Essere blogger, nel 2014

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In 140 caratteri: «I blog si sono affermati perché risolvevano un problema del web. Il filtro e la segnalazione dei contenuti rilevanti»
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C’è stato un momento, 12 o 13 anni fa, quando per noi primi blogger aveva ancora un certo senso essere chiamati «blogger». Aveva senso perché eravamo pochi, una nicchia un po’ esogena in quella che era ancora la «rete dei portali (e di Geocities)» e non c’erano ancora nemmeno i social network.

Oggi le cose sono cambiate molto, a partire dallo statement del New York Times che ha finito per concludere che anche in redazione «ormai tutto è blog».

Ma stamattina ho trovato un paio di post che, in prospettive diverse, ragionano sul ruolo dei blog nel 2014. Il primo è di Mario Tedeschini e fa una riflessione importante. C’è un passaggio, in particolare, che trovo significativo.

Discussioni vecchie di 10 anni
«I blogger…», scrive Mario, «In un numero sempre crescente di discussioni in diversi ambiti riemergono nell’anno di grazia 2014 concetti che chi veramente lavora e vive nell’universo digitale ha largamente superato. In ambito giornalistico, per esempio, ancora si parla di “blogger” e – ahiahiahi – di “citizen journalists”, opponendoli o cercando di conciliarli con la realtà dei “giornalisti” tout court. Sempre più, anzi, proprio chi cerca in qualche modo di fare i conti con il sovvertimento (disruption) causato dall’universo digitale usa questi concetti – senza rendersi conto che stanno a fatica riproponendo un dibattito vecchio di almeno dieci anni».
Il ragionamento è molto più articolato, ma puoi leggerlo tutto: Quando la rete fa rima con blogger: segnali di incultura digitale nel dibattito politico-giornalistico

I blog, oggi
E c’è poi il post di Luca De Biase che affronta un altro aspetto importante. Luca tocca il punto vero: «I blog, nel flusso dei social network, si sono riposizionati. Hanno assunto un ruolo più vicino alla riflessione e all’approfondimento».

E poi conclude: «Ma occorre riprendere consapevolezza di un punto chiave: i blog sono rilevanti se si citano, se si comportano come un sistema che collabora, se si dichiarano reciprocamente rilevanti. La pratica di citare deriva ovviamente dalla pratica scientifica, sottolinea l’importanza del metodo che nell’attribuzione delle fonti trova un valore chiave, diventa un modo per accumulare il sapere in modo documentato, può sostenere l’ulteriore innovazione».
Anche qui, ti suggerisco la lettura integrale: I blog si stanno riproponendo come una soluzione importante. Possono esserlo di più.

Il ruolo del blogger
Io aggiungerei un altro aspetto da considerare. Da quando ci sono i social network, quella cosa che una volta chiamavamo «Blogosfera» (o «Grande Conversazione») si è specializzata. Il contenuto relazionale e quello di conversazione, che prima viveva nei commenti dei blog, si è spostato nei luoghi più appropriati (ad esempio Facebook).

Ma i blog, storicamente, si sono affermati perché risolvevano un problema strutturale del web. Prima ancora che il concetto di curation diventasse un mantra, i blog facevano quel lavoro strategico di filtro e di segnalazione dei contenuti rilevanti che è centrale nella logica di navigazione e nel mondo dei contenuti abbondanti.

E questo è un ruolo che ancora oggi i blog mantengono in maniera potente. I link, come dice Luca, (e la loro grammatica) sono ciò che separa un mondo connesso dalla vecchia logica della carta.

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  1. Pingback: Istruzioni per avere un blog, oggi » Giuseppe Granieri

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