Blog Notes (feed rss) http://www.bookcafe.net/blog/ weblog di Giuseppe Granieri it Giuseppe Granieri Cold Fusion MX g.granieri[AT]bookcafe.net g.granieri[AT]bookcafe.net La politica della Politica domani a Pesaro)

Di cosa parliamo.
La politica, in senso politologico, può essere descritta come un sistema. Quindi con una serie di input (richieste, sostegno, pressioni degli opinion leader e dell'opinione pubblica, ma anche segnali colti dai politici), un processo di trasformazione (ovvero quella che viene definita "la lotta per la gestione del potere e il suo esercizio nel bene del paese") e quindi degli output (le decisioni e le azioni).
Come in tutti i processi, il ciclo è continuo e ogni output torna a generare nuovi input.
In questo modello, da una decina di anni (ma molto negli ultimi due), si è aggiunto un elemento nuovo. Ovvero un grande spazio pubblico che vive e pulsa attraverso i network digitali.

Una buona domanda per una buona risposta
Sebbene i numeri già siano abbastanza evidenti, non è automatico che il peso di questo spazio pubblico incida sul processo di trasformazione e quindi sugli output. La rete, come spazio pubblico, è organizzata per voci personali e piccoli gruppi. Quindi per inserirsi nell'agenda politica paga una complessità ed un frazionamento che la penalizza.
I contenuti politici sono polverizzati a livello individuo e, molto spesso, in conversazioni differenti che, pur toccando lo stesso tema, complicano la lettura e il confronto. E rallentano il formarsi di una massa critica necessaria a spingere verso l'agenda.
La domanda, imho, è: in quali condizioni è accaduto che la Rete abbia messo temi in agenda? E, a cascata: come si può ottimizzare e mettere a sistema questo processo?

Quando accade oggi è per caso
Ad oggi è successo, anche spesso, che dalla rete si siano messi temi in agenda. A volte grazie al fatto che i network immettono molte informazioni nella nostra società (si pensi al caso del bullismo), altre volte perchè un tema ha raccolto una massa critica di consenso (pensiamo al V-Day, anche se è un esempio spurio), altre ancora perchè era un esempio border-line o perchè si prestava molto ad essere notiziabile (le pecette del rapporto Calipari, il blog con le liste di prescrizione, ecc.).
In tutti i casi, la pressione sull'agenda è avvenuta perchè la rete ha spinto il meme sui media tradizionali o perchè i media tradizionali ci hanno trovato una notizia.
Questo processo di raccordo tra media tradizionali e network è ancora molto immaturo. Ai network servono strumenti per rendere più leggibile (immediatamente leggibile in tempi giornalistici) l'aggregazione di consenso. Ai media tradizionali serve alfabetizzazione per migliorare la comprensione di ciò che entra e vive nello spazio pubblico. Paradossalmente, questa cosa per i media tradizionali è contenuto forte e non un problema.
Ma è un rapporto destinato ad evolvere. Con la senescenza della classe dirigente e l'arrivo di nuovi leader che hanno una buona alfabetizzazione digitale, l'equilibrio potrebbe assestarsi su altre basi.

Dal punto di vista del politico
Per un deputato o un senatore, oggi, la rete può essere un buon termometro per osservare l'aumento di temperatura su determinati temi. Può essere uno strumento per esprimersi in maniera più convincente, parlando con registri diversi e tagli diversi. Può essere un metodo per capire dove è il consenso e come dirigere il suo mandato di rappresentanza.
Ma la politica non ha ancora trovato il suo strumento per interagire con la Rete. I blog dei politici non lo sono di certo. Il monitoraggio del web nemmeno. Anche qui, serve uno strumento in grado di "mostrare" in tempi compatibili con l'attenzione politica le aggregazioni di consenso.
In assenza di questo strumento il rapporto tra rete e politica sarà sempre mediato (in maniera empirica ed euristica, come dicevamo) dai media tradizionali.

Serve anche cultura politica, però

Una delle cose che mi sembra siano emerse nell'ultima campagna elettorale è che in Italia non abbiamo una cultura politica diffusa, e non abbiamo commentatori politici in rete che riescano a costruirsi una loro autorevolezza. Io adoro la rete, e spingo perchè come spazio pubblico acquisti peso, ma in questi mesi i migliori commenti politici li ho letti sui giornali. Negli Stati Uniti, ad esempio, accade il contrario.
Questo perchè la massa critica di voci anglofone è più consistente e quindi il "circolo virtuoso" di crescita (alla fine siamo una comunità di pratiche e di apprendimento, che vive di esempi positivi) da noi è più rallentato. E' una variabile di cui tener conto.

