Gli oscillanti. Pur non avendo l'età per far parte del
pubblico televisivo (ma anche mio padre dice che si sente
in cattiva compagnia quando guarda la Tv), en passant vedevo ieri a Porta a Porta i cartelli con le previsioni di
Mannheimer sulle potenzialità voto (oggi sul Corriere). E sentivo Mannheimer affermare che c'è un'area enorme di indecisi che sposta quasi quotidianamente
l'intenzione di voto, in base "all'ultimo che sente parlare in Tv". Cosa che, da un punto di vista statistico (se sommiamo l'età media televisiva
di cui sopra e l'evidenza di senso comune su cui è arrivato recentemente anche Aldo Grasso),
potrebbe essere dimostrata solo verificando l'anzianità degli indecisi e la loro appartenenza ad un mondo analogico.
Ma se è vero che mai come quest'anno (dopo che Veltroni ha scompaginato le carte) c'è moltissima gente che sta ancora prendendo le misure (si sente parlare
di cifre che vanno dal 25 al 35 e passa per cento), forse il problema è più complesso di come lo raccontava Mannheimer a Porta a Porta.
E forse è anche un problema non raccontabile su base quantitativa. Poi, è vero che se il tuo unico strumento è statistica tutti i tuoi problemi
assomiglieranno a fattori quantitativi. E se guardi solo la Tv tutte le tue soluzioni passeranno da lì.
La sindrome dell'amante tradito. La mia valutazione è rigorosamente empirica, sebbene validata in parte dalla partecipazione a 5 anni di
conversazioni politiche in Rete e da diversi tentativi di teorizzazione e di analisi dei processi. Il limite empirico è evidente: la porzione di rete
che io osservo prevalentemente, con cui converso, è un cluster che si occupa di innovazione, tecnologia, cultura e politica. E che lo fa spesso
con lo spirito dell'early adopter, quindi è un target leggermente più avanzato dell'elettore PD descritto da Mannheimer. Ma ogni individuo di
questo cluster comunica con altri cluster e con la propria rete, oltre a far spesso da trend setter. Quello che abbiamo osservato in questi anni
è che comportamenti e valutazioni degli early adopter vengono poi adottati da altri, con l'effetto di una comunità di pratiche e di pensiero.
Che implicitamente socializza anche metodo.
Quello che a me sembra di rilevare, come io stesso ho scritto e "richiesto spesso" alla politica, è una domanda di politica diversa da parte della sinistra
e dell'attuale PD in particolare. Ci sono i valori per appoggiare il PD, ma il passato viene letto come un tradimento. Si attendono segnali forti, di
approccio alla politica, non di policies o argomenti. In assenza di questi segnali, la comunicazione politica (i contenuti della comunicazione)
vengono accolti con lo stesso scetticismo delle televendite (laddove il pubblico televisivo viene considerato pubblico da televendite). Si cerca
e si chiede una credibilità nuova.
Poi c'è un secondo fattore importante. Quando sull'aggregatore, alle scorse politiche, aggiunsi alle canoniche "destra" "sinistra" e "centro" la
categoria "quelli della coda lunga", furono coloro che si erano collocati
a sinistra a spostarsi in massa verso "le preferenze personali". Serve instaurare un modello diverso di rappresentazione e di partecipazione
con gli elettori. Veniamo da una rappresentazione centrata totalmente sul voto (che i costituzionalisti paragonano a una "cambiale in bianco") e
abbiamo a che fare con abitudini e valori del nuovo elettorato che pretendono (si aspettano) di poter partecipare su "temi ad hoc", su cui
gruppi di consenso occasionale si sentono competenti. In assenza di ascolto, l'elettorato "connesso e sociale", come gruppo si sente
superiore alla politica. E se ne allontana.
Intorno a questi concetti (che non tutti magari razionalizzano, perchè non è il loro mestiere) secondo me si gioca una partita importante
che riguarda il blocco degli indecisi e l'innesco di processi di endorsement.
