I Blog: uso e manutenzione (parte seconda)

INDICE

Parte prima. Costruirsi un’identità e inserirla nel sistema.

1. Seguire la vocazione

2. Generare connessioni

3. Non colpire agli occhi

4. Non usare il martello per svitare i bulloni

5. Gli strumenti collaborativi

Parte seconda. Una vita da cacciatore.

1. Senza acqua non si vive

2. Analizzare l’acqua

3. Prove di sopravvivenza

4. Adattarsi ad una vita spartana

Parte terza. La pazienza del tessitore.

1. Cercarsi i tessuti

2. Mostrare i tessuti, spiegare i tessuti

Parte quarta. L’intuito dello sciamano.

1. Capire la pozione.

2. Mescolare bene gli ingredienti.

Parte seconda. Una vita da cacciatore.

Senza acqua non si vive. Se la vostra vocazione

è quella del cacciatore, il vostro lavoro è innanzittutto cercare e selezionare

le informazioni. Il lettore arriva sul vostro blog, coglie l’input, segue il link

e va via.

Come notava il

signor Lamanna in un commento

a questa riflessione,

il post del cacciatore classico è caratterizzato dalla centralità del link,

cui si accompagna un breve commento. Ne vediamo esempi magistrali in

wittgenstein.it,

EmmeBi e

Klamm. In

altri schemi (OninO, ad esempio)

il collegamento vero e proprio diventa in qualche modo opzionale, poichè

nel post vengono citati ampi brani dell’articolo cui si fa riferimento.

In questo caso il lettore può decidere se considerare sufficienti le “citazioni”

o se, invece, proseguire verso una lettura completa.

In entrambi i modelli i vincoli del cacciatore sono, se me la passate,

di tempo e di diffusione. Poichè da un blog cacciatore ci si aspetta un aggiornamento

tempestivo, il “fattore tempo” è determinante. Inoltre,

è utile anche tenere in debita considerazione il tasso di diffusione della

notizia. Infatti spesso proporre una notizia battuta in prima pagina dai maggiori

quotidiani nazionali è superfluo. Anche se a volte, quando si inserisce contenuto critico,

insistere su una notizia vecchia o molto diffusa

non è necessariamente una mossa a vuoto.

Il cacciatore medio (normalmente almeno) non ha otto ore lavorative

e retribuite per produrre un articolo, quindi prima di cominciare il blog può trovare

utile selezionare le fonti da visitare almeno quotidianamente,

distribuendole tra italiane e straniere e organizzandole in maniera

gerarchica (in modo da visitare per prime quelle più ricche di inputs

e/o quelle più accreditate). In questa maniera si procede verso il basso

della gerarchia solo se le fonti principali non danno sufficienti spunti.

Se questa operazione viene fatta quotidiamente, il tempo necessario

a fare un “giro proficuo” si riduce di molto. Una trentina di minuti

nelle giornate ricche, un’oretta in quelle sfigate in cui il mondo

sembra produrre solo segnali noiosi.

Certo, è anche possibile non selezionare le fonti

una volta per tutte (magari rivedendo l’elenco ogni tanto)

e fare un ricognizione sempre diversa ogni giorno. Ma è una situazione meno

sistematica e più laboriosa, che non offre alcun vantaggio. Anche

perchè, indirettamente, dal sistema delle fonti consultate

il lettore identifica la linea “editoriale” del blog.

Analizzare l’acqua.

La cosa interessante, nel cacciatore, è il rapporto con le fonti. Mentre

un giornalista dovrebbe verificarne l’attendibilità e/o la credibilità prima di

divulgare una notizia, per il cacciatore spesso la fonte più naïf

è quella più interessante (infatti periodici come Il Riformista o Il Foglio,

a giudicare dalle citazioni che si vedono in giro, sono vere miniere). Questo perchè il blogger non ha, di solito,

informazioni di prima mano e non è suo compito darne: il

cacciatore è per definizione colui che spara sull’informazione già lavorata.

E in genere l’approccio critico che caratterizza il vero cacciatore

si manifesta più forte laddove c’è odore di forzatura.