Cosa possiamo fare dunque? A mio modo di vedere, c'è una sola via per accelerare il processo. Ed è trovare un modo per far emergere in maniera intuitiva (per i media tradizionali e per la politica) le aggregazioni di consenso sui diversi temi. Ed è buffo, perchè non è un problema tecnologico, ma innanzitutto un problema cognitivo e progettuale. Abbiamo tutti i bit necessari per trovare un ordine, ma non abbiamo ancora seriamente cominciato a cercarlo :) Technorati Tags:]]>
Politica http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=840 08 05 2008 12:00:00 GMT
Tutti a Pesaro
Tra Pesaro e Urbino, per me, c'è un po' aria di casa. Per la collezione di idee primavera-estate di Conversazioni del Basso (c'è anche quella autunno-inverno, ad ottobre), stasera a Pesaro cena, e domani questo programma. C'è un bel po' di gente, a quanto pare, ma non manca lo spazio per chi decida all'ultimo minuto.
Io sto partendo. Se ci sei, ci vediamo lì :) Technorati Tags:]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=839 08 05 2008 12:00:00 GMT
Come cambia il modo di stare in Rete (Riflessioni in corso d'opera. Post lungo.)

Segnali convergenti.
Ieri sera eravamo come al solito alla piscina d'olio di Post Utopia a chiacchierare e far cose. Ad un certo punto è arrivata una ragazza, che stava facendo una tesi su Second Life. E ha cominciato a farci domande molto dirette, anche un po' imbarazzanti, come ad esempio: "ma è vero che qui perdete il senso della realtà?".
Sempre ieri, nello spazio di un pranzo, un caffè e un paio di sigarette, chiacchieravamo con Miquel Badosa (della Fura dels Baus). Tonino Lane gli raccontava di Second Life e -mentre emergeva lo stesso fascio di obiezioni che ascoltiamo quasi ogni giorno- Miquel ha detto "vi vedo molto entusiasti".
Poi si aggiungono delle percezioni. Un crollo di interesse personale per determinati temi (web 2.0 e similia) che io interpreto come transizione dalla fase di innovazione a quella di rinnovamento normalizzato e un fastidio crescente a sentirmi mentre ripeto alcune parole (che indicano, da un lato, lo spostamento dell'asse del mio interesse e, dall'altro, la difficoltà di spiegarlo). Cinque o sei anni fa sentirmi pronunciare la parola blog mi faceva percepire come uno che parla solo di blog, oggi se dico Second Life penso "ma quanto sono noioso". Eppure, inevitabilmente, nei discorsi che intersecano rete e realtà, la lingua torna a battere dove il dente duole.

Decodifica parziale
Nella mia storia personale, nell'esperienza che mi ha portato attraverso dodici o tredici anni di continue scoperte lungo i bit del digitale, queste diverse componenti ("obiezioni disinformate", "entusiasmo", spostamento di interesse e keyword nelle letture e nei discorsi) tendevano a presentarsi insieme e in maniera massiccia e ripetuta ogni volta che passavamo attraverso un grande cambiamento nelle dinamiche sociali e personali che chiamiamo Rete. E' stato così quando raccontavamo dei primi vagiti da individui connessi (i newsgroups o Powwow o per chi ci è arrivato prima di me le BBS), poi passando per diverse fasi minori (i MUD, i MMORPG) molti di noi l'hanno vissuta anni fa con i blog e con le continue argomentazioni che svilivano il web sociale, che pure oggi è una commodity, territorio di frequente rinnovamento e rarissima innovazione, spazio di ottimizzazione del noto e già visto.
Succede ogni volta che spostiamo l'asse verso qualcosa che va contro la nostra percezione intuitiva di come dovrebbero andare le cose. Ogni volta che il modo di stare in rete cambia sensibilmente. Ed ogni volta che ci troviamo in corsa dentro un cambiamento ed abbiamo difficoltà a raccontarlo a chi ancora non ci è entrato. Che, puntualmente, reagisce in una scala che va dalle malas tripas ("questa cosa non mi convince, è sbagliata, è stupida, fa male, riga la macchina, elimina le mezze stagioni") al buonsenso distaccato ("questa cosa ancora non la capisco"), al compatimento sornione ("vi vedo entusiasti").

