Blog Notes (feed rss) http://www.bookcafe.net/blog/ weblog di Giuseppe Granieri it Giuseppe Granieri Cold Fusion MX g.granieri[AT]bookcafe.net g.granieri[AT]bookcafe.net Gesti piccoli ma importanti L'idea di Alessandro ha dentro il germe della società civile che in qualche modo può esserci e deve provare ad esserci. Aderisco. Technorati Tags:, ]]> Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1033 03 07 2009 12:00:00 GMT Disegnare una terza strada per il doppio Pd La mia teoria del Doppio PD, formulata in tempi non sospetti (prima dell'enorme successo elettorale della Serracchiani), potrebbe essere riarticolata in forma semplice: la visibilità politica all'interno di un'organizzazione non dipende più solo dalle scelte di apparato: anzi, spesso la rete innesca un meccanismo per cui alcune figure ottengono visibilità che poi i media tradizionali ratificano, creando nuovi interlocutori politici (non previsti) che si inseriscono nei giochi di potere interni. E' stato il caso della Serracchiani, come di Civati (la cui ascesa si deve a un sondaggio sui siti di Corriere, Espresso e Repubblica). Ed entrambi oggi sono dati come possibili concorrenti per al segreteria. Ma l'effetto è più ampio: in parte dipende da questo processo (che genera e ratifica anche un clima culturale) anche l'accreditamento che sta avendo il gruppo dei Piombini, che ha avuto una bella visibilità ieri anche al TG1 della sera.
L'obiezione più frequente che mi è stata fatta è questa: «Ma la Seracchiani è una donna di apparato». Come se fosse strano. E' evidente che deve essere così. Se uno vuole agire nel partito deve entrare nelle logiche di partito. La novità non è questa. La novità è che non sono più i vertici di partito a creare gli interlocutori, o non sono più solo loro. E come si nota, gli stessi vertici di partito non hanno in grande simpatia quanto sta accadendo, perchè è un modello che incrina abbastanza la tendenza di tutte le organizzazioni alla conservazione.
Quello che manca, ad oggi, è un modo per misurare il reale consenso tra spinte di apparato (legittime, quelle che determinano l'organizzazione interna) e spinte di opinione (fondamentali perchè determinano il successo politico). Le seconde, in particolare, non sono misurabili nel congresso perchè traggono molta spinta dal partito del "datemi una ragione per votare il PD che vorrei". Così, forse, ha ragione Francesco con quanto scrive sull'Unità. Ma non è la rete a volerlo, il nuovo candidato. La rete abilita solo i processi che, seguendo un bisogno e un movimento di opinione, forse ci daranno un nuovo candidato. E se probabilmente la resistenza è oggi più forte della spinta a rinnovare, la dialettica tra scelte di apparato e clima culturale è destinata a rinsaldarsi e a trovare nuovi equilibri. Fossi un dirigente politico, io su questa cosa ci farei una riflessione profonda. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1032 06 28 2009 12:00:00 GMT
Non chiamatela rivoluzione «Ma le vicende iraniane ci hanno dato esperienza di due cose notevoli. La prima è che se qualcuno cerca di chiudere una porta ci si mobilita anche dall'esterno per violare la chiusura: per tutto il web circolavano i consigli per mettere in crisi il sistema censorio, in modo da proteggere le voci libere dal regime. E migliaia di persone, in tutto il mondo, si sono attivate. La seconda è che l'importanza di queste infrastrutture è enorme, se il governo americano è intervenuto direttamente per raccomandare ai gestori di Twitter di non fare la prevista manutenzione per non interrompere il flusso di notizie, che arrivava là dove televisione e giornali non potevano.» Sull'Espresso in edicola (il NonSoloCyber toccava a me) si parla di Iran e Twitter. E malgrado il titolo della nota ("Twitter Revolution"), si suggerisce che, nonostante le letture piatte che se ne sono spesso date, potrebbe non essere corretto immaginare l'uso dei social media come tool per la rivoluzione, quanto piuttosto come strumento per guerriglia di informazione (che sono due cose diverse).
I riferimenti citati e le letture di approfondimento, come consuetudine, li segnalo qui: l'analisi del professor Jonathan Zittrain (Could Iran Shut Down Twitter?), un pezzo del Washington Post Reading Twitter in Tehran? Why the real revolution is on the streets and offline e uno della Columbia Journalism Review: The Moussavi Misunderstanding. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1031 06 28 2009 12:00:00 GMT
Servizi segreti di massa e altre segnalazioni per giorni di viaggio Internet ed i Social Network.
