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Dov'è finito il muro?

Il fiorente commercio di pezzi di cemento pone dubbi sull'autenticità
Dopo la caduta del 9 novembre del 1989, dove son finiti i 43 chilometri del Muro di Berlino? Wikipedia riporta come distrutta tutta la muratura, tranne sei blocchi mantenuti come monumento (vicino a Potsdamer Platz, sulle riva della Sprea) e utilizzata in gran parte per la costruzione di strade, a parte 250 blocchi a suo tempo messi all'asta a un prezzo variabile da 10.000 e 250.000 marchi tedeschi. Insomma in qualche modo, molti sono riusciti a portarsi a casa un pezzetto di cemento della Berliner Mauer. Non è stata soltanto l'asta battuta da Stephen Cristea a disseminare pezzi di muro in giro per il mondo, ma anche semplici cittadini che se ne sono accaparrati pezzi come souvenir di quell'evento storico.

Laura Lucchini racconta sull'Unità la storia dell'americano Art Harman che nel novembre del 1989, dopo essere arrivato a Berlino per partecipare alla distruzione del muro, decise di portarsene a casa una mezza tonnellata per poi metterla in vendita online in pezzi di diversa dimensione e qualità. Certificati dallo stesso Harman, è possibile acquistare ancora oggi un pezzetto di anonimo cemento per 55 dollari mentre per quelli "da museo" (con qualche striatura di vernice) si arriva fino a 15.000 dollari. Anche se son passati un bel po' di anni il mercato sembra ancora fiorente: c'è chi si libera dei ricordi del nonno per soli 40 euro e chi su ebay ha offerto l'occasione di recuperare il ricordino per una modica cifre.

Preoccupati da questo proliferare di offerte, oggi anche il programma radiofonico Istruzioni per l'uso ha affrontato il problema dei "pezzi di muro", invitando i radioascoltatori a non fidarsi di questi anonimi pezzi di cemento e di esigere almeno un certificato di autenticità. Non ne è stata specificata tuttavia la natura, in mancanza di apposita iniziativa (che non risulta) del municipio di Berlino. Le uniche certificazioni in circolazione sono dunque quelle rilasciate dell'asta ufficiale e tutt'al più l'autografo di Harman. Resta la conclusione che lo stesso Harman ha tratto dalla sua impresa: «I comunisti hanno costruito il muro di Berlino e i capitalisti lo hanno rimosso e venduto».




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