Il Padrone della Rete

Internet è stata fin dagli anni 80 una rete relativamente libera e aperta, fatta dagli universitari e dai ricercatori secondo i suoi tre principi costitutivi: nessuno la possiede, tutti la usano, tutti la possono migliorare.

Questi tre semplici principi ci hanno permesso di creare innovazione, professione e lavoro, identità e sviluppo personale come mai era successo su un media elettronico.

Oggi li vogliono distruggere. Perchè dobbiamo pagare i debiti politici di lorsignori. Bit dopo bit. A un neo-monopolio retrivo, illegale e predatorio.

[Beppe Caravita]

Beppe lancia l’allarme sul comportamento di Telecom. Massimo e Federico riprendono le preoccupazioni. Zetavu, di cui conosco il punto di vista, è distratto ma scommetto che dirà la sua.

Certo, Telecom non è il classico esempio di stackelberg leader e non è esattamente una azienda simpatica al grande pubblico e agli operatori del settore. Tuttavia io amplierei il ragionamento al di fuori dell’ottica di breve periodo.

Storicamente, ormai possiamo dirlo, i network creano valore attraverso gli utenti (che diventano mercato, che lo rilanciano, ecc) e tutti i tentativi di chiusura hanno sempre ridotto il numero di utenti (o la loro crescita) e prodotto clamorose inversioni di marcia. Telecom potrà provarci, ma nel medio periodo la vedo una scelta perdente proprio per l’azienda.

Alcuni elementi di preoccupazione li vedo, ma non riguardano tanto Telecom o in genere gli operatori delle Telco che preoccupano Zambardino e molti altri. A livello di scenario queste aziende si muovono dentro legislazioni nazionali e cercano di sfruttare il peso di lobby, l’ingenuità del legislatore ed i buchi del sistema. Tuttavia i network sono transnazionali, transculturali e guardano a 360 gradi. Il risultato di scele sbagliate nel sistema Italia non toccherà minimamente Internet o la sua architettura, ma semplicemente rallenterà l’Italia rendendo a noi italiani più complicato partecipare al grande mercato dell’innovazione.

Nei Paesi in cui esiste una comprensione del mondo a livello politico la connettività è stimolata, perchè attraverso l’accesso si genera valore. Alzare i costi (non solo economici) dell’accesso, riduce il valore e rallenta la crescita. Negli Stati Uniti esistono access point per il wi-fi nei persino nei parcheggi delle scuole. Qui in Italia, una mattina, facendo colazione con Derrick de Kerckhove a Milano, abbiamo comprato due ore di connessione wi-fi in albergo (euro 9,50) e abbiamo dovuto compilare un modulo burocratico con tutti i dati anagrafici per poter comprare l’accesso. A me sembrava normale (sono italiano) ma Derrick era scandalizzato (pochi giorni prima mi aveva raccontato, per il Sole, come la popolazione navajo avesse creato sviluppo attraverso il wi-fi). Per la cronaca, se non ricordo male, il servizio ed i prezzi di quella connessione erano di Deutsche Telekom.

Per come la vedo io, noi italiani dovremmo preoccuparci di chi ha il compito di leggere la realtà e fare le regole, non di chi cerca di pressare per avere regole migliori per sè o di sfruttarne le possibilità. Le azioni lobbistiche non sono una scusa, se consideriamo che negli States sono addirittura trasparenti e legalizzate. Il problema è altrove.

Abbiamo bisogno di una classe dirigente più giovane, più colta (ignorare la società digitale e le sue regole è come vivere negli anni settanta e far finta che non esistano i media di massa e le librerie) e più collegata con la realtà. Una classe politica che sappia uscire dalle logiche tattiche e congiunturali per costruire un paese con una strategia. E qui è la vera tristezza, se ci guardiamo intorno.

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