Blog Notes (feed rss) http://www.bookcafe.net/blog/ weblog di Giuseppe Granieri it Giuseppe Granieri Cold Fusion MX g.granieri[AT]bookcafe.net g.granieri[AT]bookcafe.net Condannati a sperimentare per sempre «Gli editori hanno bisogno di essere molto flessibili ed aperti alla sperimentazione. E non è necessariamente un vantaggio essere grandi editori».
Una delle cose che dicevamo già tempo fa è, forse, la conseguenza più visibile della transizione al digitale dell'editoria libraria: gli editori, che per secoli hanno fatto sempre lo stesso lavoro con qualche piccolo rinnovamento spalmato nei decenni, oggi sono condannati ad inseguire la velocità dell'innovazione tecnologica ed a rincorrere le sempre nuove piattaforme che venderanno e distribuiranno i loro libri. Ed è uno shock interessante per un settore abituato a coltivare la tradizione come valore.
Rich Wrong esamina la questione da un punto di vista generale (In Mobile, Fragmentation is Forever. Deal With It) e Adam Hodgkin sottolinea i punti specifici su cui l'editoria dovrebbe riflettere (In the eBooks Market, Fragmentation is Forever. Deal with it). Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1244 08 03 2010 12:00:00 GMT
Cosa succede al libro se l'ebook è gratis «Questo studio indica che c'è una moderata correlazione tra la disponibilità della versione free dell'ebook e l'aumento di breve periodo nelle vendite del libro. Quindi la disponibilità di ebook gratis non significa sempre aumento delle vendite», scrivono John Hilton III e David Wiley. «Questo dovrebbe sorprendere sia chi ritiene che regalare la versione scaricabile uccide le vendite sia chi, al contrario, è convinto che invece le favorisca».
Un paper -trasparente sul metodo e sui limiti stessi del lavoro effettuato- che contiene molti spunti di analisi per ragionare sui (tanti) rapporti possibili tra la diffusione dei formati digitali e il mercato tradizionale. E un modo utile per superare le facili equazioni cui spesso finiamo per credere: What Happens to Book Sales if Digital Versions are Given Away?. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1243 07 03 2010 12:00:00 GMT
Il ritardo italiano sui videogame In questi giorni in cui sono stato in giro tra Milano, Urbino e Siena mi è capitato di confrontarmi con persone diverse sui temi dell'apprendimento dei giovanissimi, della scuola e dei videogame che potrebbero (e dovrebbero) essere guardati in modo meno superficiale. Soprattutto in un Paese come il nostro, che stenta a comprenderli ed a valutarli con maggior attenzione. Io ne ho scritto diverse volte e c'è gente che lo fa meglio di me, a partire da Federico.
Recuperando i miei feed arretrati ho raccolto diversi link, che condivido qui per tornarci magari in un momento con più tempo. Il primo, un articolo dello Scientific American, racconta di come i giochi possano coadiuvare le vittime di incidenti nel recupero delle funzioni motorie (Stroke victims aided in motor function recovery by playing home video games). Ma c'è anche una correlazione diretta tra il gioco ed il potenziamento delle skill di lettura e scrittura nei giovani (Video games can hamper reading and writing skills in young boys by displacing other activities).
Poi, a seguire, un pezzo della CNN (Online game seeks to empower Africa), un paio di riflessioni sui rapporti tra narrativa e videogiochi, prendendo spunto da Heavy Rain (Murderer's Young Prey; A Father's Torment e Heavy Rain).
Sul fronte meno da gamer tradizionale, una riflessione sui giochi tipo Farmville (The Next Big Thing In Video Games Might Be Fear Of Embarrassment) e una sull'elettronica per dimagrire (Video-game exercise bikes - not just a gimmick).
