Weblog di Giuseppe Granieri
Mi sembrava di aver già partecipato, anni fa, ad una catena simile. Però, tratta di libri (e quindi fa sempre bene) e poi grazie a qualche giorno di aggiunta di titoli per serendipity grazie ad aNobii ho finito per ricordare letture che ho amato e che pure erano sparite dal quotidiano.

La catena parta da lontano (Silvia, CoffeePlease, Patrick, Lunanuova, Sauro ecc.) e consiste nell'indicare cinque incipit di libri che sono stati importanti per noi. Non i più belli, o quelli con l'inizio più suggestivo: quelli che sono stati importanti. Dunque, vediamo, cinque libri che hanno segnato fasi della mia vita in ordine cronologico:

  • La Falena
    [non ho l'incipit nè il libro]
    La falena di James M. Cain (l'autore de iIl Postino suona sempre due volte) non l'ho mai posseduto. Avevo 14 o 15 anni e leggevo i libri alla Biblioteca Provinciale. Del romanzo ricordo poco, anzi nulla. Però l'edizione che lessi in biblioteca era vecchissima (forse questa) e conteneva un'introduzione in cui l'autore spiegava le sue tecniche di scrittura. Da quella introduzione ho imparato probabilmente la prima nozione cosciente appresa da un libro: "il bravo scrittore lo riconosci perchè non ti dice le cose o non ti racconta esplicitamente atmosfere e stati d'animo. Te li fa sentire attraverso ciò che scrive". Ancora oggi, quando leggo un libro, questa è il primo criterio che utilizzo per farmi un'idea dell'autore :)

  • Meno di zero
    [non ho l'incipit nè il libro]
    Sto facendo una pessima figura, ma questo libro lo avevo. Semplicemente, in qualche momento in questi 22 anni deve essere sparito dalla mia libreria (i libri non si prestano, ascoltate Pennac). Non che ne senta la mancanza, sia chiaro.
    Il romanzo di esordio di Ellis, Meno di zero, segnava in qualche modo il mio abbandono dell'ossessione per la scrittura nordamericana iniziata con Steinbeck, Hemingway (ed altri narratori ben presenti nella libreria casalinga di mio padre) e arrivata poi a Carver e altri autori di scrittura di sottrazione. In seguito ho compiuto la virata adolescenziale verso Bukowsky e quindi ho cominciato a frequentare gli scrittori di moda all'epoca, tra cui proprio Ellis e altra gente tipo McInerney.
    Ecco, Meno di zero è un libro che associo ad un periodo che sono contentissimo di aver superato :)

  • Memoriale del Convento
    Don Giovanni, quinto nel nome della successione dei re, andrà anche questa notte in camera di sua moglie, donna Maria Anna Giuseppa, che è giunta da due anni dall'Austria per dare infanti alla corona portoghese e fino ad oggi non ce l'ha fatta.
    Tra i libri della fase delle letture di un certo peso (oggi abbandonata in favore della letteratura di genere) ce ne sono alcuni che definirei intensi e imprescindibili. In genere se penso a questi libri mi viene in mente L'Autunno del Patriarca (più duro e oscuro, e più tosto di Cent'anni di solitudine). Ma Memoriale del Convento mi è tornato in mente in diverse circostanze in queste settimane, dopo essere stato in qualche scaffale del mio oblio per anni. E' il Saramago più bilanciato tra la scrittura ostile (tipicamente sua) e quella visionaria e magica (pure tipicamente sua, ma spesso offuscata dagli spigoli joyciani). Ed è il Saramago di un periodo precedente all'uscita di testa dovuta alla gloria. E poi, me lo consigliò lui, che all'epoca era mio compagno di banco a lezione di portoghese a Barcellona e compagno di bevute letterarie. :)

  • Cortazar: Tutti i Racconti
    Siamo una famiglia insolita. In questo paese, in cui si fanno le cose per dovere o vanagloria, a noi piacciono le libere occupazioni, il lavori perchè sì, i simulacri che non servono a niente.
    Abbiamo un difetto: ci manca originalità. Quasi tutto quello che decidiamo di fare è ispirato -diciamolo francamente, copiato- da modelli celebri. Se una qualche novità apportiamo, è sempre inevitabile: gli anacrinismi o le sorprese, gli scandali.
    [Simulacri]
    Ad un certo punto della mia vita ho cominciato ad occuparmi, per curiosità inevitabile in un lettore vorace, di narratologia. E mi sono fatto la convinzione, anche argomentata, che per uno scrittore il racconto breve sia una sfida tecnica più intrigante del romanzo. Julio Cortazar, troppo poco noto al pubblico italiano, è una porta magica e fantastica sulle narrzioni brevi. I suoi racconti sono semplicemente splendidi e visionari, poetici e contundenti.
    Accanto ai quattro volumi della raccolta Alianza, posseggo il fantastico volume che raccoglie tutti i cuentos di Cortazar, in edizione Einaudi-Gallimard (che all'epoca costava 110.000 lire e oggi 90 euro). E' curata da Ernesto Franco, ex direttore editoriale di einaudi e grande interprete di Cortazar, con cui -grazie anche alla complicità di Alessandro- ci divertimmo a fare questo.

  • La morte e la bussola
    Dei molti problemi che misero alla prova la temeraria perspicacia di LoNnrot, nessuno fu così strano - così rigorosamente strano, diremmo, quanto la serie periodi di fatti di sangue che interessarono la zona di Triste-le-Roy, immersa nel suo interminabile odore di eucalipti.
    [La morte e la bussola. Traduzione mia.]
    Borges mi ha colpito molto, da diversi punti di vista e ritorna ciclicamente nei miei pensieri perchè sono poche le cose che non ha intuito, reso metafora o scardinato parossisticamente. Cito qui la muerte y la brujula (all'interno di Finzioni) perchè nel mio amore per la letteratura di genere è una pietra miliare: il giallo perfetto. :)

    Detto questo, devo passare la palla. Poichè molti dei miei tradizionali amici sono allergici alle catene e non mi darebbero soddisfazione, provo a coinvolgere quelli più bibliofili: .mau., Il capriccio, Momo, Lillizeta e Spery. Non me ne vogliano per questo :)

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    Posted by g.g. | # | Scritture | 05/25/2007




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