Premesse di buonsenso
Come succede nella storia dei media, quando un medium si impone il vecchio non muore. Il cinema non ha ucciso la fotografia, la radio non ha ucciso il cinema e tutto l'amabaradan è persino sopravvissuto all'invadenza della televisione. I media, quando ne arriva uno nuovo, semplicemente si ridisegnano. Con maggiore o minore rapidità, in modo più o meno reattivo, ma prima o poi l'ecosistema si assesta su un nuovo equilibrio. Lo stiamo vedendo in questi anni, con la senescenza del pubblico televisvo e della carta stampata ma con una nuova fioritura del linguaggio e delle forme radiofoniche, con il cambiamento del consumo musicale, eccetera.
Se il "digitale" è un ambiente mediale, riconosciamo la stessa curva. La possibilità di usare video e audio non ha ucciso i weblog testuali, l'avvento dei blog ha rimodellato la concezione dei portali e dei grandi siti di informazione, e così via. E' un processo di "messa a sistema" che la progessione tecnologica (hardware, software e banda) consente e che porterà i network a maturità nelle diverse componenti. I blog, per tenerci sempre sull'esempio più facile, hanno portato a maturità la possibilità fino allora irrisolta del read & write web, le grandi repository come Flickr e Youtube hanno messo a sistema (non a caso "dopo" i blog, che ne sono la forma di distribuzione e accesso) la comunicazione fotografica e in forma video.
Ogni volta che è apparsa una soluzione nuova, le altre hanno ridefinito il loro ruolo e trovato una loro posizione. Che si sia trattato di cambiamenti sostanziali (i blog, con la diffsione di canali personali, hanno avuto un peso enorme nel riiequilibrare il modo di stare in rete) o funzionali (la risposta di Flickr alla necessità di archiviare e condividere foto), alla fine abbiamo tutti noi ridistribuito attenzioni e soluzioni nel nostro tempo in rete. Che è tempo vitale, e non virtuale, esattamente come quello che una prospettiva erroneamente naturalista (e ingenuamente binaria) mette in opposizione con la real life.

Destini che sorpassano nomi infelici
Dal punto di vista del divulgatore, Second Life è un nome totalmente infelice. Così come la definizione di "mondo virtuale", che però è (finalmente) sparita da qualche mese anche dal sito della Linden. La doppia suggestione ("seconda vita" e "virtuale") ci porta abbastanza fuori strada rispetto ad un uso che, mi pare, stia emergendo dello strumento, a prescindere da ciò che dello strumento fa notizia. Ma, ancora più a monte, c'è l'identificazione di un processo (quello che mi sembra di osservare) con una piattaforma proprietaria ed un brand.
Devo qui fare due considerazioni. La prima è che in fondo la questione non mi appassiona: il processo è partito e troverà il suo strumento migliore per assecondare le esigenze che riveleranno di avere una sufficiente massa critica. La seconda è che la storia recente dimostra che spesso un brand diventa un verbo o uno strumento anche in presenza di competitors (Google per la ricerca, YouTube per i video, Flickr per le foto) e che normalmente è il "primo arrivato", per un fenomeno che i fisici descrivono cone preferential attachment. Quindi, again, parliamo di Second Life per intendere un processo, non "solo" la piattaforma.