Infine: Ten Films that Would Make Great Games e The Future of Videogames. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1242 07 03 2010 12:00:00 GMT
L'antropologia di Internet «La rivoluzione del digitale è guidata dal desiderio di replicare a distanza (o in maniera mediata dalla tecnologia) tutte le esperienze che normalmente associamo ad incontri faccia a faccia», scrive The Memory Bank in un pensoso post di un mesetto fa.
«Se vogliamo costruire un mondo migliore, invece di limitarci a contemplare quello che accade nel mondo che abbiamo, un prerequisito essenziale è imparare a pensare creativamente in termini che siano capaci sia di riflettere la realtà sia di uscirne per raggiungere le possibilità che siamo capaci di immaginare».
Se vuoi farti stimolare qualche riflessione ulteriore sul cambiamento che stiamo vivendo, puoi investire (più di) qualche minuto in questa lettura: An anthropology of the internet. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1241 07 03 2010 12:00:00 GMT
Cose che i giornali italiani potrebbero copiare L'idea di sperimentare e uscire dal concetto di giornale analogico riprodotto nel digitale è forse uno dei percorsi obbligati per immaginare il giornalismo di domani. Al NYT non stanno fermi e, dopo lo Skimmer (che è diventato il mio modo di accesso alla «Signora in grigio»), la cosa che a me piace di più è la rubrichetta in cui i giornalisti di tecnologia linkano quello che leggono sugli altri giornali e in rete.
Il round up settimanale è una cosa che fanno molti blogger americani che seguo ed è un bel segnale che lo facciano anche testate di grande prestigio. E' un'idea semplice, che però è coerente con la logica del web e della condivisione. Technorati Tags:, ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1240 07 03 2010 12:00:00 GMT
Il futuro rivoluzionario dell'editoria «La transizione dell'industria libraria dal prodotto stampato e distribuito in libreria ai file digitali» scrive la New York Review of Books, «è un cambiamento storico che trasformerà radicalmente il mondo editoriale in ogni parte del pianeta. Ma trasformerà anche tutte le culture».
L'articolo, un must read, si intitola Publishing: The Revolutionary Future. Della trasformazione del libro da prodotto a contenuto abbiamo parlato ieri nella rubrica (Reinventare il libro), e oggi trovo un post di Matt Legend Gemmel che aggiunge un punto di vista da sviluppatore di applicazioni: iPad Application Design e un commento di Craig Morgan su eBook Newser: "Realness" and the Promise of iPad. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1239 06 03 2010 12:00:00 GMT
L'intelligenza dell'ateo Sabato scorso, quando leggevo delle reazioni a questa ricerca, mi chiedevo quanto ci avrebbe messo ad arrivare sui giornali italiani. Stamattina se ne parla sul Corriere, in un pezzo di costume, e sul Giornale.
Come già accaduto spesso, a far notizia non è la serietà di una ricerca (che andrebbe verificata sul metodo prima di essere divulgata sui media) ma la sua capacità di far notizia. E' un pattern che si osserva di frequente e recentemente ne avevamo parlato a proposito del presunto rapporto diretto tra internet e la depressione. In giro per la rete si leggono da giorni commenti scettici e tentativi di debunking: se vuoi approfondire, Myers (un biologo dell'Università del Minnesota) lo definisce uno studio ridicolo e giustamente chiede informazioni sul metodo usato. Darcy Cowan ne scrive e intitola il pezzo Intelligence, Monogamy and Journalistic Licence. Sheryl Kirshembaum, su Discover Magazine, ci fa un post per stoppare gli alert dei suoi lettori e ne approfitta per ricordare una bella infografica che descrive la logica che si nasconde dietro le science news. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1238 02 03 2010 12:00:00 GMT
L'ultima notizia «Quel che è certo è che la necessità di inventare nuovi modelli di business si sta rivelando anche un'opportunità per disintossicare i media da tante scorie a cui si sono assuefatti, e riscoprire così modalità per fare informazione in modo autorevole pur senza annoiare. E' il momento, per la macchina delle notizie, di fare un serio "tagliando", pulire filtri e scarichi e tornare in strada alimentata da nuovi combustibili meno inqunanti».