Alla luce della recente evoluzione dei social network a livello mondiale, ripercorrere l'evoluzione sociologica dei sistemi di comunicazione di massa. Porre l'accento sul cambiamento formale e sostanziale nei rapporti interpersonali: il concetto di privacy mantiene il suo significato originale? E' richiesto l'apporto di esempi concreti.
[Tema di maturità, 2009] Osservazioni e segnalazioni varie, prima di partire per qualche giorno. (1) La traccia dei temi di maturità è quasi una perfetta quarta di copertina per molti libri scritti in questi anni. Sarebbe interessante vedere come la elaborano gli studenti, che su molte cose -a volte- ne sanno persino più di noi. (2) Mentre la situazione in Iran evolve (purtroppo) in maniera drammatica, chi si occupa di media ragiona molto su Twitter e sul ruolo dei social network. La definizione migliore del ruolo dei nuovi strumenti di comunicazione, a mio parere, l'ha data Marc Ambinder sull'Atlantic: «un servizio di intelligence fatto dalle masse.»
Poi, al volo, temi molto vari, su cui mi piacerebbe tornare: (3) il nostro cervello tratta gli strumenti che usiamo come parti temporanee del corpo, (4) spettacolari video musicali fatti remixando altri video musicali su YouTube, (5) il nuovo libro di Brockman, sul futuro visto dagli scienziati, con -tra l'altro- l'affascinante teoria di Vanessa Woods: «gli esseri umani hanno comportamenti intelligenti perchè sociali (e non il contrario)». Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1030 06 25 2009 12:00:00 GMT
Forma di negazione a tempo Non: se seguita da un verbo al futuro è una forma di negazione a tempo, destinata a svanire prima che il verbo precedentemente coniugato diventi presente. (filosof. La spiegazione fisica e metafisica del fenomeno in genere garantisce una ritrovata e gioiosa coerenza rispetto alle dichiarazioni passate, trasformando il precedente argomento negativo in un fattore positivo per la scelta). Nulla di personale con Franceschini, su cui non ho ancora maturato un vero giudizio. A caldo il momento per la candidatura mi sembra intempestivo, perchè dà respiro alle pressioni dell'agenda sul premier, spostando l'attenzione sulle confuse questioni interne di quella che dovrebbe essere l'alternativa, tra l'altro dicendo al mondo: "da noi c'è casino". Ma sono curioso di vedere come reagisce la punkpolitic della rete, che sospetto palesemente in attesa di segnali diversi dal PD.
E che, a differenza del pubblico televisivo, mi pare molto più intenzionata a voler superare logiche politiche tipiche del mondo catodico e abituata a ricordare le affermazioni precedenti (per costruirci sopra un'attesa di credibilità vicina a quella del dizionario non politico). E che poi, a differenza dello spettatore televisivo, ha un posto pubblico in cui condividere che ricorda e in cui discuterne con gli altri.
(Questo soprattutto perchè, per diverse condizioni, il PD e le sue vicende sono un ottimo laboratorio per osservare i rapporti tra politica e rete) Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1029 06 24 2009 12:00:00 GMT
La veridica historia di una battaglia di informazione scrive, stamattina, anche Edmondo Berselli, che tuttavia parla solo di televisione. Oggi, invece, è un po' più complesso. E -sempre da un punto di vista più vicino ai media che al merito- è molto interessante ripercorrere passo passo la storia di questi due mesi, che ci hanno portato a vedere il berlusconismo in difficoltà come mai lo era stato.
Il punto di crisi, lo dicevamo, è nell'applicazione banale di un principio importante dell'informazione: sei il capo del governo, ti faccio delle domande, insisto fino ad ottenere risposta. Nell'Italia di oggi questo è abbastanza desueto, perchè la comunicazione del berlusconismo è sempre stata costruita sul concetto di tabula rasa: ti dico il mio slogan, metto altri temi in agenda, sposto l'attenzione. Il raccordo con i fatti è irrilevante: siamo comunicazione.
Quando vengono fuori le 10 domande, Repubblica è sola contro tutti. La tattica adottata è quella classica dello straw man argument: prendo solo una componente del tuo discorso e ti attacco su quello. «State facendo solo Gossip». E tutti si adeguano.