Come cambia il mio modo di stare in Rete
A livello macro i network digitali non si sono affermati sui media tradizionali perchè fanno meglio quello che i vecchi media facevano, ma piuttosto stanno crescendo perchè fanno quello che i media tradizionali non facevano (stabilire relazioni, formare gruppi ecc.). A livello micro la forza di Second Life è esattamente questa: fa quello che altri ambienti dei network fanno (i messenger, il web, ecc.), ma anche tante cose che non fanno. Come il web è testo audio e video, ma non "solo" testo audio e video, così Second Life è un messenger, è contenuto, è video, è foto. Ma è anche -e soprattutto- altro. La descrizione di cosa sia questo "altro" è esattamente il nostro problema divulgativo, ma prima ancora di comprensione di una grammatica che utilizziamo in corso d'opera. E come prima di capire il web abbiamo attraversato abbagli enormi come i portali, probabilmente per Second Life ci serve la stessa umiltà, lo stesso procedere per tentativi ed errori.
Se osservo il mio personale modo di stare in rete, oggi, mi rendo conto che è costruito sulle vocazioni degli strumenti. Uso il web per scriverci e informarmi, ma la socialità e -difficile da spiegare- "l'azione" hanno traslocato dai social network web based su Second Life. Che, ancora, è anche un social network. Ma non solo.
Ci sono aspetti che Second Life consente alla dimensione identitaria e sociale che altrove nei network non troviamo. La possibilità di costruire oggetti e ambienti, che non è fine a se stessa ma diventa immediatamente una metafora relazionale, un acceleratore culturale, una dimensione del "fare", da soli o insieme.
unAcademy (scusatemi se ne parlo, ma per mettere sul tavolo un esempio che conosco bene) è uno spazio, un edificio, una serie di tools (uno schermo per video e slide, ad esempio) ma è unAcademy non in quanto somma di spazio-edificio-tools. E' un processo sociale (un gruppo di persone che ne fanno un modello), è azione (conferenze, lezioni, interazione tra pubblico e relatori), un progetto cui altri aderiscono e che ha ricadute sulla realtà (i crediti universitari, l'incontro tra persone che poi fanno cose altre insieme, ecc.). E unAcademy -se la vediamo solo in quanto fattori abilitanti- non è solo Second Life, non potrebbe funzionare (o funzionerebbe peggio) senza una pagina web che fa da agenda, senza un blog che racconta, senza un social network che consenta attività di gruppo asincrone.
Se qualche anno fa, le serate o le giornate passate in rete con gli amici del locale digitale o della parte abitata della Rete erano fatte di web e diverse finestre di messenger, oggi le mie serate di quel tipo sono poggiate in un ambiente che "tra noi" condividiamo, che ci consente di vedere delle nostre interfacce digitali interagire (la tesista della domanda iniziale l'abbiamo vista arrivare e sedersi), che ci fa ascoltare musica e fare cose insieme. Eccetera. Consumo molto meno web (non cazzeggio quasi più su Twitter, medito di cassare Facebook, non faccio refresh sulle pagine dei blog o di Flickr per "conversare") ma consumo il web secondo la vocazione che più mi è utile: ci scrivo cose, leggo cose. Scrivo e leggo nel web sociale, sociale perchè in modo sociale gestisce la conoscenza, ma non uso quasi più il web per la manutenzione delle mie relazioni. E lo trovo molto meno performante (passatemi la parolaccia) nello stabilire nuove connessioni tra persone.

Locale Digitale Uno dei punti nodali della difficoltà di spiegare Second Life, credo, è la sua dimensione umana. Con la conquista di uno spazio e di una interfaccia in forma di essere umano (ma non per forza) è come se violassimo un tabu. Tutti ci rendiamo conto che la popolazione connessa, per la capacità dei network di aggregare su interesse e affinità, ormai ha spostato il concetto di "locale" (e molte attività) sul digitale. Ci siamo appena abituati ad accettare che possiamo provare simpatia (nel senso dell'etimo greco sun-pathos, "sentire insieme") senza vederci fisicamente. E ora ci tocca delegare a un "bambolotto di pixel" le nostre interazioni, la "prima sensazione" che diamo di noi ad altre persone. E' un passaggio culturale difficile, l'ennesimo di questa epoca di trasformazioni che il digitale sta inaugurando. Ma probabilmente è il primo passo di un nuovo percorso, lungo, che neanche possiamo immaginare. Solo questa settimana, su L'Espresso, c'è un bell'articolo di Letizia Garbaglio che racconta lo stato dell'arte nelle interfacce destinate a collegare cervello e computer, che vengono sviluppate per scopi medici e ludici, videogiochi in primis.
Senza scomodare Kurzweil e i futurologi, Emotiv entro la fine dell'anno (di "questo" anno) metterà in commercio Epoc, un caschetto che pare in grado di leggere gli stimoli cerebrali e farli diventare istruzioni per gli apparati digitali. E secondo pareri che paiono autorevoli, il caschetto sembrerebbe essere in grado di funzionare già benino. Per soli 299 dollari e una connessione wifi potrebbe rompersi l'ennesimo confine. Facciamo un facile 2+2 e tiriamo una retta ipotetica che racconti dove (forse) stiamo andando. Ma prima ancora, come sempre accade, esercitiamoci (insieme) sulla responsabilità di capire come stiamo cambiando e in che modo possiamo utilizzare il cambiamento per crescere, innovare e spostare di un virgola il modo in cui va il mondo. E, credo, il modo migliore è iniziare a descrivere ed a trovare un modo efficace per farlo. Chè prescrivere o coltivare pregiudizi, abbiamo visto, serve solo fino a un certo punto.