I disclaimer vanno da sè: domani, a Milano, parleremo proprio di questo libro (L'Ultima Notizia), e puoi tenerne conto mentre leggi il mio giudizio. Potrei anche esimermi dal darne uno, in effetti, ma alla fine ci tengo. L'ho appena finito di leggere e mi è «piaciuto» molto. Non a caso dico «piaciuto» parlando di un saggio che in realtà dovrebbe puntare ad altre valutazioni prima che all'esperienza di lettura: è che è proprio scritto bene, piacevole da leggere, ricco di spunti e di deviazioni letterarie e culturali. E poi, è il tipo di saggio che spero sempre di trovare: ha una trattazione elegante, non fa polemica, argomenta diversi punti di vista in modo molto pacato e completo e copre brillantemente uno scenario molto complesso, restituendo al lettore l'onere di costruirsi un'opinione informata. Cosa importante soprattutto in un periodo in cui nessuno ha soluzioni in tasca e ogni punto di vista diverso è un ampliamento di prospettiva.
Se dovessi trovargli una pecca (a parte la copertina che non incrocia il mio gusto) direi che forse il titolo non gli rende giustizia, perché è un libro sul digitale più che sulla crisi del giornalismo. Ma è anche vero che, di questi tempi, il giornalismo ha tanto bisogno di buoni libri sul digitale. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1237 02 28 2010 12:00:00 GMT
Il secolo senza privacy Già qualche anno fa, in un'intervista, Bruce Sterling mi diceva che nel XXI secolo ci saremmo dimenticati della privacy. Lo sviluppo recente della rete e la pratica dell'oversharingm su cui i giganti (Google, Facebook, Twitter) stanno costruendo modelli di business, sembrano dargli ragione.
Sul New York Times, Steve Lohr riflette sullo scenario e suggerisce che ci servono «nuove regole e nuovi strumenti» per salvare i flussi e tutelare la privacy. E fa un elenco delle idee cui si sta lavorando.
Per me rimane soprattutto un problema di educazione e consapevolezza, ma se ti interessa è una buona lettura per cogliere qualche segnale sullo stato dell'arte di queste riflessioni: Redrawing the Route to Online Privacy.
Magari poi puoi dare un'occhiata anche a When American and European Ideas of Privacy Collide Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1236 02 28 2010 12:00:00 GMT
La narrativa è morta. Lunga vita alla narrativa «La morte è il cambiamento», scrive David Backer di Fiction Daily. «Questo è vero soprattutto quando si parla di cose astratte, che non possono morire. E quando qualcuno annuncia la morte di qualcosa di astratto -di Dio, dell'arte, della storia, della poesia, della narrativa- io mi sento come uno schiavo che saluta la morte del re: il re è morto, lunga vita al re».
Così, in risposta all'ennesimo decesso della narrativa (The Death of Fiction?), Backer argomenta a lungo sul cambiamento: «si suppone che la letteratura sia la conversazione di una cultura con se stessa. Un modo per raccontare la storia del suo tempo e del momento in cui vive. Un'autentica espressione dello spirito della sua epoca. E io da scrittore e da studioso di questa "conversazione" vado spesso in giro a cercare la nuova narrativa, provando a capire i confini del suo mondo e tentando di costruire una cartografia che la descriva».
Se vuoi seguire il viaggio di David nelle nuove forme della narrativa in rete («molta della quale è corta, da 50 a 1000 parole»), il pezzo si intitola Long Live Fiction: A Guide to Fiction Online ed è ricchissimo di link (che voglio esplorarmi con calma). Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1235 02 27 2010 12:00:00 GMT
Dalla «distribuzione» all'«accesso» Probabilmente il cambiamento più significativo nella transizione delle nostre culture al digitale è spiegabile con un ragionamento molto semplice: prima dovevi confezionare un prodotto culturale e distribuirlo. E l'industria culturale gestiva o controllava l'intero processo. Oggi confezioni il prodotto culturale e lo metti lì, poi devi fare in modo che l'accesso ad esso sia visibile perchè gli individui lo raggiungano. Solo che l'industria culturale (dalle news, al libro, alla musica) ha molto sottovalutato tutti i ragionamenti sull'accesso, abdicandone il controllo ad altri player come Google, Amazon, iTunes e compagnia bella. E ora, ad esempio, l'industria delle news è tutta felice di mettersi in mano ad Apple, sperando di essere salvata dall'iPad.
