Il Grande Banalizzatore

Mi pare che a queste carsiche manifestazioni di stupore sfugga un po’ la vera natura di Facebook e la sua tendenza naturale a buttare tutto in vacca, a banalizzare e quindi svuotare ogni messaggio, ogni valore.

Per capirci, le battaglie contro la fame del mondo o per la pace in Medio Oriente sono allegramente annegate in un mare di petizioni contro il Billy dell’Ikea, o di raccolte di firme a favore dello spritz nei bar del Ticinese.

[...]

In pratica, c’è una standardizzazione e un’omologazione verso il basso di tutto quello che fuori da Facebook ha invece valori molto diversi, gerarchicamente assai più definiti. Conosco una persona che è uscita da Fb proprio per questo: non tollerava che quelle due o tre persone di cui era veramente amica da tanti anni fossero messe sullo stesso piano di gente con cui il massimo dell’intimità era stato un poke o una mail.

Personalmente mi faccio meno problemi, ma tengo ben presente quello che è davvero Facebook: un gigantesco annullatore di livelli d’importanza, che mette sullo stesso piano le amicizie vere e quelle farlocche, le cause importanti e quelle surreali (per questo non aderisco mai alle pur nobili battaglie che mi vengono proposte su Facebook: dentro il Grande Banalizzatore, quelle cause non contano più niente).

[L'insostenibile leggerezza di Facebook]

Certo, l’hype su Facebook è importante perchè porta verso un utilizzo sociale e più evoluto della rete molte persone, proiettandole progressivamente verso altro.

Alessandro, nel suo pezzo (che va letto tutto), pur non “esaurendo” il discorso su Facebook coglie un aspetto importante (che è una riproposizione in chiave relazionale di quanto si diceva qui sui contenuti). E che, sommato ad altre considerazioni che si leggono in giro, mostra in grande evidenza gli effetti del cambiamento di scala che stiamo vivendo con la proliferazione degli strumenti e l’aumento della popolazione che utilizza il web sociale.

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