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Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=838 06 05 2008 12:00:00 GMT
These Avatars Are Full Meaning Kublai e all'idea di conoscere noi (e far conoscere tra loro) intelligenze creative, mi sto interessando ad una parte di Second Life, quella artistica e creativa, che prima frequentavo per incontri casuali. La creatività, come sostiene Vint Falken, trova decisamente un grande approdo nel mondo metaforico proprio grazie alla possibilità (ed alla soddisfazione) di poter realizzare manufatti ma anche musica e oggetti espressivi. Che poi escono, ovviamente, fuori dai pixel di SL.
Ma spesso la "domanda di creatività" di SL nasce proprio a partire dall'avatar, che si interseca con discorsi sull'identità ma anche sulla capacità di immaginarsi e raccontarsi. Ieri durante l'intervista pubblica che abbiamo fatto a unAcademy con Tom Boellstorff una delle cose più interessanti che è è venuta fuori è l'osservazione che "these avatars are full meaning". Grazie a Valentina, Mario Gerosa e Mario Pireddu a breve pubblicheremo il video con l'intervista.
Interessante, ma ormai abbastanza condiviso (tranne che sulla learning curve) lo scenario che racconta Philip Rosendale (CEO di Linden Lab), soprattutto per i continui segnali che vanno in direzione di una Second Life che esista anche "fuori" dalla griglia proprietaria di un'azienda privata.
Infine, per la gioia di Giovanni e dei tifosi delle fan culture, l'avatar di Henry Jenkins assomiglia al Professor Dumbledore di Harry Potter :) Technorati Tags:]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=837 06 05 2008 12:00:00 GMT
Il Barcamp dell'Anno autobiografia di una donna e il suo avatar e i giovani ambasciatori di Kublai. Ma fuori dalla sala del barcamp, a Matera, c'era tutto un mondo.
Per uno che vede un barcamp l'anno, è un aggiornamento delle tendenze nerd. Nel 2008 se non hai una macchina fotografica con un obiettivo in cui possano abitare almeno due famiglie, non sei nessuno. Se Palmasco non ti fa il ritratto non sarai consegnato ai posteri. A livello espressivo, lo stile fotografico Alzheimer lanciato da Sofi nell'edizione dell'anno scorso, fa sempre più proseliti. L'espressino materano è un must per il blogger che non deve chiedere mai. ;)
Per il resto, io mi sono registrato come numero 150 e non sono stato l'ultimo ad arrivare. E' stato bello, divertente, denso, emozionante. E per alcuni di noi la festa è finita solo ieri dopo pranzo, a Potenza. Bravi davvero gli organizzatori e aspettiamo l'anno prossimo. Le foto, man mano che i vari partecipanti tornano a Milano, Torino, Venezia ecc, le trovate qui. :) Technorati Tags:, ]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=836 05 05 2008 12:00:00 GMT
ApoLab: vivaio di cronisti tecnologici Apogeonline (una delle storiche testate italiane che si occupano di digitale) ed unAcademy, insieme, diventano un laboratorio pratico. Se hai voglia di cimentarti con il pubblico e con il mestiere, corri qui. :) Technorati Tags:]]> Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=835 01 05 2008 12:00:00 GMT Dove sono e dove non sono Peter Sloterdijk. Sempre in tema, sull'ultimo numero di 2L Magazine anche Rheingold si esprime sul concetto che io chiamo "umanità accresciuta".
Quanto alle presenze fisiche, non sarò presente all'incontro con Al Gore (come peraltro avevo dichiarato agli organizzatori sin dal primo invito), perchè sarò a Pesaro e poi a Urbino per Conversazioni dal basso. Oggi invece sono in partenza per Bellinzona e forse, se ce la faccio, sarò a Matera al Barcamp, sabato. :) Technorati Tags:]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=834 04 28 2008 12:00:00 GMT
Sei quello che sai incontri sul ritratto, faremo una chiacchierata su come ci guardiamo e ci rappresentiamo tra YouTube, Flickr, avatar, blog e messenger vari. Ritratti ed autoritratti che si compongono soprattutto di conoscenze (quelle tecniche per costruirci digitalmente nel modo migliore e quelle che usiamo come simboli e contenuti della nostra "presenza" nei network, per supplire all'assenza di amenità biologiche). E dietro, forse, c'è un concetto in progress di identità e un intero modo in cui una società si ritrae e si comunica. :)
Se vuoi contribuire con qualche idea o punto di vista, ci vediamo lì :) Technorati Tags:]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=833 04 22 2008 12:00:00 GMT
