Weblog di Giuseppe Granieri
In queste settimane, in diverse forme, è riemerso il tema del rapporto tra attenzione e information overload. Da noi, chez Luca Chittaro, che rilancia un frammento di articolo di Luca de Biase. Nel mondo anglofono con un libro (e un'intervista su Wired).
Tempo fa si scrisse che Google ci rende stupidi, e ciclicamente ne esce una nuova.
Personalmente sono abbastanza a disagio quando si parla di questi temi trascurando il sistema e guardando al dettaglio, come se il mondo cambiasse ma noi no, incapaci di adeguarci. Le stesse teorie sull'antico allarme dell'information overload vennero classificate solo come una forma di ansia (information anxiety) e oggi se ne parla solo come problema pratico da risolvere, migliorando l'efficacia del matching, dell'incontro tra l'informazione e chi la cerca.
Spesso trascuriamo che la nostra prospettiva è quella di chi ragiona sull'oggi partendo da un confronto con quello che facevamo prima. E oggi è diverso, evidentemente. Ma il passato non era nemmeno così rose e fiori e abbiamo anche nuove risorse insieme ai nuovi problemi.
La stessa "fatica personale" che aveva portato Carr a trascenderla a teoria e a dire che Google ci rende stupidi è stata poi smentita dalla ricerca su dati più ampi.
Non credo si possa trascurare che ad un ecosistema informativo più ricco risponderà un adeguamento delle nostre funzioni cognitive. Sappiamo che addirittura la conformazione fisica del nostro cervello si evolve in funzione degli stimoli ripetuti e non è una novità che abbiamo molte più informazioni ma anche nuovi strumenti.
La ricerca, quando non diventa una generalizzazione di esperienze o preferenze personali, sta dimostrando il contrario da molti punti di vista. L'esposizione a maggiori informazioni aumenta le nostre possibilità e le nostre aspettative, e persino il "texting" (da cui ho preso il titolo del post) che tutti troviamo barbaro nei messaggini è una nuova forma di literacy.
Mai come in questi anni, mi sembra, su certi temi ci vuole prudenza di giudizio e sguardo più ampio: stanno cambiando troppe cose, tutte insieme. Se è vero che per avere una buona risposta bisogna fare una buona domanda, la buona domanda a me pare più "come stiamo cambiando?" che non l'implicito giudizio contenuto nel chiederci: "era meglio prima?".
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Posted by g.g. | # | Media | 02/15/2009




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