Ma lì viene il primo colpo di genio a quelli di Repubblica. Fanno una cosa che (credo) nessuna testata italiana ha fatto mai. Mettono online, sul loro sito e tengono sempre in home page (da due mesi), dei contenuti in inglese: la notizia e le dieci domande. Il messaggio è semplicissimo: se in Italia ci attaccate tutti, vediamo cosa ne dicono all'estero. I media internazionali cominciano a mettere in agenda il "caso Berlusconi", il Guardian fa un endorsement pesante sulla battaglia solitaria di Repubblica. Gli altri media italiani timidamente rimettono la questione in agenda in modo diverso. Poi il Corriere si trova tra le mani (involontariamente) uno scoop con la testimonianza della D'Addario: lo prende molto con le molle ma il dado è tratto. Qualche giorno dopo Scalfari scriverà «Cosa poteva fare De Bortoli?» e Bondi tuonerà contro Repubblica «Che si è tirata dietro il Corriere».
Intanto da un lato le testate di centro destra entrano a gamba tesa nella vicenda («Siamo tutti Berlusconi, chi può scagli la prima pietra» [Libero) oppure «E' stato operato alla prostata le accuse non tengono» [Libero]), dall'altro Ferrara sul Foglio fa un paio di sogni su Berlusconi che spiega tutto e poi comincia a parlare di 24 luglio. E Cossiga, da par suo, non collabora a tener la questione fuori dall'agenda politica. Ci si mette persino L'Avvenire, e non è cosa da poco. Ampi settori di tradizionale consenso cominciano a essere in imbarazzo. La frittata pare fatta: come scrive D'Avanzo: sono due mesi che non riescono a fare loro l'agenda e appaiono stupiti e frastornati.
Intanto quella parte di Italia che guarda solo i Tg generalisti sa poco o nulla. Repubblica ci dà dentro due volte (1 e 2) finchè ieri Minzolini, direttore del TG1, viene convocato e poi fa un editoriale nel TG della sera, spiegando che darà notizie certe e solo notizie certe. Mentre la punkpolitic collettiva della rete -di fronte a tanta purezza di metodo- si indigna. E ci mette pochissimo a scovare il termine «minzolinismo» su una pagina del 1996 dell'archivio del Corriere. Parola che serve a designare una «forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle affermazioni raccolte». Tra l'altro, come si nota da più parti nelle conversazioni, il primo effetto è quello contrario: i telespettatori (quelli della popolazione solo-Tg) non sapevano nulla e improvvisamente sanno che si sono persi qualcosa di tanto importante da farne un editoriale in prima serata.
A livello politico le reazioni sono consuete, da un lato condanna dall'altro straw man argument: siete gli unici a considerare questa cosa una notizia. E Repubblica, che ormai ha capito la lezione, dà l'unica risposta che può, con una piccola genialata: mette online uno speciale con le reazioni della stampa straniera giorno per giorno. Un modo per dire: non siamo poi tanto soli e non potete affermarlo. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1028 06 23 2009 12:00:00 GMT
Barricate d'informazione Quei quindici milioni di italiani che ogni sera si affidano ai telegiornali per sapere quello che è successo in Italia e nel mondo, quell'80 per cento di telespettatori che non leggono i giornali - dunque non leggeranno neanche questo articolo - e hanno la tv come unica fonte d'informazione, non hanno la più pallida idea di quello che è successo la settimana scorsa.
[Sebastiano Messina su Repubblica] Ne parlavamo qui. Ci aggiungo solo un commento, per quello che vale. Se volessi dire come percepisco io la dimensione di quanto sta accadendo, potrei farlo con una sola frase: in quindici anni di Berlusconismo un guerriglia di informazione così palese (con pochi quotidiani -e tutta la stampa straniera- dietro le barricate contro tutti) non si era mai vista. Piuttosto, si giocava sulle sfumature, sulla comunicazione qui ed ora, gli slogan facili, la disattenzione. Oggi, invece, mi pare che le posizioni siano impostate sulla difesa radicale e su scelte di racconto del mondo totalmente opposte. Se sbaglio correggetemi.
La cosa più evidente è che, anche se una testata ignora il racconto dei fatti per giorni interi, l'agenda politica non lo fa. Che ci pensi Cossiga, o Bondi, Ferrara, o qualcun altro.