Istruzioni per De Kerckhove qui :) Technorati Tags:]]> Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=832 04 16 2008 12:00:00 GMT Il Design del Futuro Tec*no*lo*gìa (n): qualcosa di nuovo che non funziona molto bene o che funziona in modo misterioso o sconosciuto.
[Donald Norman, Il design del futuro] Ci sono due tipi di saggi, di solito. Quelli che ripetono per cento o duecento pagine sempre gli stessi due o tre concetti e quelli che affrontano un tema dal punto di vista di una visione del mondo. I saggi di Norman, e chi ha letto La Caffettiera del Masochista o Emotional Design lo sa, appartengono al secondo tipo: ti aprono una visione e spostano continuamente, in maniera felice, l'asse di osservazione sul ragionamento.
In questo suo ultimo lavoro Norman indaga i rapporti tra umani e tecnologia, alla ricerca di un design che renda questa comunicazione possibile. Merita. :) Technorati Tags:]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=831 04 16 2008 12:00:00 GMT
Keep improving your project in the open queste pagine. :) Technorati Tags:]]> Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=830 04 16 2008 12:00:00 GMT Tutto il suo avatar Derrick De Kerckhove, assolutamente somigliante all'originale, mentre fa le prove tecniche con Velas per la conferenza di mercoledi. :) Technorati Tags:]]> Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=829 04 13 2008 12:00:00 GMT Rinascimento Virtuale è un'illusione pensare che il mobilio di Second Life consista di oggetti visibili che stanno sotto i nostri occhi (prims e textures). Second Life è fondamentalmente uno spazio sociale e noi stiamo costruendo oggetti sociali e istituzioni scrivendo. Gli "oggetti fisici" - le case virtuali, le auto e quant'altro - sono simboli che scegliamo per illustrare le nostre storie. Quando creiamo degli avatar, creiamo veramente dei personaggi; e il processo di modifica e dello "skinning" è soltanto una piccola parte della creazione, è come aggiungere un paio di illustrazioni a un libro. La vera creazione del personaggio è diluita su molti anni e prende corpo in collaborazione con altri scrittori. Come il personaggio di Molière, che scoprì di aver scritto in prosa tutta la sua vita senza saperlo, noi siamo coinvolti in un grande lavoro di costruzione di una narrativa collaborativa, che ce ne rendiamo conto o meno.
Mario Gerosa, Rinascimento Virtuale
In questo senso un profilo di un avatar su MySpace è "vero" tanto quanto il profilo di una persona reale. Concettualmente ci troviamo di fronte ad una situazione simile: quando vedo il profilo di un utente che non conosco di persona. difficilmente posso ricondurre la sua rappresentazione mediale ad una serie di elementi reali, quindi per me quella persona è la sua rappresentazione mediale. Quando interagisco con un avatar in un mondo virtuale avviene la stessa cosa: l'avatar che ho davanti è, non rappresenta, la persona con cui interagisco.
Francesco D'Orazio, intervistato in Rinascimento Virtuale
Mario è un amico, sia detto come disclaimer, e io sono allergico alla parola virtuale (rimossa ovunque anche da Linden nel sito di Second Life). Ma il libro, tra il ragionamento dell'autore e le visioni degli intervistati, costruisce un'ottima panoramica, ricca di angolazioni e spunti di riflessione. E di dibattito. :) Technorati Tags:]]>
Scritture http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=828 07 04 2008 12:00:00 GMT
Punto di Essere e altri 10 concetti importanti sul digitale anticipavo ieri, sono aperte le iscrizioni alla conferenza di Derrick de Kerckhove ad unAcademy. In teoria ci sono solo 20 posti, ma come al solito saremo tolleranti. :)
Puoi iscriverti qui. Technorati Tags:]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=827 04 04 2008 12:00:00 GMT
Media Tropes e Punti di Essere Michael mi segnala il debutto di Media Tropes, ejournal del McLuhan Program il cui claim è: Information Literacy in a Multimedia Age. Mi sembra molto interessante e ricco di spunti per allargare l'orizzonte dei punti di vista.
Sempre in zona McLuhan Institute, ieri -durante un doppio spritz a Mezzocannone a Napoli- abbiamo trovato con Derrick de Kerckhove una data per la sua conferenza ad unAcademy, che si terrà mercoledi 16 alle 21 (tra un po' edito il post e metto il link per le iscrizioni). Il titolo, ispirato al libro cui sta lavorando, è: "Il Punto di Essere (e altri 10 concetti da non trascurare pensando al digitale)". :) Technorati Tags:]]>
Media http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=826 03 04 2008 12:00:00 GMT