Facebook, un gigantesco annullatore di livelli d’importanza

tb In 140 caratteri: «#Facebook – Dentro il Grande Banalizzatore, molte cause non contano più niente» Tweet this!

Un po’ per il gioco del “senno di poi”, mi annoto qui qualche appunto su un tema che mi sta appassionando: quando abbiamo smesso di capire Internet.

1. 10 anni fa, nel 2008, Alessandro scriveva un passaggio che mi ha sempre ispirato:
«tengo ben presente quello che è davvero Facebook: un gigantesco annullatore di livelli d’importanza, che mette sullo stesso piano le amicizie vere e quelle farlocche, le cause importanti e quelle surreali (per questo non aderisco mai alle pur nobili battaglie che mi vengono proposte su Facebook: dentro il Grande Banalizzatore, quelle cause non contano più niente)».
Leggi tutto: L’insostenibile leggerezza di Facebook)

2. Nel 2010, in un post intitolato Il decennio di Facebook, ponevo una domanda:
«Il punto potrebbe essere questo: se la massa critica di utenti di Facebook continua a crescere (come è prevedibile) e se Facebook diviene il punto di accesso iniziale al web (come è prevedibile che sia per suoi utenti forti) potremmo assistere a una forte riconfigurazione del modo in cui il web funziona e viene disegnato per far incontrare i contenuti ai propri utenti.

Certo, è solo una congettura. Ma come potrebbe cambiare la nostra idea di web se il matching cominciasse ad avvenire prevalentemente in modo social in luogo di un accesso costruito sulla diffusione dei link e sul search? Come dovremmo pensare i contenuti e la nostra presenza online?»

Perché questo post

Una buona traccia potrebbe essere quella di provare ad analizzare il passaggio consumato in questi anni, da quando abbiamo cominciato a riempirci lo sguardo di fenomeni applicati, vedendo solo quelli. E per contrappasso abbiamo -forse- un po’ smarrito (o sottovalutato) l’importanza del pensiero teorico e delle categorie interpretative.

Quella visione generale che forse ci potrebbe aiutare a leggere in modo più consapevole i fenomeni che ne sono effetto (e non come spesso tendiamo a credere, causa).

Dove sbaglio?

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