Così, forse, non è del tutto fuori luogo l'ipotesi di cui racconta Luca: Apple potrebbe effettivamente fare le regole se i suoi milioni di carte di credito venissero davvero portati in dote ai giornali. E forse bisogna cominciare a prendere atto che è l'accesso la risorsa scarsa (e non il contenuto) e quindi è l'accesso a fare il valore. Ma questo è un discorso che andrebbe approfondito anche da altri punti di vista. Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1234 02 26 2010 12:00:00 GMT
La tristezza dei conservatori Ok, il titolo è una boutade e prendilo come tale. Ma leggevo oggi di uno studio in cui i ricercatori ipotizzano che il nostro umore possa portarci ad esperire il nuovo quando siamo contenti o ad esserne spaventati nel caso contrario. Questo perchè, sintetizzo brutalmente, l'umore potrebbe essere considerato un «segnale» con cui realizziamo di trovarci in un ambiente sicuro o insicuro. Se vuoi approfondire: Happiness Cools the Warm Glow of Familiarity: Psychophysiological Evidence That Mood Modulates the Familiarity-Affect Link. Ne parla anche The Mouse Trap: Am happy, will seek novelty; am sad, will stick with familiar.
Da un altro punto di vista c'è una riflessione (che linkavo ieri en passant) che potrebbe essere complementare. Joe Brewer argomenta sul modo in cui costruiamo il nostro punto di vista politico partendo dalle metafore che usiamo per descrivere il mondo. Ed anche qui la predisposizione alla conservazione (o all'innovazione) ha delle radici interessanti. Da leggere e rileggere, anche per provare a capire un po' meglio la nostra Italia di oggi: Cognitive Policy Works, Belief and Worldview in Politics. Technorati Tags:, , ]]>
Politica http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1233 02 26 2010 12:00:00 GMT
Il vero valore del libro «Oggi», spiega Mike, «il prezzo ideale per un ebook secondo un grande editore è quello che può scoraggiare dall'acquisto dell'ebook e portare ad acquistare un libro di carta. E' un modo molto originale di stabilire i prezzi. Io non credo che durerà a lungo».
Sul Sole 24 Ore in edicola oggi (a pagina 9 di Nòva) una mia conversazione con Mike Shatzkin sulla transizione al digitale dell'industria del libro, con opinioni molto nette sul futuro delle librerie e sulla guerra dei prezzi che le cronache d'oltreoceano ci stanno raccontando. E' uno scontro violento, perchè si stanno disegnando nuovi equilibri e vanno in crisi le vecchie logiche di potere. Secondo Mike, infatti, «il potere dei grandi gruppi editoriali è costruito sulla dimensione fisica del libro. Solo un grande editore può fare una grande ristampa in una settimana e avere la forza di mercato per far trovare il titolo in ogni angolo in cui il lettore può cercarlo. Ma chiunque può distribuire un ebook su tutti i canali e senza problemi di capitali o di scala».
L'articolo non è online e si intitola «Il vero valore del libro». Il blog di Mike, se vuoi seguirlo, è The Shatzkin Files.
[Update: l'articolo è disponibile nella rassegna della RAI, almeno per oggi. Grazie a Roberto per la segnalazione) Technorati Tags:, , ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1232 02 25 2010 12:00:00 GMT
De-googling Italy E' complicato farsi un'idea precisa della "sentenza Google" in attesa delle motivazioni, ma se vuoi leggere qualche ragionamento misurato (gli unici ragionamenti utili) puoi partire da Giovanni, Luca e Carlo Felice.