Si può prendere qualsiasi posizione sul merito, e sono tutte legittime. Ma quello che sta accadendo oggi in Italia, con i TG che adottano la strategia di combattere contro l'evidenza della notizia, ignorandola più che prendendo posizione, è un caso di studio interessante. Oltre che molto altro. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1027 06 22 2009 12:00:00 GMT
Un paio di lati buffi del mondo che cambia Avreste mai pensato di vedere il giorno in cui il destino dell'Iran sarebbe stato "legato ai cicli di sonno dei manutentori di Twitter e Youtube"? Un fatto che neppure il più fantasioso sceneggiatore di Hollywood avrebbe considerato plausibile. O di vedere il giorno in cui il presidente degli Stati Uniti sarebbe stato non solo di colore (pura fantascienza, fino a poco fa), ma avrebbe saputo cos'è un saluto vulcaniano e lo avrebbe saputo fare? E sarebbe stato disposto a litigare con gli addetti alla sicurezza pur di tenersi il telefonino? Santo cielo, l'inquilino precedente cadeva dai Segway (se capite l'allusione, siete anche voi nerd).
[La rivincita dei nerd: Obama e Star Trek] «Lo abbiamo sempre detto, fra noi,» racconta Paolo «che un pugno di nerd informatici ben piazzati avrebbe potuto cambiare il mondo. Ne abbiamo piazzato uno alla Casa Bianca.» Il video è tutto da guardare. (via xlthlx) Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1026 06 21 2009 12:00:00 GMT
Salvare quelli che vivono nel mondo di ovatta caso domestico è relativamente più semplice, ma non meno evidente: chi ha a disposizione solo i canali televisivi tradizionali (senza Skytg24 e internet) vive una narrazione del mondo in cui difficilmente può immaginare cosa sta succedendo e in cui l'agenda dei temi importanti è un'altra, più blanda e rassicurante. Un insieme di fattori (scelte redazionali, obblighi normativi desueti come la par condicio, ecc.) rende il racconto dei TG assolutamente fuori misura se lo spettatore è un individuo già informato.
Il caso esterno (l'Iran), invece, è molto più complesso e va letto da diverse prospettive. La prima: il tema è stato messo nell'agenda delle news dalla rete (persino la CNN -che ha fatto una diretta importantissima mentre da noi andava programmazione leggera anche sulle TV del servizio pubblico- ha capito in ritardo quanto l'Iran sia "notizia"). Seconda: nella dialettica tremenda tra controllo (potere) e informazione, la rete è l'unica fonte di cronaca possibile su quanto sta accadendo (e qualcuno sospetta che anche chi controlla lo sappia benissimo e sfrutti la situazione). I reporter e gli inviati possono fare poco, così anche la CNN deve seguire gli eventi su Twitter e Friendfeed. «L'unica evidenza» dice Howard Rheingold «è che io sto capendo cosa succede, mentre succede, da Twitter e da Flickr e YouTube, non dalla CNN».
E questo innesca la terza questione: un adeguamento delle redazioni a un problema diverso, nuovo: prendere le misure ad un sistema di fonti che funziona con una grammatica diversa. Qualcuno sostiene -e Jeff Jarvis pare d'accordo- che la CNN è in mezzo a un gioco senza possibilità di vittoria: ha solo le notizie di Twitter e non può considerarle affidabili in base alle logiche tradizionali. Ci vuole educazione a nuovi media per poterlo fare, per avere le fonti giuste (tutte, non solo le più evidenti), per saperle valutare rapidamente, eccetera.
Ma per fortuna la rete stimola anche un quarto punto: tutte le testate hanno un maggior accesso le une alle altre e quindi -con un po' di ritardo, nei casi colpevoli- finiscono per mettere a tema quello che inizialmente si erano perse. E in questo gioco, come diceva Massimo, oggi entrano anche i cittadini più alfabetizzati. E' una tendenza che si è sempre osservata nei momenti di crisi e in questi giorni non si smentisce.
Sul fronte delle testate online, invece, l'Huffington Post segna la strada agli altri. Ma siamo ancora in corsa e tutto continua ad avvenire. Ci sarà tempo per le analisi, poi.
Se vuoi approfondire ecco un paio di spunti: The day Twitter kicked CNN's behind & @ev bought me a whisky (Robert Scoble) e Twitter 1, CNN 0 (The Economist).
Se invece vuoi seguire le notizie sull'Iran, parti dalla stanza (in italiano): green revolution. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1025 06 21 2009 12:00:00 GMT
L'uomo che potrebbe essere ricordato per aver guidato l'assedio al Berlusconismo coniglio mannaro" e ritornelli come pentapartito. La fine di un'epoca coincide sempre con la fine di un lessico.
