#ENIvsREPORT ovvero Report scopre il contraddittorio

ENI vs Report In 140 caratteri: «Il giornalismo a tesi che non prevede il dibattito in diretta, se lo trova su Twitter» Tweet this!

Inizio con un disclaimer. Ieri a pranzo, parlando con mio padre, si ragionava sul fatto che @marcobardazzi (amico, persona con cui ho lavorato e che stimo molto) non avrebbe passato una bella serata, affrontando il cosiddetto «Metodo Report».

Detto questo, io non ho alcuna relazione con ENI né ho simpatie particolari per l’azienda. Ma scrivo questo post per tener traccia di un interessante caso di studio. E delle mie considerazioni a caldo (ché se no me le perdo io per primo).

As usual, la storia -se vuoi capire di cosa stiamo parlando- te la raccontano per bene Jacopo (#EnivsReport: crisis management e reputation online ai tempi della social TV), con tanti dati, e Insopportabile, che coglie bene il succo nel titolo: Eni in diretta su twitter si prende il contraddittorio con Report ed è storia della ‪#‎socialtv‬.

Il «Metodo Report», secondo me
Anche di questo parlavamo ieri a pranzo. Lo definiscono «giornalismo investigativo» (e in un tweet -citato da Jacopo- più precisamente «Programma di inchiesta che non prevede ospiti in diretta. Per dare la propria versione basta accettare di rispondere alle domande»).
A questo Tweet Marco risponde con un altro: «Abbiamo risposto a tutto, ma le nostre risposte sono state usate solo in parte».
Così lo staff digitale di ENI decide di aprire il contraddittorio utilizzando Twitter e diffondendo la propria versione, i dati e i report sul cosiddetto «secondo schermo».

Ora questo è interessante perché in molti abbiamo la sensazione (con buona pace di Andrea Vianello e di Milena Gabanelli) che più che di giornalismo investigativo si tratti di giornalismo a tesi, costruito con un abile montaggio.
Il che è legittimo, sia chiaro. Ma non per questo non diventa legittimo anche esprimere qualche perplessità.
E resta una sensazione, spesso personale. Legittima anch’essa.

D’altro canto quando Report parla di argomenti che non conosci, puoi non cogliere lo stile di montaggio. Ma già anni fa, con la famosa puntata sul digitale, molta gente che ne capiva del tema colse la struttura del programma. E, per dire, in molti l’hanno colta anche sulla puntata sul cibo per cani o per gatti. Puntata palesemente a tesi, come sottoscrive anche la salute e la dieta delle mie cucciole 14enni che sono cresciute con l’alimentazione condannata da Report. Contro i 5 anni di vita media dei gatti che -con apparato digerente diverso- vivono di cibo umano.

E se cerchi in rete c’è più di qualcuno competente che ha smontato in maniera pacata e scientificamente argomentata la tesi di Report.

La genialata dell’ENI
Ora il punto è facile, col senno di poi. Ma c’è molta gente che lavora nelle PR e nel Crisis Management che, all’arrivo della gente di Report, trema come se stessero per arrivare bombardieri con bombe a grappolo.

La difesa storica di chi curava la comunicazione era «cercare di limitare i danni». Misurando le parole, cercando di governare la situazione.
Poi la trasmissione veniva «Montata» (il montaggio è fisiologico, ma puoi montare le cose per farmi apparire come vuoi tu) e tu zitto lì a prenderti le botte.
Giuste o sbagliate che fossero. Ma non è una questione di argomenti. È una questione di metodo.
E anche se in maniera asimmetrica (la Tv è palesemente più potente di Twitter, oggi) io preferisco sempre leggere la versione delle due parti.

E poi, l’effetto Twitter è meno impermanente della trasmissione. Molti ne stanno scrivendo oggi e molti ne stanno discutendo. Nel peggiore dei casi si favorisce l’approfondimento.

Primo schermo contro secondo schermo
La discussione, specie su Twitter, è ancora in corso e ricca di pareri. Ma la genialata di usare Twitter per interagire laddove dopo il montaggio non te lo concedono, è una genialata. E come ha twittato Gianni Riotta non è una questione di essere pro o contro, ma semplicemente una «discussione».
Il primo caso di discussione di dimensioni importanti con Report, in diretta, ma su schermi diversi.

Come la penso io, per quello che conta
A caldo, Gabanelli e Report ieri hanno capito (anche con qualche risposta forse piccata) che da oggi in poi potrebbe prendere forza una nuova piega. Ovvero che potranno essere contraddetti in diretta su dati e versioni dei fatti. E non è più broadcasting unilaterale ma discussione. Un mondo nuovo.
Anche i PR imparano, e sicuramente studieranno il caso per utilizzarlo al meglio.

E magari questo diventa per la redazione uno stimolo ad essere più accurati, che alla fine è sano per tutti. Dal piccolo blogger alla grande rete televisiva.

Poi, il mondo delle PR e della comunicazione ha oggi un grande esempio di come si può lavorare avendo le giuste competenze.
E -non va dimenticato- ha ragione chi dice che in fondo anche le versioni dell’azienda (o del politico, o delle PPAA) possono non essere attendibili. Ma meglio averle entrambe, con interruzioni al «montaggio» date dallo sguardo degli altri.

Per citare Giovanni. «Chiariamo: qui non si tratta di stare con @eni vs @reportrai3 o viceversa ma di capire come media e social media producano voice».
Io aggiungo e ripeto: più aumentano gli strumenti di correzione, più si va verso un giornalismo migliore.

Intanto, il fatto resta: si è inaugurata -con un esempio di scuola- una nuova era di contraddittorio. Lo strumento si è dimostrato interessante. Ora tocca lavorare sull’information literacy e sulla capacità del pubblico di leggere in maniera critica l’informazione. Dall’una e dall’altra parte.

Poi, se vuoi, puoi leggere anche Massimo che è saggio come al solito: Né con Report né con Eni

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