In questo scenario, come ho già scritto, secondo me Veltroni ha già fatto passi importanti, considerando anche che "mentalità" e "organizzazioni"
sono molto più lente a cambiare degli individui. Ci vorrà tempo, nel caso si prosegua e non fosse solo un claim elettorale.
Però, se io fossi uno che decide nel PD, mi assumerei la responsabilità di far circolare questi consigli. Sarebbe anche carino se provassimo ad emendarli insieme:
1. Comunica diversificato: comunica, non distribuire
E' buffo considerare che quasi tutta la comunicazione politica consista di contenuti che sembrano supporre la totale attenzione
e la totale fiducia dell'elettore. Così non è. Quindi, prima di tutto argomenta bene. Secondo, parla a persone differenti
con linguaggi differenti. La rete non è come la Tv o i giornali, non bisogna tagliare un messaggio indefferenziato sul lessico
medio e sulla capacità di analisi media. E non costa di più riformulare lo stesso messaggio per pubblici differenti.
2. Leggi, ascolta.
Se non leggi e non ascolti, non potrai mai fare bene il punto 1, perchè non avrai avuto rispetto per il tuo ascoltatore
e non lo conoscerai. Non conoscerai il suo punto di vista, le sue esigenze, il suo registro, i suoi temi forti. Non puoi
pensare di ottenere consenso nè di costruire una buona argomentazione (o testare se la tua funziona) se fai un monologo.
3. Conversa.
La Rete, per definizione, ha dinamiche di Rete. Così capita che un individuo (un elettore) elabori un commento
al programma del PD. Che altri lo leggano, che Repubblica lo definisca colto e lo strilli in prima pagina, che
quell'opinione diventi diffusa e lasci un marchio su molti altri elettori. Senza che tu possa rispondere. La tua risposta, in effetti, non c'è. Ma avrebbe potuto
allargare la discussione, chiarire alcuni punti. Spostare opinioni. Ma tu non sei in rete, credi di usarla.
Ci sono mille strumenti per rendere questa cosa sostenibile. Cercali.
4. Pensa digitale.
Se credi che ti serva un grande budget per "essere in rete" e non "credere di usarla", sei fuori strada. Ti serve uno scarto culturale. Cominciare a pensare digitale,
ad usare gli strumenti digitali, a controllare la tua reputazione. Aziende e cittadini, ci riescono benissimo. Studia, chiedi, informati. In fondo qui
c'è l'opinione pubblica, la società civile. E ci sarà sempre di più. Come puoi esserci solo con un megafono e messaggi preconfezionati?
5. Lascia perdere la tecnologia.
Qui la tecnologia è solo un mero accidente abilitante, non una sottocultura da cui puoi prescindere. La rete è fatta di persone che incontrano altre persone,
che dibattono sul web ma che parlano con la nonna, con la zia, con i vicini, con i colleghi. Internet non è diventato il medium dominante perchè un gruppo di
nerd sfigati ha preso il potere. E' diventato il medium dominante perchè fa quello che gli altri media non hanno mai fatto: consente di stabilire relazioni,
organizzare gruppi e, se è il caso, di passare all'azione. Lo hai visto con il V-Day, che non era antipolitica, ma solo uno spazio politico che non hai
presidiato.
6. Comincia ora.
La differenza di metodo, nella comunicazione che diventa conversazione, è proprio qui. Non ci sono barriere di accesso per nessuno. Nemmeno per te. I tuoi elettori
(decisi e potenziali) ci sono arrivati prima, ma puoi iniziare a raggiungerli. Alla pari, avviando un gioco a somma non zero. Internet è cresciuta e si
è sviluppata facendo prevalere sempre le azioni che producevano valore condiviso. Tutto il resto ha lasciato il tempo che ha trovato. Quindi, per prima
cosa, pensa a te e all'elettore come giocatori in uno di questi giochi. Parlaci e avviate insieme un circolo virtuoso.
(Chi vuole emendare la lista, usi pure i commenti)
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