Dico questo perchè se un giorno dovesse finire questa era politica (ed è lecito fare il tifo perchè accada o non accada, così come essere scettici o fiduciosi), probabilmente Peppe D'Avanzo potrebbe essere ricordato come l'uomo che ha guidato l'assedio al Berlusconismo. Al di là del tema e del merito, lo ha fatto nel metodo, che pure non dovrebbe essere una cosa rara nel giornalismo (ma in Italia lo è): ha fatto domande su questioni irrisolte e ha insistito (ben supportato dalla sua testata e dai media stranieri prima che si accodassero anche gli altri italiani) per avere risposte. Sembra una cosa banale, ma è un modello che inchioda la logica comunicativa del berlusconismo, fatta di verità costruite sul qui ed ora e sulla irrilevanza del raccordo con i fatti. E l'articolo che potremmo ricordare, forse, può essere questo. Che, tra altri spunti ispirati, spiega come si è rotto ("come potrebbe rompersi" direi io) il giocattolo:
Bene, la diavoleria non funziona più. Da due mesi Berlusconi è inchiodato su un'agenda che non ha scritto lui, che lo ha sorpreso e ancora lo stupisce. È costretto a inseguire una "realtà" (le feste di compleanno in periferia, le vacanze con le minorenni, l'ossessione per il sesso, le notti a pagamento) che non riesce a cancellare dalla pubblica attenzione. Più il premier si rifiuta di rispondere a legittime domande e all'opinione pubblica per liberarsi delle ombre e delle contraddizioni che oscurano i suoi comportamenti privati, tanto più è chiaro - ora, anche a chi l'ha a lungo negato - che la questione è politica, e il capo di un governo non se ne può sottrarre. I caudatari, nella corvée televisiva della sera, sono come intrappolati in un'alternativa del diavolo, in un gioco a perdere. La litania preconfezionata prevede di distruggere con parole arroventate la "realtà", di ridurla a questione privata e dunque protetta allo sguardo di chicchessia. Ma quanto più i corifei demoliscono tanto più le loro parole provocano imbarazzo anche nella loro area di consenso e spargono la convinzione che, se il presidente del consiglio tace, la ragione è nell'impossibilità di essere trasparente, di dire qualcosa senza correre il rischio di danneggiare se stesso.
[Peppe D'Avanzo, L'isolamento dello stregone]
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Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1024 06 20 2009 12:00:00 GMT
Marcare a uomo, giocare a zona

Una delle cose interessanti in momenti come questi, quando una società tende ad essere divisa su qualcosa che la scuote o che si pensa possa scuoterla, è il fatto che diventa chiaramente visibile la strategia di posizione delle maggiori testate.
Ieri Repubblica analizzava i TG, io stamattina ero soprattutto incuriosito dall'evidente prudenza "istituzionale" del Corriere sul tema, che usa una narrazione diversa da Repubblica e Stampa e non apre sulla notiza. Tra le 9:38 e le 9:50 -quando ho preso gli screenshot- era sotto l'apertura. Così ho elaborato questa immagine (puoi cliccare per ingrandirla).
Poi, è vero: gli assetti delle home page cambiano nel corso della giornata e nessuno di noi può dire con certezza chi la racconta meglio e in maniera più corretta. Ma, al di là della gerarchia delle notizie e dei titoli, si ha la stessa sensazione leggendo i due pezzi sul "clima" politico: quello di Claudio Tito su Repubblica e quello di Massimo Franco sul Corriere. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1023 06 19 2009 12:00:00 GMT
Parafrasando Boskov è quello che giornalista racconta. Istruttivo sul metodo. Technorati Tags:, ]]> Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1022 06 18 2009 12:00:00 GMT Facite Ammuina (cinque punti facili su berlusconismo e opposizione) era al corrente dei fatti, come sostiene, deve aver pensato qualcosa di simile quando la scossa è arrivata e tutti hanno dato la colpa a lui. Se, invece, come qualcuno pure ipotizza, sapeva ciò che diceva, ha solo sbagliato modi, tempi e strategia. Oltre che approccio.
La seconda serie della telenovela (rispetto ai titoli proposti qui, col senno di poi mi viene Six Lies Under) infatti continua ad avere i punti interessanti del feuiletton, e questa é l'unica certezza. Come per le telenovelas, quelle vere, la gente si appassiona e gli snob prendono le distanze sbadigliando.
