Come cambia la democrazia

Sull’Espresso in edicola questa settimana c’è un mio lungo pezzo sullo scenario politico e democratico che potremmo dover affrontare nei prossimi anni.

Il punto di partenza è l’osservazione di quanto già oggi vediamo accadere: una società con maggiore informazione alza le aspettative e chiede una politica di maggior qualità.
E tra le soluzioni -alcune già in fase embrionale- potrebbe esserci una revisione del concetto di rappresentanza, su cui abbiamo costruito l’attuale idea di democrazia rappresentativa.

Al solito, trascrivo un brano:

«Le tecnologie che abbiamo oggi, invece, lasciano pensare che questo modello abbia alternative. Ci abilitano a rivedere l’idea di partecipazione democratica in diversi modi: dal controllo sull’operato dei nostri rappresentanti (grazie alla possibilità di rendere accessibili le informazioni in modo molto più efficace rispetto al passato) fino all’intervento nel decidere le priorità durante i mandati.
O -addirittura- fino all’idea di consultazione continua.

La piattaforma Liquid feedback, resa popolare dal Partito dei Pirati tedesco, è uno dei primi esempi di come questa abilitazione tecnologica possa prendere forma. È un sistema che consente agli attivisti di mantenere una sorta di assemblea permanente e di partecipare in maniera più attiva alla vita politica.
Ma non è l’unico: in Finlandia il governo farà esordire in questi giorni un sistema -chiamato Open Ministry- che metterà i cittadini in grado di proporre dei disegni di legge. Se una proposta ottiene l’adesione di almeno 50.000 elettori, il Parlamento sarà obbligato a discuterla. Come ha dichiarato Joonas Pekkanen, il fondatore di Open Ministry, «è un punto di non ritorno nell’evoluzione della partecipazione dei cittadini».

Come dicevamo, dunque, disponiamo già oggi di tutta la tecnologia necessaria. Ma l’innovazione tecnologica è sempre più veloce della capacità di una cultura di assimilarla e di governarla. Dopo i primi discorsi -più o meno utopici- sull’intelligenza collettiva abbiamo imparato -negli ultimi anni- che non tutto funziona in maniera così semplice.
La famosa Wisdom of Crowds (la saggezza delle folle) non si attiva sempre nei modi sperati. La ricerca ci racconta che Internet -con i suoi molti milioni di persone connesse- è molto efficace se poniamo una domanda precisa. È formidabile se vogliamo sapere come si configura un computer o quali sono i sintomi di una malattia. Ma non è altrettanto efficace se deve dare una risposta a una domanda complessa. A una domanda come quelle che ci si pone davanti a una crisi economica o prima di scelte di governo»

L’Espresso, E la Democrazia Fece Click, non online.

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