Qualcuno dirà che in questa epoca di confusione tra i generi

a volte il giornalista e il cacciatore coincidono. E’ vero,

se guardiamo all’anagrafe, poichè in qualche caso l’autore è uno solo. Ma anche un autore solo, se è bravo,

per due lavori applica due metodi differenti. Per cui capita, all’interno di un dibattito

sul presunto furore antigiornalistico dei blog, che la stessa persona inviti

a non cercare le pulci nel lavoro dei giornalisti, mentre sul suo

blog è occupato a cercarle (in genere tra le righe del Riformista o di

Paolo Zaccagnini del Messaggero). Non è contraddizione. In entrambi i ruoli,

fa benissimo il suo mestiere.

Prove di sopravvivenza.

Per essere riconosciuti, in un processo di comunicazione scritta,

è necessario avere un proprio stile, una voce che sia in grado

di distinguersi dalle altre. Ma è errato parlare di “stile” in

senso stretto, poichè prima ancora della forma espressiva il lettore nota

il “punto di vista”, l’approccio del cacciatore.

Quando si comunica è impossibile non avere una posizione. Pur

prendendo ad esempio il modello di “cacciatore bibliotecario”

(ben interpretato da OninO), in cui apparentemente l’autore

si limita a riportare alcuni brani e ne sintetizza altri, la presa posizione è

evidente nella scelta lessicale anche quando non viene

palesemente espressa. Ogni aggettivo, infatti sottintende un giudizio.

E la scelta di un sostantivo, piuttosto che un altro, non è da meno.

Se dico:

“la linea politica del Presidente del Milan sull’autonomia della magistratura

è chiarissima”

oppure

“la linea politica del Presidente del Consiglio sull’autonomia della magistratura

è chiarissima”

avrò detto in entrambi i casi la stessa cosa. Una cosa formalmente vera,

incontrovertibile ed esatta. Ma la prima affermazione e la seconda sono divise

da una presa di distanza che è implicita nella scelta di decontestualizzare

l’essenza politica del ruolo del… Presidente di Mediaset.

Nel caso del cacciatore il punto di vista si costruisce in due momenti

separati. Innanzitutto quando avviene la selezione delle fonti

(che influenzerà il tipo di informazione smistato) e poi attraverso il

“tono” con cui queste fonti vengono offerte al lettore nel blog.

Quindi, per fare un esempio facile, se decidiamo di occuparci di

politica internazionale e costruiamo il nostro sistema di fonti

su testate (giornalistiche) antiamericane, avremo già compiuto una scelta.

Ma se poi decidiamo di presentare la nostra selezione di notizie

con un tono ironico o straniato, il punto di vista ne sarà capovolto

e invece di sostenere la causa antiamericana ne faremo una specie di

bestiario degli orrori.

Il punto di vista influisce in modo determinante sulle reazioni

emotive (e a volte morali) del lettori. Quindi è sempre bene

esercitarlo in maniera cosciente. Anche perchè, “sparando

sull’informazione già confezionata”, la ricchezza del lavoro del cacciatore

è proprio il suo “personal point of view”, che genera un effetto di rinforzo sull’interpretazione

di una situazione o di un fatto raccontati da altri.

Inoltre (come nota

il signor Lamanna) è proprio la “visione personale” che scegliamo come guida, perchè genera un processo

di identificazione e di fiducia indispensabile nel rapporto con il lettore

non occasionale.

Adattarsi ad una vita spartana.

Sempre il signor Lamanna, nel commento citato sopra, sottolineava

che la brevità di espressione non deve

essere fraintesa e considerata mancanza di idee. Ha

perfettamente ragione, poichè la brevità è soprattutto

il miglior artificio stilistico a disposizione del

cacciatore. Per lui, come per Hemingway, la scrittura

è sottrazione. Ma, sottraendo sottraendo, deve essere

anche ricca di inventiva ed audace.