Ma gli scenari che ne possono derivare, a mio parere, non vanno mai verso la scossa al berlusconismo. E per diverse ragioni: (1) il premier è ingiudicabile, non solo in quanto utilizzatore finale ma per legge, essendo una delle massime cariche dello stato tutelate e immuni (autoimmuni?). Poi, (2) non potendo essere giudicato e quindi obbligato a dimettersi, il buon senso farebbe pensare all'elemento "credibilità e reputazione" quindi alle dimissioni spontanee, cosa che ormai la Storia ci ha dimostrato essere un tratto desueto e poco frequentato in Italia. Se così non fosse avrebbe dovuto bastare molto meno. E non va dimenticato che (3) molti italiani sono con il premier nella visione un po' latina e un po' gauchesca del rapporto tra i sessi. E' un tema che difficilmente sposta opinioni: se lo facesse, le avrebbe già spostate da tempo.
Ma, a mio parere, c'è anche un punto (4): a furia di strillare sulle inchieste (e da certe parti sul regime), con pronostici mai seguiti dai fatti e smontati da argomenti più facili da comunicare (il complotto, la magistratura pilotata) la gente si è vaccinata e non registra più l'informazione se non con qualche sbadiglio. Quando si urla alle cause ma non segue mai alcun effetto, il valore delle cause si indebolisce. Se escludiamo attivisti e indignati duri, rimangono solo molti rassegnati e tantissimi supporter. Questa cosa (i cui effetti sono stati iperstudiati) si chiama pre-mediazione e normalmente il potere la usa per prepararci alle guerre (e in questi mesi alla crisi). In questo scenario, l'attività dell'opposizione finisce per assomigliare all'ordine dato nella marina borbonica quando le navi erano in inferiorità numerica: Facite Ammuina, "fate confusione", così sembriamo di più a bordo e magari si spaventano. Che io sappia la storia non attesta pero' casi di nemici che si siano realmente spaventati (anche perchè pare fosse un falso storico).
Infine, mi viene in mente un punto (5): se media e opposizione spostano l'attenzione della gente sulle "questioni amorose", fanno il gioco del governo (che può far passare errori e decisioni senza clamore) e perdono credibilità generale (sempre perchè, come dicevamo, al casino che si monta non segue mai nessun effetto visibile, quindi la gente si abitua ai titoli strillati che annunciano una fine del mondo che lascia tutto ogni giorno uguale al precedente). Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1021 06 18 2009 12:00:00 GMT
Atomi disegnati per essere ricostruiti dentro altre molecole sul tema della guerriglia digitale, Jonathan Zittrain fa un'analisi su misure e contromisure che l'Iran potrebbe adottare e trova una definizione bellissima per Twitter come strumento difficile da bloccare: «Un atomo disegnato per essere ricostruito dentro altre molecole».
Questo tipo di battaglie, però, non sono solo una prerogativa delle nazioni a democrazia limitata. Spesso diventano un argomento di peso (non più guerriglia ma dialettica sociale, giuridica e politica) anche nel difficile bilanciamento tra privacy, diritto all'espressione, sicurezza e diritto di informazione: una sentenza britannica, ad esempio, ha appena sancito la possibilità di svelare l'identità dei blogger, annullandone l'anonimato. Nel caso in questione, come racconta Gawker, il Time di Londra è "libero di smascherare" i blogger anonimi: You Don't Have a Right to Anonymity. Technorati Tags:, ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1020 06 17 2009 12:00:00 GMT
Considerazioni sui media e sull'Iran Leggendo il post di Cory Doctorow (in italiano su Internazionale) hai subito la percezione di come ci si stia attrezzando, anche al di là del muro del potere, per fronteggiare problematiche e difficili azioni di guerriglia digitale.
Per uno scenario più ampio, invece, puoi pescare tra le cronache a caldo che hanno sommerso la rete. Partendo magari da New Media Revolution Might Meet New Iranian One, in cui si sottolinea come «si conferma il trend già visto durante le crisi: il giornalismo dal basso è possibile ed è potente». In Italiano Francesco Costa arriva quasi alle stesse conclusioni (sebbene con un titolo che si presta ad essere frainteso): Quando i blog battono le tv. Il New York Times fa invece un'analisi più ampia riportando, tra l'altro, il commento di Richard Sambrook: «un individuo educato ai (nuovi) media in rete è risultato sicuramente molto più informato rispetto a chi si affida a radio e tv». Technorati Tags:, ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1019 06 17 2009 12:00:00 GMT