C’è chi lavora e chi fa riunioni. Da Dilbert all’attrazione della mediocrità

Dilbert In 140 caratteri: «il ritmo di una riunione è quello della mente più lenta tra quelle dei presenti»
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La mia generazione (o almeno parte della mia generazione) è cresciuta con la Legge di Dilbert, che suona più o meno così: «le aziende tendono a promuovere sistematicamente i loro dipendenti meno competenti a posizioni di management (di solito middle management), allo scopo di limitare i danni che essi sono in grado di fare».

Altre versioni: non meno divertenti, ciniche e realiste
Internazionale traduce un pezzo di Oliver Burkeman che contiene diverse chicche. In parte recupera la storia di Dilbert, riattribuendola: «il principio di Peter, formulato dal professor Laurence J. Peter, secondo il quale “in una gerarchia, ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza”. Chi fa bene il suo lavoro viene premiato con una promozione, fino a quando non arriva a ricoprire una posizione per la quale non ha le capacità necessarie, e lì si ferma».

Ma ce ne sono ancora: «Ben Horowitz aggiunge a questa teoria la cosiddetta “legge dei peggiori”: appena una persona che occupa una certa posizione in un’azienda diventa competente quanto la peggiore della posizione superiore, probabilmente si aspetta una promozione. Ma se gli viene concessa, il livello di competenza dell’azienda andrà gradualmente diminuendo. Perché questo succeda non è necessario che qualcuno sia particolarmente inadeguato: le burocrazie tendono semplicemente a essere peggiori della somma delle loro parti».

Oppure: «Per usare le parole di John Stuart Mill: “La tendenza generale del mondo è quella di fare della mediocrità la potenza dominante dell’umanità”».

C’è chi lavora e chi fa riunioni
Ma la mia preferita (dato che sostengo da anni che -come suggerisce il titoletto- il mondo si divide in chi lavora e in chi fa riunioni) è questa: «il ritmo di una riunione è quello della mente più lenta tra quelle dei presenti».

Okok, è principalmente cinismo e sarcasmo, di quelli che ci aiutano a discolparci dal nostro quotidiano. Ma anche un po’ realtà. Il pezzo è godibile, a tratti divertente, e ha un titolo forte. Fatti la tua idea: L’irresistibile attrazione della mediocrità

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