Stamattina ho fatto un giro a caso sui siti dei quotidiani europei,
da El Pais a Le Figaro, dal Guardian al catalano La Vanguardia. Non è stato un
monitoraggio esaustivo, nè prevedeva di esserlo. Ma nelle
home page che ho visitato
non c'era traccia dell'influenza A nei titoli più importanti, nè tracce evidenti
di bollettini di guerra che aggiornano il calcolo dei morti. Il buonsenso,
naturalmente, mi fa escludere che la pandemia tenda a non uscire dai confini
nazionali e mi fa pensare che ancora una volta il virus più pericoloso
sia quello del «titolo di guerra», della costruzione dell'attenzione
su esagerazioni e allarmismo. E' la stessa cosa che accade quando il politico
X dice pacatamente al politico Y che non è d'accordo e sui giornali poi leggiamo
«X contro Y, è rissa». Ed è la stessa cosa che accade quando per mesi
ci mettono paura raccontando cronache di crimini e facendoci immaginare un'
escalation
della violenza mentre le statistiche dicono che non ci sono variazioni rispetto agli anni
precedenti. Accanto all'allarme, poi, come da copione l'esperto consiglia e rassicura. Ma il danno ormai è fatto, il panico solleticato
e la televisione, buona ultima, poi ratifica, santifica e amplifica.
Il problema con la sovrinterpretazione del racconto sull'influenza A è
che questi toni "influenzano" (qui davvero) il
comportamento di
mamme, medici di famiglia, farmacisti e cittadini. E hanno un impatto sulla
realtà, rendendola più ansiosa per il giorno dopo: un circolo vizioso da manuale, cui
si adeguano per conformismo Ministri, commentatori ed esperti da piccolo schermo che adottano
il registro dominante nell'informazione spettacolo.
Una parte del Paese, quella che sa districarsi tra le informazioni, che legge e discute
(anche e soprattutto in rete), si sta prodigando per fare quel minimo di
controinformazione serena che serve: spiegare che spesso si titola sulla morte
di un paziente prima
ancora di aver accertato che
il virus H1N1 c'entri in qualche modo, raccontare che la situazione non è così grave come la dipingono,
guardare cosa accade dai
nostri
vicini d'oltralpe, che condividono le stesse cifre italiane sui decessi ma praticano molto scetticismo sul vaccino.
L'altra parte del Paese, quella che vive di telegiornali e al massimo fa un giro distratto
in edicola o sulla homepage di una sola testata, invece, viene terrorizzata. E non può difendersi,
se non con l'Amuchina che prontamente
trova anche in edicola.