Generazione Whatsapp

Io non sono mai stato un grammar-nazi. Anzi, ho sempre tifato molto per l’evoluzione del linguaggio. E anche personalmente tendo a usare la grammatica in modo qualche volta creativo.

Certo, in molti casi sono scelte stilistiche consapevoli. In molti altri, invece, le tecnologie che abbiamo a disposizione ci portano a scrivere in un certo modo.
Giocando online, o in chat, ad esempio io stesso non riesco mai a scrivere la parola «comunque» per intero, optando sempre per «cmq». Anche se non arrivo mai agli estremi di usare la k al posto del ch o di usare «dv» per «dove».

Probabilmente questi 20 anni che vanno dagli SMS a Whatsapp hanno contribuito molto a cambiare le nostre abitudini di uso della lingua. Anche se, collocandolo nella storia, non è un fenomeno nuovo. Tachigrafia e Brachilogia hanno alle spalle un lungo percorso.

Così, se ti interessa il tema e se vuoi farti un’idea in maniera rapida, Edudemic ha una bellissima infografica che riassume lo stato della ricerca sull’evoluzione del linguaggio in questi anni e con gli strumenti di texting di cui disponiamo.
La trovi qui: How Texting Is Changing Your Grammar .

E -se sei un professore o un insegnante- vale la pena di dare un’occhiata anche a un altro post: The 60-Second Guide To Texting In The Classroom.

È facile immaginare che le nuove tecnologie stiano accelerando questo processo di innovazione nell’uso della lingua. Ed è molto interessante annotare che la spinta evolutiva (almeno per la lingua inglese) viene soprattutto dai cosiddetti «giovani adulti».

Se poi hai voglia di approfondire la questione, e di capire come si innova la lingua che usiamo, Mark Nichol lo spiega in modo semplice.

«Come fa una cultura a stabilire se un modo di scrivere e di parlare è corretto?»

Sebbene gli oltranzisti possano decidere di rifarsi a una fonte accreditata (che so, i Lincei o un prestigioso dizionario), è necessario capire che questo «appoggio» è solo uno dei possibili. Ed è generalmente quello che altri possono considerare «conservativo».

La risposta alla domanda di Mark, infatti, è più complessa: ci sono diverse forze che intervengono e nessuna è necessariamente più autorevole dell’altra.

«Il corpo del linguaggio», spiega efficamente Mark, «è determinato da un precario consenso basato sulle prescrizioni di grammatici e linguisti, sulla tradizione e sull’innovazione degli scrittori professionisti e sulle abitudini orali e di scrittura della gente comune».

E conclude: «È la tensione tra queste forze il processo che fa evolvere il linguaggio».
Poi suggerisce che, alla fine, la tecnologia ci aiuta -facendo l’esempio del self-publishing- a innovare ancora di più. Il che, forse, è anche un modo per trovare la nostra voce quando scriviamo.

Ma non fidarti della mia sintesi e fatti un’idea tua. Sono scelte personali, alla fine: Who Is in Charge of Language?

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