Weblog di Giuseppe Granieri
Quanto delle nostre vite reali è mentale? Quanto della nostra realtà è un'allucinazione consensuale? Dove finiscono le nostre menti e dove comincia il "fuori"? E se tutto ciò che esiste fuori fosse solo contenuto della nostra mente?
Quanto più velocemente e quanto più fortemente le nostre vite diventano mediate -quanto più tempo spendiamo comunicando attraverso la tecnologia-, tanto più la questione di "cosa è reale" diventa urgente. Come raccontiamo la differenza, se esiste, tra realtà e simulazione? Come ridefiniamo il concetto di umano?
Kevin Kelly, Humanity's Identity Crises
Chi passa spesso da qui sa che negli ultimi mesi sto condividendo riflessioni per provare a superare un po' il "pensiero debole sulla rete" (le letture web 2.0 oriented, ad esempio) e alcune superstizioni, come quella del concetto di virtuale o della centralità tecnologica.
Il cambiamento culturale che stiamo vivendo è, credo, molto più profondo e ho la sensazione che per capirlo (ma anche per usarlo meglio) serva una consapevolezza più generale, costruita in maniera più architettonica, in senso aristotelico. Come scriveva recentemente Franco Ferrarotti su Quaderno di Comunicazione:
Viviamo in un mondo in movimento; i mezzi di comunicazione in tempo reale e la comunicazione elettronicamente assistita hanno ristretto il pianeta; ma le categorie del giudizio culturale e civile sono in ritardo sugli sviluppi dei processi vitali. Questo ritardo gronda lacrime e sangue. La mediocrità della leadership politica genera mostri.
[Franco Ferrarotti, Ego & Alter]
Per questa ragione mi sto appassionando ad un percorso che definisca un po' meglio la radice delle nostre scelte, dei comportamenti e dei processi sociali che stiamo inaugurando e vivendo. E che spiegano meglio, forse, la realtà che osserviamo e abitiamo, spesso con superficialità (affidandoci a classifiche o a logiche competitive sul versante sbagliato, o a valutazioni senza grandangolo).
C'è bisogno, credo, di un percorso culturale più "forte", di uno scarto che ci faccia collettivamente capire e condividere concetti importanti, per usare meglio questo strumento potentissimo che la nostra società si trova in mano.
Ma questo è un discorso lungo, che magari faremo in futuro tutti insieme. Uno dei temi centrali, che io chiamo umanità accresciuta, è quello dell'identità e delle modalità di costruzione e ricostruzione concettuale del "noi" che stiamo ridefinendo.
Ad Urbino, parlando di Second Life (ma il discorso naturalmente non si esaurisce affatto dentro Second Life), raccontavo che in fondo un avatar è pura conoscenza (conoscenza "in world" per costruirlo come rappresentazione efficae del sè e conoscenza generale come contenuto di azione, decisione e relazione). Oggi trovo questo interessantissimo pezzo di Kevin Kelly, che è tutto da leggere. E me lo appunto qui, per continuare a rifletterci :)
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Posted by g.g. | # | Media | 03/15/2008




Umanità accresciuta. Come le tecnologie ci stanno cambiando, Laterza 2009
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(4a edizione: 2009)

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