La guerra agli
aggregatori di notizie, e
in particolare a
Google
si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli. Dopo che l''editoria italiana ha presentato
un
esposto contro Google News all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, è seguita la
disputa
tra il
Guardian e Rupert
Murdoch sulla possibilità di far pagare i contenuti online.
Lunedì il Corriere della Sera ha dedicato tre pagine del suo inserto settimanale dedicato all'economia per evidenziare
la
scorrettezza delle pratiche
del gigante di Mountain View. L'argomento di attualità è ora
la dichiarazione di Murdoch secondo cui nel momento in cui i siti dei quotidiani della
holding di cui è proprietario diverranno a pagamento verrà bloccato l'accesso agli aggregatori ed in particolare, ancora una volta, a Google News.
Su questo tema le pagine di tutti i giornali
nazionali
e
internazionali stanno riversando fiumi di parole.
La principale argomentazione che
viene fornita da Murdoch riguarda lo scarso valore dei visitatori che arrivano ai siti d'informazione online rispetto agli ingressi pubblicitari:
all'incremento di visite non corrisponde una crescita di ricavi in termini di introiti pubblicitari per le testate online.
Un
sondaggio condotto nel Regno Unito riguardo al vissuto delle agenzie di comunicazione rispetto all'efficacia e alla proattività dei diversi
media digitali fornisce un interessante panorama e alcune prime risposte alla diatriba attuale.
I risultati evidenziano infatti un miglioramento
generale del livello di servizio alle agenzie pubblicitarie, ma segnalano come Google occupi le ultime posizioni in termini di soddisfazione dei clienti.
Per contro, è proprio da Google che arriverebbero il 27% delle visite al sito del Wall Street Journal di Murdoch, secondo quanto emerge da
uno studio Hitwise
segnalato
da LSDI. Se il passaparola
è il veicolo di maggior valore per qualunque azienda/brand,
quotidiani inclusi,
sottovalutare questo aspetto potrebbe
essere fatale per lo sviluppo strategico delle testate di Murdoch sia in termini di valore d'immagine che di raccolta pubblicitaria per
i quotidiani in questione.
Tra
le opinioni e i quesiti in attesa di risposta,
una sola è di vitale importanza: la rivoluzione dei media sarà liberazione o bancarotta?
Senza un modello di business editoriale che rimpiazzi i precedenti, qualunque guerra si risolve in una scaramuccia senza valore, come testimoniano
gli stessi
rinvii nell'implementazione della
tanto annunciata piattaforma di pagamento dei quotidiani online del gruppo Murdoch.