Qualche giorno fa sentivo il signor Berlusconi minimizzare sui crolli a L'Aquila, dicendo che sì che va bene, che erano case costruite negli anni settanta e ottanta e che le tecnologie erano quelle che erano.
Io nel 1980 avevo 12 anni e la scossa fu 30 (trenta) volte più forte di quella abruzzese, oltre che molto (troppo) più lunga: durò 1 minuto e 29 secondi, se non sbaglio. A soli 30 chilometri da Potenza, a Balvano, morirono 72 persone, di cui 62 bambini, che stavano partecipando ad una messa. Sui circa 3000 morti totali a Potenza, città sismica come L'Aquila, ci furono solo 12 vittime (i più per caduta di cornicioni durante la fuga) e, escludendo gli edifici in pietra del centro storico distrutto, crollò una sola delle palazzine nuove in cemento armato. L'ospedale, nel 1980 (costruito con tecnologie antisismiche anni sessanta e settanta) non solo non ebbe nemmeno una crepa, ma funzionò e -come mi ha confermato oggi mio padre- divenne anche rifugio sicuro per la popolazione spaventata. Oltre a fare il suo importantissimo ruolo di ospedale in momenti come quelli.
Quindi, quando vi dicono che all'epoca la tecnologia antisismica era quella e che i crolli erano inevitabili, non credeteci.
(Per la cronaca, i lavori post terremoto a casa dei miei furono effettuati tra il 1992 e il 1993, tredici anni dopo. Speriamo tutti che ora la ricostruzione sia più veloce, ma ecco, io non mi illuderei e non illuderei).
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