La notizia: Riccardo Luna, direttore di Wired Italia,
ci
pensava già da tempo e ora lancia il progetto "
Internet for peace"
(presentato
pubblicamente in questi giorni) candidando il
Web al Nobel per la Pace 2010. Il prossimo numero della rivista sarà dedicato all'iniziativa e
vedrà i nomi di
molti sostenitori.
Secondo Luna, il Web rappresenta
«la prima arma di costruzione di massa, in grado di abbattere l'odio e il conflitto per propagare la
democrazia e la pace». Il progetto parte dall'Iran e dalla rivolta di Teheran: «Quanto accaduto in Iran dopo le ultime elezioni e il
ruolo giocato dalla Rete nella diffusione delle informazioni altrimenti prigioniere della censura sono solo l'ultimo esempio di come
Internet possa divenire un'arma di speranza globale». In ogni numero di Wired (fino a settembre 2010) verranno
pubblicate
le esperienze
di chi ha contribuito, tramite la Rete, alla pace nel mondo e, in collaborazione con Current Tv, verrà realizzato un video racconto per ogni storia.
I commenti: La notizia è diventata subito argomento di discussione in rete. C'è chi pensa che la candidatura sia
un'idea sbagliata:
«la Rete è semplicemente il più grande degli strumenti che abbiamo a disposizione» e considerarla «una unione di persone, significherebbe
premiare una comunità eterogenea». Ed è ciò che
ribadisce anche Mazzei,
direttore dello sviluppo Mondadori Digital: «Internet è una rete di computer,
i computer sono usati dalle persone, le persone hanno comportamenti positivi o negativi» e «siamo noi che la facciamo diventare buona o cattiva»
Dall'altra parte, invece, ci sono i sostenitori,
tra
cui Veronesi «Se il Web vincesse il Nobel dimostreremmo agli osservatori futuri due cose:
che avevamo capito la portata della rivoluzione globale rappresentata dalla Rete, che eravamo determinati a volgerla al miglior utilizzo nell'interesse
dell'umanità intera» e l'iraniana musulmana Shirin Ebadi (Premio Nobel per la Pace 2003): «Il passaparola della sollevazione di Teheran è stato troppo
impetuoso per lasciare anche il minimo dubbio sul fatto che senza la Rete non sarebbe stato possibile. Non è un caso che ai primi processi contro
i dimostranti il procuratore generale abbia accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l'ordine costituito».
«Lo so che internet non è una persona e i premi Nobel vanno a persone -
afferma Luna- ma internet siamo noi, siamo tutte le persone del mondo
che partecipano a questa conversazione senza fine»