In poche, pochissime parole, il cacciatore deve riuscire

a concentrare la manifestazione del proprio senso critico e

l’effetto di suggestione necessario per essere piacevole

nella lettura e imporre uno stile personale. Altrimenti non è più un blog ma una mera (e spesso noiosa)

rassegna stampa.

Il risultato, quindi, dipende tutto dall’adattamento alla brevità.

In caso di fallimento

le probabilità che il lettore si butti sul link e insegua la fonte sono

molto ridotte. E motivare un click in queste condizioni sembra facile,

ma non lo è. Certo, un po’ di tecnica aiuta.

Innanzitutto il cacciatore lavora su due unità testuali separate. Il

titolo e il testo a commento. Quindi può usare due diversi

strumenti contemporaneamente. Il titolo serve a catturare

l’attenzione ed ha un limite teorico di un centinaio di

caratteri. Le soluzioni più efficaci sono i giochi di parole

(Other Jobs for Steve,

Ovo à la coque),

le citazioni geneticamente modificate

(Clonazione da Tiffany,

Salvate il soldato Neri) o altri artifici

ironici che

colpiscono più di un titolo descrittivo o affermativo, perchè in questo tipo di processo comunicativo

si crea una certa complicità subliminale

tra l’autore che mette l’esca e l’autocompiacimento del lettore che “capisce” la sfumatura

e se ne sente premiato.

Visto che l’obiettivo del titolo è comunque incuriosire, anche soluzioni onomatopeiche

(come i “Bùm”, gli “A-ha!” e gli “Oh-oh” usati da wittgenstein.it) o piccoli avvitamenti surrelistici

(Caucasici volanti ghiacciati)

possono comunque raggiungere lo scopo.

Una volta catturata l’attenzione col titolo, il testo serve a veicolare il “senso critico”

(ovvero il giudizio sull’informazione che si sta smistando) e a dare il colpo di grazia al

lettore per fargli attraversare il link.

Poichè spesso non c’è (o, da veri cacciatori, non ci si vuole concedere) lo spazio per “convincere”,

anche qui l’imperativo è suggestionare. Si fa dunque ricorso ad

un bel campionario di figure retoriche in grado di comunicare

più di quanto si dica effettivamente: il regno del cacciatore

sono i paradossi, l’ironia, l’iperbole e le allusioni.

Una delle tecniche più efficaci è quella di procedere rapidamente verso

la trappola rappresentata dall’ultima frase, che assesta il colpo di grazia con un repentino

capovolgimento di senso o con l’inserimento di un elemento nuovo, arguto o sprezzante

(che modifica il giudizo o

sposta il tono del testo dal serio all’ironico).

“Sono combattuto. I fotografi giornalisti fanno un lavoro faticoso, spesso frustrante, e

devono spesso piegarsi a richieste idiote dei loro direttori, che provengono da benintese o

malintese richieste idiote dei lettori. Quindi non è giusto che ci vadano di mezzo loro

(quasi mai giusto), e che scorra il sangue è brutto assai. E non è che la famiglia Franzoni

ispiri una gran simpatia. Detto questo, la notizia non riesce a indignarmi, se non contro

i mandanti” [wittgenstein.it]

Funziona benissimo anche l’inserimento aneddotico personale:

“Secondo il Guardian “in Italia andare in vacanza significa essere belli”.

Non hanno mai visto la signora Materazzi, mia vicina d’ombrellone

ai Bagni Venere.” [Klamm]

o un po’di sano humor nero:

“Un incendio doloso, si suppone di matrice ecoterrorista, ha distrutto la cabinovia

(ex Ovovia) dell’Abetone. Weekend toscani in fumo.” [EmmeBi]

Dunque il cacciatore deve essere un maestro di scrittura breve ed

un abile cercatore d’effetto, poichè sarà sempre la sua ultima frase (come il buon vino) a lasciarci il retrogusto

che cerchiamo e a spingerci attraverso il link. E’ questa la cosa importante, il resto è solo preparazione.

Perchè, come un boxeur di razza, il cacciatore non può vincere ai punti: il suo obiettivo è il knock-out.

(continua)

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