A pochi giorni dal 25 ottobre e quando il neo segretario del PD Pier Luigi Bersani muove ancora i suoi primissimi passi,
i commenti e le opinioni degli osservatori si concentrano più sui bilanci della fase congressuale appena conclusa che sulle
prospettive di quel che aspetta il più grande partito di opposizione. Non è un segreto che per molti la sensazione prevalente
sia quella di sollievo espressa da Ilvo Diamanti in apertura della sua
analisi: chi
per la stanchezza frutto dell'essersi speso in prima persona in questa lunga campagna,
chi per la frustrazione dovuta ad aver osservato e descritto per mesi e mesi una lotta
che sembrava non dovesse finire mai. In rete questi piani finiscono spesso per sovrapporsi,
e probabilmente non è casuale che i commenti più interessanti riguardo i risultati delle primarie
vengano da chi in questi mesi è stato coinvolto attivamente nel processo decisionale: dai militanti
di base ai parlamentari, dai giornalisti ai responsabili locali di questa o quella mozione.
Oltre a quella di Ilvo Diamanti, una delle analisi più discusse in rete tra quelle pubblicate sulla carta stampata è stata di
certo
quella
di Lucia Annunziata sulla Stampa, a proposito del ruolo giocato da Ignazio Marino. Un tema sul quale si soffermano pure
diversi blogger più o meno coinvolti nell'impresa del senatore-chirurgo,
da
Federico Russo
a
Giuseppe
Civati e
Ivan Scalfarotto.
Marco Campione parte proprio dall'analisi del risultato del terzo candidato
per indagare
le
ragioni del suo exploit e della sorte opposta toccata a Franceschini, sulla quale commentano - con lucidità
ma senza nascondere qualche amarezza -
Federica
Mogherini e
Andrea
Sarubbi, parlamentari schierati con l'ormai ex segretario. In molti si congratulano col vincitore della consultazione e Gianni Cuperlo
approfitta dei ringraziamenti di rito per
riflettere
sull'effetto che rischia di avere sulla politica italiana un immaginario distante da questa, come quello relativo alla politica statunitense.
Altri si lanciano già nel prevedere e commentare i primi passi di Pier Luigi Bersani: lo
fa
Tigre di carta, mettendo
l'accento sui rapporti del Pd con gli altri partiti del centrosinistra, e lo fa Francesco Cundari, che
coglie
un tratto
peculiare del neo segretario democratico, capace di vincere non solo contro i suoi avversari ma anche contro
quella regola non scritta della storia politica recente per cui o si sta con gli iscritti o con gli elettori,
o con i partiti o con la società civile. Una piccola svolta che farebbe ben sperare.