Tutti e due provano a fare i capi-blogger.
Chi gli spiega che i blogger non hanno capi?
[Qualcosa di Riformista]
Lo confesso, amo pensare il web come il luogo delle differenze e non amo le generalizzazioni. In particolare, forse perchè vi sono molto esposto, ho molta difficoltà a non aprire distinguo quando una frase inizia con "i blogger" come soggetto collettivo di una azione individuale.Chi gli spiega che i blogger non hanno capi?
[Qualcosa di Riformista]
Detto questo, a beneficio delle future sintesi giornalistiche (che sinceramente temo), mi piacerebbe ribadire un'evidenza banale: difficilmente si può argomentare che un candidato che abbia un blog (cosa che fatalmente comincerà ad essere sempre più frequente) sia necessariamente un candidato di tutti i blogger. O il candidato della Rete.
Dopo l'avventura di Scalfarotto dovrebbe peraltro essere abbastanza chiaro che la rete può funzionare bene per aggregare opinioni e raccogliere consenso, ma ci vuole un candidato di peso, in grado di parlare per unire e di avere buone idee e di costruire in maniera condivisa un senso di futuro. Non basta un "candidato e basta". Come non basta che abbia un blog. :)
Ad Adinolfi, che è il "candidato dei blogger" di oggi, per esempio io posso solo augurare miglior fortuna rispetto alle sue iniziative precedenti. Cosa peraltro non difficile data la legge dei grandi numeri. :)
Quello che mi sento di escludere, sempre a beneficio delle future sintesi di cui sopra, è che esista un processo di identificazione tra un candidato che ha un blog e tutti i blogger. Non c'è nulla su cui tutti i blogger, per definizione, siano d'accordo. Per fortuna, aggiungerei. :)
Mi pare ci sia poca gente in giro (studenti, professionisti, giornalisti, impiegati che hanno un blog e che non per questo sono blogger come i lemming sono lemming) che voterebbe qualcuno solo perchè ha un blog. Così, se un candidato vuole consenso, che sia fuori o dentro la rete, credo che debba rassegnarsi a guadagnarselo conquistando migliaia o milioni di posizioni individuali, a seconda delle ambizioni. Ci sono i network come strumento, è vero, e sono potenti; ma c'è anche l'emersione, attraverso i pareri degli individui, della coda lunga politica. E bisognerebbe cominciare a tenerne conto (a partire dalla filosofia politica che dovrebbe iniziare ad aggiornarsi).
Detto questo, c'è una cosa che adoro del confronto politico in rete: non è ingessato ed è spesso giustamente creativo ed informale. Così, chi fosse interessato, può godersi un po' di pareri strutturati anche con ironica leggerezza. Partendo magari da iCinquecento di Enrico o da Cinque consigli a Mario di Alessandro. :)







