. Non è questo il lavoro di Twitter.

Non è questa la ragione per cui lo usiamo. Se devo scrivere 10.000 battute le metto sul mio blog o in subordine su Medium.

Abbiamo già troppe alternative per scrivere cose lunghe. Twitter ci serve com’è.
(Anche se andrebbe migliorata la curva di apprendimento per i nuovi utenti -non con accrocchi tipo Moments- e probabilmente andrebbero diminuiti i «rimbalzi» degli utenti che si registrano e non tornano).

Amo Twitter per quello che è, un «social media», non un «social network». Ragionaci, perchè la differenza non è sottile, è paradigmatica: l’uccellino ha sempre dato il meglio nei momenti in cui non scimmiottava Facebook, ma aiutava a far circolare le notizie nelle situazioni di crisi. Con tutti i correttivi del caso, che sono ben codificati da anni. Su Twitter le notizie seguono un ciclo preciso (Twitter per giornalisti).

Dai 140 a 10.000 caratteri
Le voci che circolano in questi giorni te le racconta tra gli altri CNET. Il pezzo non dice granché ma dà qualche informazione sullo scenario.

E se sei pigro, ti basta solo il titolo: Twitter may soon let you write 2,000-word tweets

Il punto è chiaro, accennato anche nel tweet (con migliaia di condivisioni già al momento) che ho messo nella foto qui sopra. Guarda tu stesso: quello che gli utenti di Twitter non vogliono.

Fare di Twitter un’altra cosa, che però non è Twitter
L’analisi migliore, secondo me, la fa Vox. Cito solo una frase, poi fatti la tua idea. «I prodotti tecnologici diventano importanti perché servono a una specifica comunità di utenti. Se reinventi il prodotto, finirai per perdere i tuoi attuali utenti attivi. Solo dopo attirerai quelli nuovi».
Forse.

Trovi tutto qui: Twitter is not broken, and they should stop trying to fix it

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