Intanto il pimo effetto collaterale è che l'immagine dell'Italia, all'estero, si sta rafforzando nelle sue similitudini con i Paesi del terzo mondo. La notizia ha fatto il giro della rete velocemente, regalandoci toni molto sarcastici e critiche abbastanza pesanti. Un esempio a caso è qui, e conviene leggere anche i commenti per farci un'idea della percezione diffusa che stiamo autorizzando: TechDirt, Incredible: Google Execs Found Guilty Because Of YouTube Video; Given Six Month Suspended Sentences.
Persino il compassato New York Times ha un articolo molto duro: «La sentenza può avere enormi implicazioni mondiali per la libertà di Internet, perchè suggerisce il principio secondo cui Google non è uno strumento ma una media company come i giornali e le televisioni». E, dopo aver descritto senza mezzi termini il «ritardo italiano» nella comprensione del digitale, aggiunge: «In Italia, Paese in cui il primo ministro Berlusconi possiede molte televisioni private e controlla indirettamente le televisioni pubbliche, c'è una grossa spinta per regolare Internet in maniera molto più profonda che altrove». Seguono casi ed esempi: New York Times, Larger Threat Is Seen in Google Case.
Ora ci sarebbero due considerazioni da fare, in attesa di saperne di più. La prima, a livello macro, è che stiamo assistendo ad un ennesimo scontro tra concetti che si ridisegnano in maniera diversa dal XX secolo al XXI. Il primo di questi prende la forma di un vuoto giuridico in una cultura che ancora non sa bene come regolamentare il mutamento sociale e dei media. E che reagisce in base alle visioni del mondo (quindi non stupisce che da noi prenda spesso la forma di restaurazione). Ma c'è anche il conflitto in corso tra la privacy (spazio personale) e l'overshare. E' un problema molto complesso, soprattutto perchè la privacy è un «evento collettivo» e non controllabile solo dall'individuo che deve difenderla, poichè dipende in buona parte dalla sensibilità dei suoi vicini. Lo stesso Facebook, in un post sul blog ufficiale, tempo fa cercava di ricordare che quando condividiamo qualcosa che parla di qualcun altro dovremmo considerare anche il punto di vista di questo qualcuno. E qui serve educazione, consapevolezza e con buona probabilità delle prassi molto diverse dalle attuali.
La seconda considerazione invece è micro, e riguarda l'Italia, piccola e insignificante periferia dell'ìmpero digitale. Se il momento è delicato, a quanto pare la nostra classe dirigente continua a dimostrarsi sempre meno avvertita e culturalmente meno pronta rispetto ai nostri colleghi occidentali. E forse il problema, se problema c'è, è proprio qui.
(update: qui trovi un ottimo commento tecnico di Elvira) Technorati Tags:, ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1231 02 25 2010 12:00:00 GMT
La scrittura è sottrazione Il Guardian, qualche giorno fa, ha architettato una delle sue operazioni intelligenti e ruffiane al punto giusto, raccogliendo molti link in giro per la rete anglofona. Ha pubblicato le «10 regole per scrivere fiction» di Elmore Leonard e ha chiesto ad altri scrittori di dare consigli. Il risultato è interessante e merita una lettura: Ten rules for writing fiction (Part 1) e Ten rules for writing fiction (part two).
Per quanto mi riguarda, i dieci consigli di Leonard li sottoscrivo alla virgola o quasi. Se dovessi assecondare in pieno i miei gusti, consiglierei di mandare a memoria il numero 8 e il numero 9, suggerimenti che purtroppo nemmeno alcuni autori che amo seguono spesso (ma ognuno ha le sue idiosincrasie, bisogna dirlo).
[Il titolo del post è tutta farina di Hemingway]. Technorati Tags:, ]]>
Scritture http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1230 02 24 2010 12:00:00 GMT